QUANTI AGENTI SEGRETI NEGLI INTRIGHI DI LAVITOLA – PETER GOMEZ SENTE GRAN PUZZA DI COMPLOTTONE: “ATTORNO A RANUCCI CORRONO DA ANNI DUE STORIE PARALLELE. DA UNA PARTE C’È UN’OPERAZIONE CONTRO ‘REPORT’ CHE DURA DA ANNI ED È SCRITTA NELLE QUERELE, NEGLI ATTI PARLAMENTARI, NEGLI ARTICOLI DI GIORNALE E NEGLI AUDIT - DALL’ALTRA C’È IL DOPPIO, TRIPLO GIOCO, DI LAVITOLA. UN UOMO CHE DA SEMPRE SI MUOVE TRA POTERE, AFFARI, POLITICA E 007 - UN UOMO CHE RIESCE A GUADAGNARE LA FIDUCIA E L’AMICIZIA DI RANUCCI PROPRIO MENTRE IN MOLTI CERCANO DI INDEBOLIRE ‘REPORT’ - PUÒ ESSERE UNA COINCIDENZA. MA LE COINCIDENZE, PRIMA DI ESSERE ARCHIVIATE, VANNO INDAGATE...’’
Articolo di Peter Gomez per ‘’Millennium’’ - Estratti
millennium - ottobre 2026 - operazione report
[…] Attorno a Report e al suo ex conduttore corrono infatti da anni due storie parallele. La prima è pubblica e documentata. Dell’altra conosciamo soltanto alcuni pezzi, senza sapere se appartengano davvero allo stesso mosaico. Ma visto che a pensar male si fa peccato e a non pensare si fa male il mestiere di giornalista, in questo numero di Millennium mettiamo sul tavolo le tessere che abbiamo.
Cominciamo dalla prima storia. L’operazione contro Report non nasce con la bomba. E nemmeno con questo governo. Inizia più di dieci anni fa, quando Ranucci si occupa in prima persona degli affari dell’amministrazione dell’allora sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi.
La reazione politica è pesante: interrogazioni prima e dopo la messa in onda, accuse di aver utilizzato soldi Rai per acquistare presunti video compromettenti, raffiche di querele. Tutto archiviato. Ma da quel momento Ranucci e Report finiscono stabilmente nel mirino.
sigfrido ranucci e valter lavitola
Dal 2020 la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai si occupa non soltanto di ciò che Report racconta, ma anche di come lavora: fonti, collaboratori, consulenze, costi.
Nel 2021 arriva il caso dell’incontro all’Autogrill tra Matteo Renzi e Marco Mancini, uomo dei servizi, ripreso da una professoressa e mandato in onda. Esposti, altre interrogazioni, riunioni del Copasir.
Poi spunta un dossier anonimo. Nel documento si parla di mobbing, manipolazioni e perfino di avance sessuali. In Rai, inizialmente, lo cestinano. Ranucci denuncia tutto in Procura. Ma l’anonimo risorge in Parlamento, arriva in Vigilanza e finisce all’Audit Rai. Gli anonimi hanno sette vite. Quelli contro Report, qualcuna in più.
Nel 2023 Ranucci viene convocato in Parlamento e ricorda di aver affrontato 176 tra querele e richieste di risarcimento. Il forzista Maurizio Gasparri, che ha visto una foto pubblicata su Il Riformista, prende la parola in commissione e dice: “Poi c’è Tele Lavitola: c’è il ristorante di Lavitola che è un posto importante, con uomini e donne, bionde e bruni che frequentano (…); di questo ci occuperemo in altra sede perché pure Tele Lavitola è un capitolo. Ranucci conosce bene la questione”.
Poi Gasparri e il suo collega Roberto Rosso chiedono al ministro della Giustizia perché la magistratura non proceda sulle tante querele. La risposta è istruttiva: dal 2021, a Roma, risultano 21 procedimenti penali. Sei ancora in indagine, due trasferiti. Gli altri archiviati.
[…] non occorre l’intelligence per capire che contro Ranucci si combatte ormai da anni una guerra politica e mediatica. Una guerra diventata ancora più dura da quando Report ha concentrato molte delle sue inchieste sulla destra e sugli esponenti del governo Meloni. Questa è la storia visibile. Poi ce n’è un’altra.
Parte nel 2019. Nella vita di Ranucci entra Valter Lavitola e gli consegna un’informazione: qualcuno ti sta spiando attraverso un’agenzia investigativa privata. Ranucci ascolta. E lo registra di nascosto. Secondo la ricostruzione del nostro Marco Lillo sul Fatto, trascrive la conversazione e porta tutto in Procura.
SIGFRIDO RANUCCI E VALTER LAVITOLA - VIGNETTA BY NATANGELO
L’amicizia nasce dunque dalla diffidenza. E da una rivelazione che, con il passare dei mesi, contribuisce parecchio a trasformare quella diffidenza in confidenza. Se fossimo nel mondo dei servizi segreti parleremmo di infiltrazione e poi di manipolazione: un termine utilizzato proprio dai magistrati per descrivere il rapporto tra Ranucci e Lavitola. Uno 007 avvicina un soggetto, ne conquista la fiducia, raccoglie informazioni e, fornendogliene a propria volta, prova a orientarne il comportamento.
Lavitola, però, non è uno 007. È un ex craxiano dalla parlantina sciolta, utilizzato in passato da Silvio Berlusconi in operazioni a volte borderline – la casa di Montecarlo di Gianfranco Fini – e altre volte illegali, come la compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi.
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
Secondo la giustizia italiana è anche un ricattatore: è stato condannato per tentata estorsione ai danni dello stesso fondatore di Forza Italia. Si dice amico del cofondatore del partito Marcello Dell’Utri e coltiva da anni una fitta rete di rapporti in Sud America, anche con politici di primo piano, in Brasile, Panama e Argentina.
Non è un agente segreto. O almeno non risulta. Ma di uomini dei servizi ne ha conosciuti parecchi. Nel 2009 parla spesso al telefono con Paolo Poletti, già capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza e allora vicedirettore dell’Aisi. Lo chiama «James». James Bond, naturalmente.
giampaolo tarantini in aula a bari foto ariceri per corriere 2
Insieme seguono la sponsorizzazione del generale Emilio Spaziante per i vertici della Guardia di Finanza. Lavitola organizza un incontro riservato con Berlusconi. Poi riferisce a Poletti. Nel 2011, nelle carte dell’inchiesta P4, compare un maresciallo del Ros, indicato nelle indagini come fonte di informazioni giudiziarie riservate. Vuole entrare nell’Aise.
Secondo l’uomo che sussurrava ai potenti, Luigi Bisignani (tessera P2 n. 1689), il maresciallo passa da Lavitola. Lavitola da Berlusconi. Berlusconi parla con qualcuno dell’Aise. Una specie di ufficio di collocamento. Ma riservato.
Giampaolo Tarantini, il giovane imprenditore pugliese che procurava ragazze al Cavaliere, racconta intanto ai magistrati che Lavitola diceva “di avere rapporti con la Cia”. Di certo Lavitola conosce bene Robert Gorelick, all’epoca capocentro degli 007 americani in Italia dopo precedenti incarichi in Sud America, tra Panama e Perù.
VALTER LAVITOLA - RICARDO MARTINELLI - SILVIO BERLUSCONI
Nel 2012 sua sorella Maria Lavitola riferisce anzi una confidenza di Neire Gomes, amica e collaboratrice brasiliana di Valter. Neire le ha detto che il fratello si trovava in Argentina per “lavori come mercenario” e che in passato si era mossa con lui “per conto dei servizi segreti”. Poi c’è Lavitola in persona, che ricorda di essere stato aiutato nell’Operazione Montecarlo contro Gianfranco Fini dal capocentro dell’MI6 britannico nei Caraibi.
In quello stesso periodo Valter si muove a Panama tra il presidente Ricardo Martinelli e Finmeccanica cercando di piazzare elicotteri AgustaWestland, radar Selex e cartografia Telespazio. Sicurezza e lotta al narcotraffico. Non proprio import-export di mozzarelle.
SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI resize
I servizi, anzi la Cia, ricompaiono anche nelle carte dell’inchiesta sulla cosiddetta Operazione Libertà, la compravendita di parlamentari per far cadere il governo Prodi. In quella vicenda Sergio De Gregorio, ex senatore e socio di Lavitola ne L’Avanti, patteggia per la corruzione legata ai tre milioni di euro versati da Berlusconi proprio grazie a Valter.
Interrogato, De Gregorio ricorderà di aver organizzato un pranzo tra l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella e Gorelick. Secondo De Gregorio, durante quell’incontro lo 007 americano avrebbe detto che Washington vedeva con favore la fine del governo Prodi. Il pm gli chiede: “Volevano far cadere il governo pure loro?”. Risposta: “Sì”. Gorelick confermerà il pranzo. Ma definirà il resto “una balla”.
MARCELLO DELLUTRI E SILVIO BERLUSCONI
Poletti-Aisi. Il maresciallo del Ros-Aise. Il presunto lavoro “per conto dei servizi segreti”. L’uomo dell’MI6. Gorelick. Le armi a Panama. Lavitola non risulta essere stato un agente segreto. Ma per considerare l’intelligence una comparsa occasionale nella sua biografia occorre una certa innocenza.
Nel mosaico c’è poi un’altra tessera: Marcello Dell’Utri. Nel 2021 Lavitola porta Ranucci dall’ex senatore condannato per fatti di mafia. L’intervista sperata non si farà, ma l’ex craxiano dimostra ancora una volta di saper aprire tante porte. Anche perché tre anni dopo quel cognome ricompare.
gianfranco fini valter lavitola
Occhio alle date. È il 7 luglio 2024. Lavitola ha in mano una bozza di accordo destinata a chiudere l’affare africano dei carbon credit, un business potenzialmente miliardario che in ogni caso gli consente di aprire società e conti correnti in mezzo mondo (in passato Lavitola in Brasile è stato sospettato di riciclaggio, ma la vicenda si è chiusa in un nulla di fatto).
In quella bozza compare, attraverso un’intestazione fiduciaria di quote, anche il nome di Marco Dell’Utri, figlio di Marcello. È una bozza. Gli interessati negano che Dell’Utri junior sia poi effettivamente entrato nell’affare che porterà Lavitola a incassare forse un milione e ottocentomila euro.
Due giorni dopo, il 9 luglio, Lavitola riapre una causa civile in cui chiede a Marcello Dell’Utri, agli eredi di Silvio Berlusconi – Marina e Pier Silvio – e alla sua ultima compagna Marta Fascina sei milioni di euro per presunti servigi resi al defunto Cavaliere. Non presenterà però né prove né testimoni. La causa si chiuderà nel 2026 con la sua sconfitta. Perché lo fa? Mistero.
Poi c’è la bomba. Il 16 ottobre 2025 esplode davanti alla casa di Ranucci e, dopo mesi di indagini, gli investigatori arrivano a Lavitola. Per il Gip, Ranucci era all’oscuro di tutto. Le intercettazioni finora depositate mostrano un Lavitola che, anche dopo la prima perquisizione, continua a cercare di convincere Ranucci dell’assurdità della pista investigativa aperta contro di lui.
Mentre fuori alcuni giornali di destra insinuano subito che Ranucci sapesse, dentro l’inchiesta Lavitola continua dunque a ingannarlo. Ma viene arrestato. Interrogato confessa e dice che Ranucci non c’entra. Anche se la sua nuova amante brasiliana, ripresa di nascosto dalle telecamere tv, si fa scappare “per me lo copre”, resta un fatto: Lavitola con i giornalisti e soprattutto i magistrati lo ha sempre escluso. E il giudice gli crede.
Ed eccoci al punto. Da una parte c’è un’operazione contro Report che dura da anni ed è scritta nelle querele, negli atti parlamentari, negli articoli di giornale e negli Audit.
Dall’altra c’è il doppio, triplo gioco, di Lavitola. Un uomo che da sempre si muove tra potere, affari, politica e 007. Un uomo che riesce a guadagnare la fiducia e l’amicizia di Ranucci proprio mentre in molti cercano di indebolire Report. Può essere una coincidenza. Ma le coincidenze, prima di essere archiviate, vanno indagate.
robert gorelick
flavio tosi
SILVIO BERLUSCONI - RICARDO MARTINELLI - VALTER LAVITOLA
paolo poletti
silvio berlusconi valter lavitola lula
IL MESSIA - UN FILM DI VALTER LAVITOLA
MAURIZIO GASPARRI FIRMA DENUNCIA CONTRO SIGFRIDO RANUCCI
VALTER LAVITOLA DURANTE UNO DEI SUOI SAFARI IN AFRICA
LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI
Natalia Potenza VALTER LAVITOLA




