mario cardinali il vernacoliere

"PER DIRIGERE 'IL VERNACOLIERE' BISOGNA AVER LA VOGLIA DI SBEFFEGGIARE IL POTERE. È FORMA DI CRITICA SOCIALE" - MARIO CARDINALI, DIRETTORE E FONDATORE DEL GIORNALE SATIRICO, ANNUNCIA LA SOSPENSIONE DELLE PUBBLICAZIONI: "HO CAPITO CHE IL MERCATO È CAMBIATO. FARE UN NUMERO COSTA 6-10 MILA EURO, SOLDI CHE NON SEMPRE RIENTRANO" - "IL NUMERO CHE HA VENDUTO DI PIÙ? NEL 1992, DURANTE 'MANI PULITE', TITOLAMMO: 'COME DI PIETRO: OPERAZIONE CULO SUDICIO', RIFERITO ALLE DEIEZIONI DEI BAGNANTI" - QUANDO BERLUSCONI PROVO' A COMPRARE "IL VERNACOLIERE" E...

Estratto dell’articolo di Michele Bocci per “la Repubblica”

 

MARIO CARDINALI - IL VERNACOLIERE

Una città in lutto. Mario Cardinali ieri mattina ha scritto su Facebook che quello di novembre sarà l'ultimo numero del Vernacoliere. Il mensile più sfrontato e ribaldo d'Italia, portatore di locandine mitologiche esposte non solo in Toscana, ma davanti alle edicole di tutte le grandi città italiane, sospende le pubblicazioni.

 

Perché si ferma?

«Ho capito che il mercato è cambiato. La società è in declino, non legge più. I social hanno ammazzato il dibattito, non permettono riflessioni. Le edicole chiudono a centinaia. Reggono i siti e noi dovremo decidere se andare avanti solo online».

 

Lei ha 88 anni, l'età pesa nella decisione?

MARIO CARDINALI - IL VERNACOLIERE.

«La mia stanchezza passa in second'ordine. Tanto penso che solo nella bara mi lasceranno riposare. Mi ha chiamato mio nipote, figlio di mio fratello scomparso tre anni fa e mio unico socio, e si è messo a piangere al telefono: «È stata un'esperienza bellissima», mi ha detto. E mi ha colpito, come i tanti messaggi che sto ricevendo. Ma fare un numero costa 6-10 mila euro, soldi che non sempre rientrano».

 

Il mensile può andare avanti senza di lei?

«Non è un giornale qualunque. Qualcuno ha detto che Mario Cardinali è il Vernacoliere e il Vernacoliere è Mario Cardinali. Per dirigere questa pubblicazione bisogna aver la voglia di sbeffeggiare il potere, ma non tanto per fare, bensì come forma di critica sociale».

 

Come è nato il Vernacoliere?

MARIO CARDINALI - IL VERNACOLIERE

«Alla fine degli anni Sessanta ho aperto un giornalino di notiziole. Nel '61 è nato "Livornocronaca", settimanale di vita cittadina e da quella pubblicazione, nell'82, è germinato il Vernacoliere».

 

Quando è esplosa la notorietà?

«Nell'82 con Wojtyla allo stabilimento Solvay di Livorno. In copertina gli facemmo dire: "Cari fratelli, anch'io ho lavorato in fabbrica". E una voce fuoricampo: "Dé, ma hai anche smesso". Ma il problema fu la locandina. Scrivemmo: "Boia, ‘r Papa a Livorno". Ci furono grandi polemiche, non si capiva che "boia", in livornese, è un'esclamazione, e non era riferito al Papa. Da allora siamo cresciuti. [...]».

 

locandina del vernacoliere marzo 2025

Quanto siete arrivati a vendere?

«Anche 40mila copie al mese, con abbonati in tutto il mondo, alcuni dei quali ci sono anche ora che stampiamo 10mila copie. Il numero che ha venduto di più, 65mila copie, è stato quello su "Mani Pulite" nel 1992. Titolammo: "Come Di Pietro: Operazione culo sudicio", riferito alle deiezioni dei bagnanti».

 

Non avete pubblicità e contributi. Vivete sulle vendite, hanno mai provato a comprarvi?

«Sì, Berlusconi. Anni fa venne il direttore generale della Mondadori da Milano. Mi chiese i diritti dell'agenda del Vernacoliere, una delle nostre pubblicazioni.Progettava di stamparne migliaia e migliaia di copie. Mi dette un assegno in bianco, da riempire come volevo. Gli dissi: allora lei non ha capito niente, la mia libertà non è in vendita. Divenne bianco e andò via in cinque minuti».

 

Colpite tutti, ma sembra esserci una matrice di sinistra nel vostro lavoro. Come sono i rapporti con quella parte politica?

«Non ne ho mai avuti. In un certo senso mi sdegnano, perché sono sempre stato fuori da associazioni e organizzazioni di tipo partitico, religioso o militare. Voglio la mia libertà. Però la sinistra oltre i guai che ha già fatto non ne può fare altri, la destra invece può farne ancora».

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