federico umberto d’amato libro menu e dossier

METTI UNO SPIONE A TAVOLA/2 - FEDERICO UMBERTO D’AMATO, EMINENZA NERA DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE, POI INASPETTATO AUTORE DELLA RUBRICA ENOGASTRONOMICA DELL’”ESPRESSO”, NEL SUO LIBRO “MENÙ E DOSSIER” SCODELLA GUSTI (E DEBOLEZZE) DI ENZO BIAGI (“FREQUENTA QUALCHE SQUISITO RISTORANTE E DOPO CI SCRIVE UN ARTICOLO’’); GIORGIO BOCCA (“INTELLIGENTE E INCAZZOSO SULLA PAGINA SCRITTA COME A TAVOLA”); RAFFAELLA CARRÀ (“VELOCE A TAVOLA COME IL RITMO DEI SUOI BALLETTI”); CELENTANO (“IL DISORDINE, TALVOLTA IL TERREMOTO SUL TAVOLO”); COSTANZO (“QUIETO FONDISTA DEL PIATTO, CON UN APPETITO ROMANO”); LUCIANO DE CRESCENZO (“È PARCO, QUASI ASCETICO, SE PAGA LUI, MENTRE SI LANCIA IN SFRENATE RAFFINATEZZE SE PAGANO ALTRI”)....

Estratto da “Menù e dossier” di Federico Umberto D’Amato, editore Dissipatio-MAGOG (2023) – parte seconda 

 

Federico Umberto D'Amato

"Se volete giungere al cuore di un uomo, la strada più breve passa per lo stomaco”

 

BIAGI Enzo, giornalista: buon mangiatore e bevitore, costretto a dieta da qualche disturbo. Di tanto in tanto, frequenta qualche squisito ristorante e dopo ci scrive un articolo divertendosi assai. 

 

BOCCA Giorgio, giornalista: intelligente e incazzoso sulla pagina scritta come a tavola; non disdegna d’alzare il gomito, specie a cena, con i fin troppo lodati e prediletti vini del suo Piemonte. 

 

Federico Umberto D'Amato

BONIVER Margherita, politica: molto garbo a tavola ma inappetenza come rivela la linea filiforme. 

 

BOSÈ Miguel, cantante: buongustaio gentile e raffinato. 

 

BOUVIER Jacqueline in Kennedy e poi in Onassis, consorte di uomini illustri o ricchi: buon appetito e passione per la cucina italiana, specialmente gli spaghetti, ma costante attenzione per la linea. 

  

BRAMIERI Gino, attore: in alternativa alla carriera di attore avrebbe potuto intraprendere quella di cuoco con grandi risultati. A tavola si controlla severamente, ma quando sogna insegue il miraggio di risotti e ossibuchi e sente la nostalgia dei bei tempi, quelli di “50 chili fa”. 

il fatto di enzo biagi

 

BRERA Gianni, giornalista: esperto bevitore, si diverte a mettere sadicamente in difficoltà inesperti, sommelier. Mangiatore ammirevole e instancabile soprattutto di grandi zuppe. 

 

BULGARI Gianni, gioielliere: sa mangiare e bere e cerca di essere gentile con il ristoratore (ma si vede che fa un bello sforzo). Aperto a comprendere ogni cosa, purché gli venga presentata in termini concreti, d’affare. 

 

FEDERICO UMBERTO DAMATO - MENU E DOSSIER

BURRI Alberto, pittore: nuova pittura e nuova cucina (ma io preferisco la nuova cucina). 

 

CAGLI Corrado, pittore: buona forchetta che però amava brandire solo in osteriacce con tovaglioli di carta ad assorbire sughi nauseabondi. 

 

CARACCIOLO Carlo, editore: silenzioso, tranquillo; mangia poca pasta e poi di tutto, purché in questo tutto siano compresi caviale, gamberi di fiume, buoni vini. Questo al ristorante, mentre a casa sua i piaceri dello spirito vengono esaltati dalla conversazione ma castigati quelli della gola. 

 

CARLI Guido, banchiere: buon intenditore di piatti e di bottiglie. Sceglie con attenzione e sapienza. Fra le tante sue preferenze, il risotto alle rane, la frittata spagnola, il fagiano al vino rosso. Vini piemontesi leggeri: Freisa di Chieri, Grignolino d’Asti. 

 

CARNACINA Stella, attrice: lieto appetito giovanile; grandi primi piatti e dolci. Nipote di tanto nonno, è capace di ogni golosità. Una volta, con tre amici, in un ristorante romano, che offre una bourguignonne fantastica, divorò non solo tutta la carne ma anche i sedici vasetti di salse diverse. 

giorgio bocca

 

CARNITI Pierre, sindacalista: forse in omaggio al suo bel nome francese è un notevole buongustaio. Predilige la soupe à l’oignon, le crudités, la pasta e fagioli alla veneta, pesci e coniglio in carpione, soufflé al Gran Marnier. Preferenze per i vini veneti. 

 

CARRÀ Raffaella, attrice: veloce a tavola come il ritmo dei suoi balletti. Si fa molto consigliare dal maître. 

 

CELENTANO Adriano, cantante-attore: il disordine, talvolta il terremoto sul tavolo. 

 

CHELLI Alida, attrice: fa ricordare Moncelet e le sue Lettres à Emile; «Incantate, restate bella e graziosa ma, proprio per questo, mangiate bene». 

 

CRISTALDI Franco, produttore cinematografico: buon mangiatore e raffinato anche se un po’ blasé. 

 

CHIARA Piero, scrittore: un buongustaio che, tuttavia, detesta i ristoranti. La sola cuoca al mondo è sua moglie. 

raffaella carra' 20

 

CHINAGLIA Giorgio, calciatore: appetito gagliardo ma controllato dalle esigenze del mestiere. Di solito piatti leggeri, ma quando si decide a fare uno strappo si butta sul greve e sul forte. Ama i vini rossi campani: Taurasi e rosso d’Ischia. 

 

CIAMPI Carlo Azeglio, banchiere: sta molto sul leggero a colazione per conservare la lucidità nel lavoro pomeridiano, ma la sera pranza bene e con gusto. Ad esempio, culatello, zuppa di cipolle, agnello scottadito, insalata di crescione e rucola e sopra un buon Aglianico del Vulture. 

 

CIARRAPICO Giuseppe, editore, finanziere rampante: dal padre abruzzese ha ereditato il gusto per i cibi semplici e dalla madre romana l’ingordigia, per cui si abbuffa con rude semplicità. Da qualche tempo beve il vino allungato con l’acqua di Fiuggi. 

 

COLOMBO Emilio, politico: pur avendo il record della permanenza al governo, di viaggi, di esperienze internazionali a tavola è rimasto alquanto provinciale (ma senza nemmeno il robusto appetito del provinciale). Durante il pasto concede poco all’interlocutore. Ma ha il merito di mangiare calmo, tranquillo e di essere prodigo di elogi per l’oste. 

maurizio costanzo

  

COSSUTTA Armando, politico: è un raffinato. Ama mangiare uno spizzico di tutto, ma soprattutto il pesce di mare o di lago. Quando può insiste sulle tartine con caviale e ai suoi commensali offre abbondanti libagioni di vodka (senza alcun riferimento allo «strappo»). 

 

COSTANZO Maurizio, show-man: quieto fondista del piatto, con un appetito romano, temperato da un’arguta paura di che cosa ci sarà dietro l’angolo della digestione. 

 

Federico Umberto D'Amato

CRAXI Bettino, politico: tormentato dalle raccomandazioni dei medici, fa attenzione alla sua dieta, ma è un buongustaio quand’è di buon umore e privo di preoccupazioni. Di buon umore è spesso, privo di preoccupazioni raramente. C’è un ristorante di Fiumicino ove, fra un volo e l’altro, compie, talvolta, emeriti exploits di tavola. 

 

CRESPI Rudy, possidente: a tavola sa concedersi quello che può concedersi e, cioè, il meglio (ma sa sceglierlo). 

 

DE BENEDETTI Carlo, industriale: gran mangiatore ma mediocre assaporatore. Giustamente sceglie i cibi del posto (a Roma, carbonara e pollo con peperoni). Vini solamente bianchi e assai freddi. 

 

DE CRESCENZO Luciano, scrittore: la sua frequentazione con gli antichi filosofi greci (e con i moderni piccoli filosofi della strada napoletani) avrebbe dovuto insegnargli il disprezzo per il denaro. Niente di tutto questo, per cui l’amatissimo Luciano è parco, quasi ascetico, se paga lui, mentre si lancia in sfrenate raffinatezze se pagano altri. 

Federico Umberto D'Amato

 

DE GREGORI Francesco, cantante: gourmet con eccezionali curiosità. Accanito lettore di guide gastronomiche. Adora gli sformati di verdura. 

 

DE MARTINO Francesco, politico: buona forchetta ed amore per la cucina della sua Napoli. E che il dolce non manchi mai e che non si parli mangiando («a tavola se cumbatte ‘a morte»). 

 

federico umberto d'amato

DE MICHELIS Gianni, politico: se ne frega della linea, gran mangiatore alla rinfusa, soprattutto se in compagnia. A tavola si agita, primeggia. Ama l’avocado con gamberetti e il Refosco. 

 

DE MITA Ciriaco, politico: si nutre, e abbondantemente, ma per necessità di sopravvivenza. A tavola ordina grandi piatti di pasta (soprattutto ravioli), pesce lesso e verdura con frutta “qualsiasi”. E non riesce nemmeno a sentir nostalgia per i buoni piatti del suo paese d’origine. Ma, poi, a casa sua, nel rifugio di Nusco, fusilli da Gran Prix gastronomico. 

fine seconda parte - continua

LUCIANO DE CRESCENZO

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