“MI VERGOGNO MA MI ARRENDO, VI PREGO DI PERDONARMI” – LA DISSIDENTE RUSSA 80ENNE NINA LITVINOVA SI È TOLTA LA VITA. LA DONNA, IN PRIMA FILA NELLA LOTTA PER I DIRITTI UMANI IN RUSSIA A PARTIRE DAGLI ANNI ’60, HA LASCIATO UN BIGLIETTO D’ADDIO IN CUI SI È DETTA “ESAUSTA” E IN CUI SI SCAGLIA CONTRO PUTIN: “HA ATTACCATO L'UCRAINA, FA MORIRE PERSONE INNOCENTI MENTRE NEL NOSTRO PAESE MIGLIAIA DI PERSONE VENGONO MANDATE IN PRIGIONE, DOVE SOFFRONO E MUOIONO SOLO PERCHÉ, COME ME, SONO CONTRO LA GUERRA E CONTRO LE UCCISIONI. LE MIE FORZE SI SONO ESAURITE E SOFFRO PER QUESTA IMPOTENZA…”
Estratto dell’articolo di Danilo Ceccarelli per “la Stampa”
«Mi vergogno ma mi arrendo, vi prego di perdonarmi». Un messaggio di rassegnazione quello lasciato da Nina Litvinova prima di togliersi la vita a 80 anni. La maggior parte dei quali passati a difendere i diritti umani in Russia. Soprattutto quelli dei dissidenti politici nell'Unione sovietica, per i quali l'attivista ha cominciato a spendersi negli anni Sessanta, ma anche sotto il regime di Vladimir Putin.
Proprio contro il presidente russo la donna si è scagliata nel suo biglietto d'addio: «Ha attaccato l'Ucraina, fa morire persone innocenti mentre nel nostro Paese migliaia di persone vengono continuamente mandate in prigione, dove soffrono e muoiono solo perché, come me, sono contro la guerra e contro le uccisioni».
Una vita diventata ormai «insopportabile» a causa di questa repressione, ma peggiorata dopo l'attacco all'Ucraina. […] Per questo Litvinova, che era stata anche oceanografa per l'Istituto dell'Accademia russa delle Scienze, nella sua ultima confessione si è detta «esausta». Troppa fatica contro un sistema che la militante non era riuscita a sconfiggere nonostante gli sforzi, profusi fino all'ultimo.
[…] Ma il peso delle persecuzioni si era ormai fatto troppo pesante, al punto da spingere Litvinova a compiere il gesto estremo. Prima, però, un pensiero per le migliaia di oppositori e oppositrici che sono ancora in prigione, come Evgenija Berkovic e Svetlana Petrijcuk (entrambe condannate per apologia del terrorismo) o Karina Zurkan.
«Soffrono e muoiono dietro le sbarre. Ho provato ad aiutarle, ma le mie forze si sono esaurite e giorno e notte soffro per questa impotenza», si legge nel messaggio, riportato parzialmente su Facebook dalla cugina, la giornalista Maria Slonim, che non mostrato nessun dubbio sul responsabile di quanto accaduto: «È stata uccisa da Putin!».
Il motivo principale per il quale, secondo la donna, i media che hanno dato l'annuncio della morte della sua familiare, come Ria Novosti o Gazeta.ru, non hanno citato il breve testo scritto poco prima del suicidio. Stando al Moscow Times, il suo corpo è stato ritrovato senza vita in una strada centrale di Mosca. […]




