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IL DOPING DELLA VOCE: UNO STUDIO SPIEGA PERCHÉ LA NOSTRA VOCE CI SUONA DIVERSA QUANDO LA SENTIAMO REGISTRATA – IL PUNTO È CHE LA VOCE RIVELA LA NOSTRA STORIA E NASCONDE LE FRAGILITÀ CHE NON VOGLIAMO MOSTRARE: ESISTONO TANTE SFUMATURE A SECONDA DI CHI ASCOLTA. GLI ESERCIZI PER MODIFICARE TONO, DIZIONE, PER CONQUISTARE CONFIDENZA E CONSAPEVOLEZZA

Elisa Manacorda per “la Repubblica – Salute”

 

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C he sia uno strumento digitale ( una app) o analogico ( un vecchio mangianastri) non importa: lo shock di sentire la propria voce uscire da un registratore arriva per tutti, prima o poi. Si percepisce stridula, più acuta, priva di corpo.

 

È un fenomeno naturale - nella registrazione si perdono le frequenze più gravi e il suono arriva più alto alle nostre orecchie - che la scienza sta cercando di approfondire. Perché la voce di un individuo è molto più che un semplice mezzo per comunicare, dice Silvia Biferale, terapeuta della voce e del respiro.

 

È lo specchio di ciò che siamo e di quello che vorremmo essere, parla delle nostre esperienze e di ciò che abbiamo vissuto, della nostra personalità e persino del nostro stato di salute.

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«Il suono delle nostre parole incide su tutti gli aspetti della nostra esistenza, è il nostro volto uditivo», spiega Jody Kreiman dell' University of California a Los Angeles, che ha presentato uno studio sulla percezione della voce all' ultimo meeting della Acoustical Society of America.

 

Per questo i disturbi della voce possono avere conseguenze personali e professionali devastanti: non soltanto per chi sulle sue modulazioni ha costruito un mestiere ( attori, cantanti, doppiatori) ma anche per chi la usa tutti i giorni, come gli insegnanti. In questo senso, avere cura della propria voce vuol dire avere cura del proprio mestiere, e di se stesso.

 

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Per questo - spiega Martina Spadoni, tecnico della prevenzione che con l' Inail e l' università di Torino ha lavorato sul tema delle malattie professionali della voce nel corpo docente - sarebbe importante concentrarsi sugli ambienti di lavoro per evitare che uffici o aule scolastiche si trasformino in luoghi dove le corde vocali vengono sottoposte a ogni tipo di angherie.

 

« La voce può trasmettere autorevolezza. Alzando i toni possiamo tenere a bada una classe indisciplinata», continua Spadoni. Ma a volte sarebbe meglio intervenire sull' acustica delle aule e sulla formazione, con corsi di logopedia per i professori.

 

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Il punto è che la voce rivela la nostra storia, ma nasconde anche le fragilità che non vogliamo mostrare. In questo senso non esiste una voce "normale", ma tante sfumature di normalità a seconda di chi ascolta, come ha indagato lo studio di Kreiman grazie a un nuovo approccio che combina fisiologia, aerodinamica, acustica e percezione.

 

POTERE DELLA VOCE

Per dimostrarlo la ricercatrice ha chiesto ad alcuni volontari di ascoltare un brevissimo suono (una vocale) emesso da 100 parlanti di sesso femminile. La metà delle registrazioni proveniva da pazienti con patologie più o meno gravi della voce, l' altra metà da studentesse dell' Università senza alcuna diagnosi di malattia vocale.

 

I risultati mostrano con chiarezza che ciascun ascoltatore è perfettamente in grado di stabilire una sua personale graduatoria delle voci, passando da quelle " anormali" a quelle " normali", ma che il concetto di normalità è invece estremamente variabile tra i diversi ascoltatori. La percezione della voce - dice in sostanza Kreiman - è molto più che un emittente, un ricevente e un segnale sonoro. È una interazione dinamica e complessa tra chi parla e chi ascolta.

 

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Proprio perché la normalità della voce non esiste, ma esiste la voce individuale che restituisce il senso di sé, è importante sentirsi a proprio agio con il suono che esce dalla nostra bocca. Quando questo non accade, spiega Biferale, è tutto l' individuo che non sta bene. In questi casi si può intraprendere un percorso di avvicinamento che si concluda con il riconoscimento e l' accettazione della propria voce.

 

Non si tratta solo di una riabilitazione meccanica, dice Biferale, perché la voce non è solo apparato fonatorio (laringe, faringe e corde vocali), ma riguarda tutto il corpo. Dunque innanzi tutto esercizi di propriocezione, che insegnino a muoversi nello spazio e a percepire le tensioni che impediscono il corretto passaggio dell' aria: perché dove passa il respiro passa anche la voce.

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Poi, continua Biferale, impariamo ad aprire nuovi spazi di risonanza, emettendo suoni grazie a parti del corpo che non sapevamo usare al meglio: la lingua, le labbra, il palato molle. Si sperimenta la potenza della voce, cercando di percepire le diverse modulazioni, arrivando a toccare i limiti del proprio tono per conquistare confidenza e consapevolezza.

 

Si lavora molto sul diaframma, che separa la cavità toracica da quella addominale. «Si tratta di un muscolo involontario - spiega Biferale - che non può essere attivato in modo diretto. Bisogna dunque rafforzare i muscoli circostanti che possono contribuire al suo movimento».

 

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Infine si imparano a gestire gli appoggi: la postura, la tonicità dei muscoli dorsali, la posizione dei piedi, perché la colonna d' aria deve prendere forza dal basso e non trovare ostacoli. Quando tutto funziona, la voce prende corpo e - si dice - cammina da sola. Alla fine della terapia, chi riesce ad ascoltare la sua nuova voce quasi non si riconosce, ammette Biferale. È in genere una scoperta piena di emozione.

 

Con la " nuova" voce sveliamo aspetti della nostra personalità rimasti nascosti, o riusciamo a celare quelli che vorremmo meno evidenti. Ci appropriamo di un nuovo volto acustico, attraverso il quale possiamo meglio esprimerci. Ma, cosa ancora più importante, gli esercizi insegnano la tecnica dell' ascolto.

 

Non solo della propria voce, ma dei suoni che ci circondano. E chi impara ad ascoltare se stesso, conclude Biferale, sarà più bravo anche ad ascoltare gli altri.

 

LE CORDE NON VIBRANO NEL VERSO GIUSTO

 

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Chi urla troppo. Chi non riposa mai l' ugola Chi ha il reflusso o i polipi. I prof i più colpiti I più esposti sono gli insegnanti di medie o superiori, costretti a sovrastare le urla degli alunni più indisciplinati.

 

E così i disturbi della voce sono, in questa categoria, particolarmente diffusi. Uno studio condotto in Spagna qualche anno fa mostrava come il 62,7% dei maestri e maestre della scuola primaria lamentasse disturbi della voce su base quotidiana o settimanale.

 

In Italia, uno studio sulla morbilità di riniti e laringiti sostiene che, su un totale di oltre 6 mila casi, il 92% venga riportato da professori mentre secondo la Fondazione Irccs Policlinico di Milano il 30% degli insegnanti soffrirebbe di disturbi cronici delle corde vocali, e il 50 lamenterebbe disturbi occasionali della voce. Ma anche i politici sono a rischio, se è vero che una voce alterata da una qualche patologia influisce sulla qualità del discorso di un oratore, come hanno dimostrato Rosario Signorello e Didier Demolin della Sorbona di Parigi in uno studio presentato al congresso della Acoustical Society of America.

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E poi attori, cantanti, avvocati e militari, operatori dei call center e guide turistiche.

Insomma, un problema che riguarda tutti coloro che sulle corde vocali hanno costruito una professione, ma anche chi affatica la voce per abitudine.

 

E allora, spiega Fabrizio Salvinelli, direttore della Clinica otorinolaringoiatrica dell' università Campus Bio-Medico di Roma, è importante imparare a parlare: facendo lunghe pause tra una frase e l' altra, respirando e consentendo all' aria di far vibrare le corde vocali come foglie al vento.

 

Perché lo sforzo può costare caro al nostro apparato fonatorio. «Emettere la voce con un timbro al di sopra di quello naturale può provocare sofferenza delle corde vocali», spiega Salvinelli.

 

autonoma che riproduce la voce umana, 1860

In prima battuta si può avere un abbassamento temporaneo della voce, come al rientro dallo stadio. Ma se questo sforzo si protrae nel tempo, si può verificare un ispessimento della mucosa vocale, con formazione di edema ( cioè un gonfiore dovuto alla presenza di liquido che si accumula nella mucosa), di noduli cordali - piccole escrescenze di natura benigna che impediscono alle corde di vibrare normalmente - o di polipi se l' estroflessione è sia della mucosa di rivestimento sia del tessuto sottostante e a essere interessata è più frequentemente una sola corda vocale.

 

«Il segno che qualcosa non va è quando la voce si presenta normale al mattino, e di un tono più basso a fine giornata » , continua l' esperto. A peggiorare le cose c' è il fumo di sigaretta, un forte irritante che aumenta il rischio di tumore delle corde vocali, l' abuso di alcol e le esalazioni dei detergenti come la varechina.

 

Un' altra condizione che pregiudica la salute delle corde vocali è il reflusso gastroesofageo, la risalita dei succhi acidi ( con ph 1) che arrivano dall' esofago. In questi casi il consiglio è quello di non andare a dormire subito dopo cena, lasciando il tempo alla digestione di fare il suo corso.

 

 

 

 

 

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