L’IRAN SPOSTA LA MIRA PER CONTINUARE LA GUERRA A BASSA INTENSITÀ – I PASDARAN HANNO COLPITO IL KUWAIT, L’ANELLO PIÙ DEBOLE DELLO SCHIERAMENTO FILOAMERICANO NEL GOLFO: COLPITI UN HANGAR NELLA BASE DI AL SALEM E IL TERMINAL 1 DELL’AEROPORTO DELLA CAPITALE (UN MORTO E 63 FERITI) – L’EMIRATO DIVENTA COSÌ UN'ARENA “SECONDARIA” USATA DA TEHERAN PER LANCIARE MESSAGGI A TRUMP E MANTENERE LA PRESSIONE, MENTRE LE TRATTATIVE DIPLOMATICHE SONO IMPANTANATE…
Estratto dell'articolo di Guido Olimpio per il "Corriere della Sera"
raid iraniano sull aeroporto di kuwait city
I duellanti della crisi nel Golfo scelgono bersagli per mantenere un conflitto a bassa intensità. Il fuoco che basta a mantenere la pressione e a dimostrare risolutezza mentre la diplomazia lavora con fatica.
Nel mirino è finito ancora il Kuwait, l’anello più debole insieme al Bahrein dello schieramento filoamericano. Colpito un hangar nella base di al Salem, danni al Terminal 1 dell’aeroporto della capitale, ucciso un cittadino indiano in partenza per le vacanze, 63 i feriti.
donald trump jd vance marco rubio
L’attacco è stato attribuito all’Iran e documentato da un video seguito dal recupero di un reperto interessante: un motore di drone di solito impiegato sui droni Shahed 136 dei pasdaran, la copia di un modello tedesco. Intrigante la risposta di Teheran: non siamo stati noi, le conseguenze gravi sono state provocate dai rottami di un sistema antimissile Patriot. Insomma, fuoco amico. [...]
Uno strike sul territorio kuwaitiano può essere determinato da una serie di fattori. Primo. Attualmente sono pessimi i rapporti con il regime iraniano, molte le accuse (accompagnate da arresti) su piani eversivi ispirati da Teheran.
Compreso un tentativo di sbarco di forze speciali. È stata appena decisa l’espulsione di due diplomatici di Teheran, ritorsione unita a una riduzione del personale dell’ambasciata. Secondo. L’Emirato ospita installazioni statunitensi e circa 13.500 militari del Pentagono.
Durante la guerra sono uscite immagini del lancio di razzi guidati in direzione dell’Iran, anche se le autorità locali hanno negato il coinvolgimento. Va anche ricordato che un pilota dell’aviazione ha abbattuto — dicono per errore — tre F-15 dell’Us Air Force. Terzo. Per i Guardiani della Rivoluzione è più agevole effettuare ritorsioni nei confronti del Kuwait piuttosto che ingaggiare di nuovo gli Emirati, attestati su posizioni ostili ma meglio armati, o l’Arabia Saudita, attualmente favorevole alla trattativa.
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN
Teheran, da quando si è acceso il rogo, ha costantemente applicato la strategia del rilancio. Invece di circoscrivere le fiamme ha fatto di tutto per estenderle, scelta per far pagare un prezzo consistente a chi è schierato, non importa quanto e come, al fianco degli Stati Uniti e di Israele.
Lo scacco In una scala di valori e importanza politica il Kuwait è a un livello inferiore rispetto ai vicini, inoltre ha cercato di mantenere un profilo basso e dunque i pasdaran se ne servono come arena secondaria per trasmettere messaggi e ribadire di essere in grado di tenere in scacco gli avversari.
[...] Altrettanto severa la reazione in Bahrein dove le paure per la sicurezza sono aggravate dal quadro specifico del Paese dove gli sciiti contestano apertamente i leader sunniti, dissenso che diventa a volte qualcosa di più grazie al supporto degli apparati di Teheran.
raid iraniano sull aeroporto di kuwait city
I lampi nei cieli fanno da sfondo a rotte sempre esposte. Gli «avvisi ai naviganti» hanno diffuso notizie allarmanti. La nave Sarisky V sarebbe stata centrata da un drone marittimo a Sud dell’Iraq, episodio di matrice iraniana. La Us Navy, invece, ha bloccato la petroliera Lexie usando un missile Hellfire sparato da un elicottero nella zona della sala macchine. Dal 13 aprile gli americani avrebbero immobilizzato, con la stessa tecnica, una mezza dozzina di «cisterne» e hanno costretto altre 122 a invertire la direzione.
Gli esperti continuano a elaborare previsioni sul traffico lungo la via d’acqua. Se Hormuz dovesse riaprire completamente — scrive il Wall Street Journal — potrebbero servire sei mesi per avere la piena normalità.
attacco iraniano contro kuwait city 2
Sono ancora 170 le navi bloccate nel Golfo e molte altre dovrebbero entrare per caricare il greggio. A ciò si aggiungono possibili ritardi per le condizioni delle infrastrutture petrolifere compromesse dai raid ma anche i timori per una navigazione sicura in un contesto di grande incertezza.

