COSTA CONCORDIA, ANCHE IL PROCESSO SI AVVIA VERSO UN BRUTTO NAUFRAGIO - UN DRONE SORVOLA E RIPRENDE I RESTI DELLA NAVE (VIDEO)

1 - IL RELITTO DEL CONCORDIA VISTO DA UN DRONE
DAGOREPORT Dal "Daily Mail"
http://dailym.ai/12XZGo6

Il relitto del Concordia visto da una nuova prospettiva. I ragazzi del Team Black Sheep hanno realizzato un video con delle spettacolari immagini riprese da un drone che ha sorvolato la nave rovesciata di fronte all'isola del Giglio.

Il piccolo elicottero mostra i resti del gigante del mare adagiati su un fianco e, accanto, le operazioni di recupero attualmente in corso per rimuovere la carcassa ormai arrugginita della nave.

Le immagini sono state riprese al tramonto e poi pubblicate su Internet. Il sito "Gcaptain.com" riporta che gli autori del video sono stati arrestati perché effettuare foto e riprese nel sito del naufragio è vietato, ma per tutta risposta il Team Black Sheep ha risposto di non ammettere alcun tipo di censura.

Il filmato si apre con un messaggio: "Questo video è stato girato nel luogo di un tragico incidente. Non è nostro interesse guadagnare visibilità sulle spalle di coloro che hanno perso i propri cari. Il nostro obiettivo è quello di mostrare la nave incagliata in un modo che non si era mai visto prima. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno a coloro che sono annegati quel giorno e speriamo in una rapida rimozione del relitto, così che la bellezza dell'Isola del Giglio possa riemergere".

IL VIDEO DEL RELITTO DELLA COSTA CONCORDIA RIPRESO DA UN DRONE:
http://www.youtube.com/watch?v=ESYr2y-WOeE


2 - COSTA CONCORDIA, ANCHE IL PROCESSO SI AVVIA VERSO UN BRUTTO NAUFRAGIO
Goffredo Buccini per "Corriere della Sera"

Non ne stiamo uscendo bene. E non è solo questione di sconti e astuzie legali. Il mondo ci guarda. C'è perfino la tv cinese a documentare l'incredibile processo di Grosseto; per il disastro della Concordia, per quei trentadue morti sugli scogli del Giglio, alé, a casa con un buffetto cinque imputati su sei: patteggiamento per tutti, condanna massima a due anni e dieci mesi.

«Pene da abuso edilizio», ha masticato amaro uno degli avvocati di parte civile, il senso delle proporzioni non sembra la migliore qualità del sistema giudiziario italiano. L'effetto grottesco è accentuato dalla circostanza che, a questo punto, resta da solo alla sbarra il sesto imputato, cui la Procura ha negato il patteggiamento a tre anni e quattro mesi («rischia vent'anni», dissero i pm a inizio indagine): Francesco Schettino, «'o comandante».

Certamente il più inguaiato, il più indigesto con quella guasconeria che offende il lutto, e quella sua inopportuna amica bionda che rispunta in favore di telecamere per difenderlo e in realtà lo affossa vieppiù, l'ineffabile Domnica, che a ogni passo pare un indizio di sventatezza.

Resta da solo alla sbarra, l'uomo che non seppe star da solo in plancia, e che fu rispedito a maleparole via radio verso la nave che affondava dal bravo comandante De Falco («torni a bordo, c...!»). E tuttavia questa sua solitudine non riesce a rendercelo capro espiatorio come pure, in parte, è.

Non soltanto perché, con la sua fuga dalla nave in agonia ci ha riconsegnato in piccolo a una caricatura da Italietta dell'8 settembre. Ma anche perché mai, da quel dannato 13 gennaio 2012, abbiamo visto in questo Franti dei Sette Mari un moto di umiltà, un cenno di resipiscenza.

Ancora oggi Schettino scarica sugli altri: «Qualcuno in plancia si spaventò, perciò sbattemmo». Ancora oggi i suoi legali minacciano fuoco e fiamme coi giornalisti mentre il settimanale «Chi» ci consegna impietoso le sue foto con Domnica davanti a ostriche e aragosta.

Niente farse, per favore. Basta guardare un film di Monicelli per constatare che in ogni italiano c'è qualcosa di Schettino e qualcosa di De Falco. Ma, almeno stavolta, lo Schettino che è in noi è giusto che paghi pegno.

 

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