mimmo lucano luigi dalessio d'alessio

“LUCANO È UN BANDITO IDEALISTA DA WESTERN” – IL PROCURATORE DI LOCRI LUIGI D’ALESSIO (PROGRESSISTA E ISCRITTO ALLA CORRENTE ROSSA “MAGISTRATURA DEMOCRATICA”), TRACCIA UN RITRATTO IMPIETOSO DELL’EX SINDACO DI RIACE: “IMPROVVISAMENTE ISSATO SU UN PIEDISTALLO, UBRIACATO DA UN RUOLO PIÙ GRANDE DI LUI, INCONSAPEVOLE DELLA GRAVITÀ DEI SUOI COMPORTAMENTI. LA SUA MIRABILE IDEA DI ACCOGLIENZA ERA RISERVATA A POCHI ELETTI. GLI ALTRI..." – “13 ANNI SONO PARECCHI E MI AUGURO CHE IN APPELLO LA PENA SIA RIDOTTA, MA LA LEGGE VA APPLICATA. CHIUNQUE PUÒ COMMETTERE QUALSIASI REATO PURCHÉ A FIN DI BENE?”

Giuseppe Salvaggiulo per www.lastampa.it

 

LUIGI D'ALESSIO

«Sono vittima di un’aggressione mediatica. Amareggiato ma sereno con la coscienza. Non ho agito con intento persecutorio». Luigi D’Alessio, procuratore di Locri a fine carriera, ieri ha rassicurato i suoi sette pm, in gran parte di prima nomina perché la Calabria è la disgraziata ed esaltante trincea dei giudici ragazzini: «Sono il vostro ombrello, la pioggia me la prendo tutta io.

 

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA SU MIMMO LUCANO

Processi così ne capitano un paio in tutta la carriera. Non vi lasciate impressionare, vi servirà per il futuro». Affidando il fascicolo a un collega scettico, si era raccomandato: «Studialo bene, con distacco. Come se fossi un giudice e non un pm».

 

Non si spiega le polemiche «per un processo basato su carte e fatture false difficilmente controvertibili, non su testimoni più o meno credibili». Ma se le lascia scivolare addosso, «perché è come illudersi di convincere i no vax.

MIMMO LUCANO - FOTO DI LIDIA BARATTA (LINKIESTA)

 

Anche dopo una sentenza, lo sport nazionale resta rifiutarsi di capire e diffondere una distorta visione della realtà». Tra le «bufale» c’è quella per cui «noi abbiamo processato l’accoglienza. No, solo la modalità di gestione in violazione della legge. Non avremmo dovuto farlo? E perché? Lucano è al di sopra della legge? O chiunque può commettere qualsiasi reato purché a fin di bene?».

 

LUIGI D'ALESSIO

Perché il procuratore riconosce a Lucano «una mirabile idea di accoglienza», ma gli contesta di averla «riservata a pochi eletti che avevano occupato le case». A dispetto della norma che prevedeva un avvicendamento periodico dei migranti, «lui manteneva sempre gli stessi, sottomessi.

 

BEPPE FIORELLO CON MIMMO LUCANO 2

Gli altri li mandava nell’inferno delle baraccopoli di Rosarno». Benché incassasse i fondi destinati ai corsi obbligatori di italiano, «non c’era un migrante che lo parlava». E al di là «dei murales e di qualche casa diroccata, gli alloggi destinati ai migranti venivano abitati dai cantanti invitati per i festival».

 

Il che spiega, secondo il procuratore, perché «non ho mai visto tanti migranti manifestare in suo favore. Tutto era organizzato per favorire varie cooperative locali, creare clientele, accumulare ricchezze, beneficiare di indotti elettorali». Di qui la dura condanna per associazione a delinquere, oltre che di Lucano, di altre dieci persone. «Nessuno ne parla, ma si trattava di una corte celeste di accoliti che campava così e di cui lo stesso Lucano era per certi versi anche vittima».

mimmo lucano in tribunale

 

Quanto alla «suggestiva» rivendicazione di povertà, il procuratore dice di «non avere problemi a riconoscere a Lucano la patente di non arricchito, anche se nella sede di una cooperativa avevamo trovato una cassaforte nascosta e svuotata, non credo per custodire la merenda». D’altronde «c’erano abbondanti somme distratte. Soprattutto ai migranti, che erano vittime dei reati di Lucano e non certo beneficiari. Questo è il grande equivoco da cui la sinistra non riesce a liberarsi».

ROBERTO SAVIANO MIMMO LUCANO

 

Lucano è incensurato ma non gli sono state riconosciute le attenuanti. Nemmeno dalla Procura. Per due motivi: il ruolo di promotore dell’associazione criminale e il rifiuto di farsi interrogare, «opponendo un atteggiamento ostruzionistico» salvo rendere dichiarazioni spontanee «per ripetere che a Riace era tutto bello e buono».

 

MIMMO LUCANO 2

C’è poi la questione della pena abnorme. «Mi rendo conto che 13 anni sono parecchi e mi auguro che in appello sia ridotta». La Procura ne aveva chiesti quasi 8, unificando tutti i reati nel vincolo della continuazione. Il tribunale li ha divisi in due tronconi: quello associativo e quelli per favorire se stesso e la sua compagna, pure condannata. Poi ha fatto la somma. «La matematica non è un’opinione, le pene non si stabiliscono a peso». In ogni caso sarebbe stato possibile «ragionare verso il basso, come avevamo fatto noi ipotizzando i minimi di pena. Ma è questo il problema? Un sindaco condannato a 8 anni e non 13 per decine di reati va portato in processione sull’altare?».

MIMMO LUCANO

 

Dunque chi è Mimmo Lucano, secondo il magistrato che lo ha indagato, processato e fatto condannare? A D’Alessio ricorda il protagonista di un celebre western di Sergio Leone, «il bandito di Giù la testa proclamato capo dei rivoluzionari suo malgrado.

 

Idealista, improvvisamente issato su un piedistallo, ubriacato da un ruolo più grande di lui, inconsapevole della gravità dei suoi comportamenti, forse guidato da altre persone. Ha pensato di abbinare un’idea nobile a una sorta di promozione personale e sociale.

 

Non è Messina Denaro, ma ha inteso male il suo ruolo di sindaco, proclamando “io me ne infischio delle leggi” e ostentando una scarsa sensibilità istituzionale tradotta in una serie impressionante di reati. Riace è un Comune dissestato».

mimmo lucano

 

Non sarà un mafioso, ma 13 anni spesso non si danno neanche ai mafiosi. Obiezione che non scompone il procuratore: «Un antico brocardo recita: summum ius, summa iniuria». Massimo diritto, massima ingiustizia. Eterna questione, tanto più per un magistrato progressista.

 

«Anche a me non pare giusto dare sei anni a un piccolo spacciatore. Ma la legge va applicata. Non ho certezze, coltivo il dubbio, non mi sento un padreterno. Però un conto è rubare una barca per salvare un migrante in mare, un conto è speculare sui soldi destinati ai migranti».

beppe fiorello interpreta il sindaco di riace mimmo lucano

 

Motivo per cui D’Alessio ai tanti politici di sinistra insorti per la sentenza risponde che «la legalità è un valore di sinistra, non il giustificazionismo in nome di una virtù autoattribuita. Chi è progressista come me e Lucano deve pretendere legalità innanzitutto da se stesso. Altrimenti ha una responsabilità anche maggiore, perché ne depaupera un caposaldo».

 

Ai vecchi amici di Magistratura Democratica, a cui è orgogliosamente iscritto da quarant’anni, ha confidato «il personale tormento, oltre che l’imbarazzo, di essermi trovato odiato dai miei storici referenti culturali e blandito da quelli che non lo sono mai stati. Ma questa è la solitudine del magistrato».

MIMMO LUCANO

 

Ciò non basta a fargli rinnegare l’antica militanza. Anzi. «Non sono uno che si spaventa. Da magistrato democratico, mi sono reso conto di lottare contro un potente, anzi potentissimo suo malgrado». Lucano potente? «Solo Biancaneve o Alice nel paese delle meraviglie non se ne accorgerebbero, con il can can che si è scatenato. Sì, Lucano è una delle persone più potenti che abbia conosciuto».

mimmo lucano ospite di che tempo che fa 2

 

Tra cinque mesi, D’Alessio andrà in pensione. Non si può dire che il processo gli sia valso uno scatto di carriera: negli ultimi anni il Csm ha respinto tutte le sue domande per altri incarichi. «Non ho mai fatto ricorso, perché il Csm è la nostra casa madre anche quando ci dà torto».

 

Ieri, prima di prendere il treno per Salerno, un ultimo consiglio ai suoi pm. «D’ora in poi, tutti i processi vi sembreranno bazzecole in confronto a questo. È il rischio più grande. Ricordatelo anche quando sarò lontano, a guardare tramonti e a pescare. Ora tocca a voi, io ho già combattuto troppo».

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