MATTEO MESSINA... E TANTO DENARO - I 200 MILIONI DI EURO SEQUESTRATI, CHE APPARTENEVANO AL BOSS, ERANO SPARSI IN GIRO PER IL MONDO: ANDORRA, SPAGNA, GIBILTERRA, ISOLE CAYMAN, LUSSEMBURGO, SVIZZERA, LIBANO E PRINCIPATO DI MONACO - MESSINA DENARO CHIEDEVA AL NARCOS GIACOMO TAMBURELLO IL 10% DEI SUOI GUADAGNI. LA STESSA PERCENTUALE LA PRETENDEVA DAI COSTRUTTORI, DAI PRODUTTORI DI VINO E OLIO E DAGLI ESERCENTI DELLE ATTIVITÀ SUL "SUO" TERRITORIO, IN SICILIA - LIRIO ABBATE: “È SOLO IL PRIMO TASSELLO SCOPERTO DOPO IL DECESSO DI ‘U SICCU’. LE RICCHEZZE DEL CAPOMAFIA TRAPANESE NON SONO FACILMENTE LOCALIZZABILI PERCHÉ NON RIMANGONO IMMOBILI. ATTRAVERSANO CONFINI, UTILIZZANO SOCIETÀ, STRUMENTI FINANZIARI...”
CAYMAN, LINGOTTI E COCAINA IL TESORO DI MESSINA DENARO
Estratto dell'articolo di Nello Trocchia per “Domani”
La propaganda del governo strumentalizza persino il sequestro del tesoro di Matteo Messina Denaro: Palazzo Chigi ha fatto sapere che userà il malloppo da 200 milioni (tra immobili, conti, società) per aumentare la sicurezza nelle stazioni. [...]
Se le parole della propaganda lasciano il tempo che trovano, i fatti raccontano una storia di potere, mafia e denaro. E questa storia può partire da un numero: il 10 per cento. Era la tassa fissa che, in provincia di Trapani, bisognava versare a Matteo Messina Denaro quando il suo nome evocava dominio e potere criminale. Ancora di più se facevi i soldi sporchi. Così era abituato a fare Giacomo Tamburello, di mestiere trafficante di droga e vicinissimo al padrino morto nel settembre 2023. Messina Denaro non c’è più, ma i suoi soldi sono in giro per il mondo.
matteo messina denaro - Illustrazione di Giorgio De Marinis
Una parte è stata intercettata dalla guardia di finanza coordinata dal procura di Palermo. Sono finiti sotto sigillo 200 milioni di euro sparsi tra Andorra, Spagna, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco. Appartenevano a Tamburello e famiglia, in Spagna sono stati arrestati anche l’ex moglie, Maria Antonietta Bruno e il figlio Luca.
Proprio il rampollo del trafficante di droga aveva studiato per proiettare il crimine verso nuovi lidi, sponde finanziarie al sicuro e lontane dai riflettori italiani. Luca Tamburello, prima si laurea discipline bancarie e finanziarie internazionali, e poi lavora presso diversi istituti di credito internazionali come la “Societé Generale” di New York, “Morgan Stanley” di Londra, il “Banco Atlantico”. Una formazione utile, secondo gli investigatori, per imparare il mestiere più richiesto dalla malavita: il riciclaggio del denaro e la protezione della roba da inquirenti e procure ficcanaso.
[...] «Matteo Messina Denaro chiedeva il 10 per cento sugli affari dei Tamburello della droga che vendevano in Europa. In generale, già all’epoca chiedeva questa percentuale di pizzo a costruttori, a produttori di vino, olio e agli esercenti le attività economiche sul territorio. Immagino che i soldi i Tamburello li abbiano sempre dati a Messina Denaro perché altrimenti li ammazzava.
Sono a conoscenza che la percentuale del 10 per cento gli veniva data per ogni carico di droga (...) arrivava dall’Albania e loro la andavano a prendere con delle barche», racconta Vincenzo Spezia, prima mafioso e ora collaboratore.
Denaro per uno stile regale: «Quanto al tenore di vita che ho visto fino al 2021 di Giacomo Tamburello posso dire che era altissimo, ad esempio lui e la compagna andavano tutti i giorni ai ristoranti a Tre Fontane, aveva vestiti di lusso a marchio ad esempio Dolce e Gabbana, orologi, macchine buone».
ritratto di matteo messina denaro trovato in casa di sua madre
Decisive nelle ricostruzioni dei profili criminali anche le dichiarazioni dell’altro collaboratore di giustizia, Giuseppe Bruno, figlio del costruttore Francesco, il cui cemento era nell’orbita del mandamento di Bagheria. Bruno racconta un particolare interessante su Messina Denaro che prima voleva stringere accordi con i calabresi e poi in Tamburello aveva trovato il suo uomo nel mercato della droga con prezzi concorrenziali. «All’epoca i calabresi vendevano la cocaina a 31 mila euro mentre il Tamburello riusciva a venderla a 24 mila euro al chilo», racconta il collaboratore.
I soldi accumulati hanno preso la strada dell’estero. In una conversazione con una dipendente della banca, Luca Tamburello riferisce l’origine delle ricchezze della madre. «È in pensione, ha un patrimonio che le ha lasciato mio padre (...) avevamo un attico a Los Granados che era anche molto potente, è stato venduto, è stato quotato in borsa e ha fatto bene, è stato ben consigliato e lì con un portafoglio di...». Quando la dipendente chiede il settore lavorativo del padre, la risposta è «Immobiliare». L’immobiliare della droga. Tamburello sino al momento del suo arresto, avvenuto il 19 ottobre 1994, pur latitante, aveva continuato a dirigere tutte le attività criminali dell’associazione criminale, spostandosi dall’Italia alla Spagna grazie a documenti falsi.
Una ricchezza fatta anche di 12 chili di oro, sul trasferimento dei preziosi gli investigatori si soffermano perché spunta una scena da film. L’ex di Tamburello, di mestiere casalinga, era titolare della società “Cinzano Ltd”, costituita il 4 giugno 2011 nelle Isole Cayman e intestataria di diversi rapporti bancari, tra cui quello intrattenuto presso un istituto lussemburghese dove c’erano i preziosi.
«Cosa ha fatto lei in passato fra la Svizzera e il Lussemburgo? Francamente, è stata una gran sorpresa quando mi ha detto di aver spostato l’oro fisicamente, specialmente i 12 kg. È qualcosa che si vede nei film ma nella vita reale...», dice il funzionario dell’istituto lussemburghese.
matteo messina denaro durante la latitanza 1
Per il gip di Palermo, tuttavia, non regge l’aggravante mafiosa, che resta unicamente per il cosiddetto reato presupposto, il traffico di droga, che non è oggetto del procedimento. Sul punto la procura potrebbe presentare ricorso, i Tamburello sono indagati per autoriciclaggio, la pulizia del denaro proveniente dal grande business della droga.
SEGUIRE I SOLDI PER COMPRENDERE IL POTERE DEI CLAN
Estratto dell'articolo di Lirio Abbate per “la Repubblica”
I patrimoni mafiosi non sono semplicemente il risultato di attività criminali. Sono strumenti di governo dell'organizzazione. Servono a mantenere alleanze, garantire protezione, consolidare il consenso e assicurare continuità al potere. Per questa ragione il sequestro di oltre duecento milioni di euro riconducibili alla famiglia mafiosa di Matteo Messina Denaro assume un valore che va ben oltre la dimensione economica dell'operazione.
matteo messina denaro durante la latitanza 3
L'inchiesta del procuratore Maurizio de Lucia conferma una realtà che le indagini hanno evidenziato da tempo. La forza delle organizzazioni criminali non risiede soltanto nella capacità di accumulare capitali illeciti, ma soprattutto nella capacità di reimpiegarli nell'economia legale.
E Messina Denaro continua, anche da morto, a dare dimostrazione di questo fatto. Per questa ragione gli inquirenti avvertono che i beni individuati non rappresentano l'intero patrimonio accumulato dal clan. Questo è il primo tassello scoperto dopo il decesso di u Siccu.
Le ricchezze del capomafia trapanese non sono facilmente localizzabili perché non rimangono immobili. Attraversano confini, utilizzano società, partecipazioni, strumenti finanziari e relazioni economiche che spesso coinvolgono più Paesi. È la conseguenza naturale della trasformazione della mafia in soggetto economico.
Matteo Messina Denaro è stato uno degli interpreti più significativi di questa evoluzione. Proveniva dalla stagione della violenza dei corleonesi, delle stragi e della contrapposizione frontale allo Stato. Ma aveva compreso che il futuro dell'organizzazione non poteva essere affidato esclusivamente alla forza militare. Il vero potere risiedeva nella capacità di controllare risorse economiche e di inserirsi stabilmente nei mercati. [..]
La domanda più importante, tuttavia, non riguarda soltanto l'entità delle somme sequestrate o quelle che restano ancora da individuare. Riguarda il contesto nel quale quei capitali hanno potuto operare per anni. Ogni patrimonio mafioso presuppone relazioni, complicità, disponibilità e convenienze.
Nessuna organizzazione criminale può investire ingenti risorse nell'economia legale senza entrare in contatto con settori dell'imprenditoria, della finanza e delle professioni. Per questo motivo la lotta alla mafia non può limitarsi alla repressione penale. Deve comprendere la capacità di individuare i meccanismi attraverso i quali il denaro illecito diventa apparentemente legittimo.
Le mafie cambiano perché cambiano l'economia e la società. Ma resta immutato il principio fondamentale: seguire il denaro significa comprendere il potere. E colpire il patrimonio di Messina Denaro significa colpire il cuore dell'organizzazione e dei suoi complici.






