angelo panebianco contestato all universita di bologna -3

DAL SOCIALISMO AL SOCIAL NETWORK - QUATTRO RAGAZZOTTI CON LA BARBETTA SCIMMIOTTANO I MOVIMENTI DEGLI ANNI ’70 E TENGONO IN “OSTAGGIO” L’UNIVERSITA’ DI BOLOGNA - I VIGILANTES NON ENTRANO PIU’ ALL’INTERNO DEL QUARTIERE UNIVERSITARIO

Yvonne Digi per “Libero Quotidiano

 

angelo panebianco contestato all universita di bologna  2angelo panebianco contestato all universita di bologna 2

Immaginateli così, come sono. Quattro giovanotti dentro a una stanzetta con le pareti dipinte di rosso e tanta puzza di fumo. Sigaretta in bocca, barbetta, girano in tondo intorno a un tavolo e pensano. Pensano agli slogan ad effetto, alle frasi «di lotta» da postare su Facebook e alla prossima scritta con cui imbrattare i muri.

 

Si sentono importanti così, al centro del mondo, adepti di una nuova, necessaria, Resistenza. Resistenza a cosa, non si sa. Ma è sempre una bella parola con cui riempirsi la bocca. Intanto fuori, a pochi metri, in quella che loro considerano la «Bologna libera, giovane e vera» ci sono gli spaccini, in pieno giorno, appostati ai quattro angoli della piazza a controllare chi va e chi viene, i ricettatori di biciclette, i venditori abusivi e tanti borseggiatori che fanno la posta a chi passa di lì.

angelo panebianco contestato all universita di bologna  1angelo panebianco contestato all universita di bologna 1

 

Questa è la loro idea di città, la loro idea di lotta. E questi sono gli «antagonisti» dei collettivi studenteschi bolognesi, quelli che con le loro proteste (scimmiottate dagli anni '70), con i loro slogan sempre uguali e qualche corteo buono per menar le mani, pretendono di fare il bello e il cattivo tempo all' università. E il fatto è che ci riescono pure.

 

angelo panebianco contestato all universita di bologna  3angelo panebianco contestato all universita di bologna 3

Nei dipartimenti di Lettere, Storia e Filosofia che affacciano su via Zamboni, aule e corridoi, coperti di murales, tutto sembrano fuorché luoghi di studio e i professori, che si aggirano per quelle stanze con l' aria mesta di chi è a casa d' altri, strappano quasi un sorriso.

 

Anche fuori l' hanno avuta vinta: nel quartiere universitario il presidio dei vigili urbani che tentava di vegliare sull' ordine della famigerata piazza Verdi ha chiuso i battenti da un paio d' anni, sostituito da qualche camionetta che passa ogni tanto e, due giorni fa, anche le guardie armate mandate a sorvegliare la zona, prima ancora di cominciare il lavoro hanno battuto in ritirata.

 

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Li hanno respinti quelli con la barbetta: tirando due uova e due strilli, scimmiottando, con gesti vuoti, i tempi che furono. Niente abbagli però. Qui ad andare in scena è solo l' ennesima pantomima che serve a nutrire la pancia di una sinistra ormai vuota.

 

Un gioco delle parti a cui tutti si prestano volentieri: gli studenti che si fingono ribelli e diventano protagonisti, il rettore che lascia occupare le aule in cambio di qualche iscritto in più attirato dal mito dell' università «alternativa» e la politica che finge, ogni tanto, di indignarsi quando la violenza passa il segno, come nel caso delle improvvisate intimidatorie al professor Panebianco.

 

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Delle contestazioni, quelle vere, fatte nel bene o nel male per cambiare la storia, non rimane traccia. Qui si tratta esclusivamente di potere: gruppetti di studenti che si tramandano, malamente, lo charme dei movimenti del secolo scorso e si sentono padroni di un pezzo di città.

 

Le ronde armate? «Qui non possono entrare». Nemmeno se servono a ripulire i bagni degli studenti da gente che si droga. Perché? «Sarebbe una provocazione». Contro chi? «Contro un quartiere che non accetta militarizzazioni». Di cosa stiano parlando, lo sanno solo loro. O meglio, loro e tutti i delinquenti che, ammantati da un' aura di ribellione, continuano indisturbati a fare i loro traffici. Chissà se ci credono davvero.

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La sceneggiata comunque regge: appena tre giorni fa dopo l' eco mediatica del caso Panebianco, interrotto durante le lezioni alla facoltà di Scienze Politiche, l' Ateneo, con un sussulto, aveva deciso di mandare i vigilantes armati a fare qualche passaggio in più nelle zone calde.

 

Il servizio, però, è già stato sospeso e lì dove gli autonomi hanno i loro «covi» le ronde non passano più. I ras del quartierino cantano vittoria e tutto torna com' era. Compreso l' affare del controllo delle sedi, gestito (poteva essere altrimenti?) da un colosso cooperativo.

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Si tratta di Coopservice, affiliato a Legacoop. A loro l' Ateneo ha affidato, nel 2014, un appalto da 1,2 milioni di euro, proprio per i servizi di portineria e vigilanza nei dipartimenti, per un costo dichiarato di 16 euro l' ora.

 

Subito dopo l' affidamento, però, l' inghippo è venuto fuori: i dipendenti, messi a guardia delle aule, hanno dato il via ad una protesta denunciando una paga oraria da fame: tra i tre e i sette euro l' ora a seconda dell' anzianità. E chi ha dato loro man forte nella protesta?

 

Sempre gli autonomi dei collettivi, gli stessi che poi le aule gliele occupano sotto al naso e che, adesso, hanno deciso che le ronde (di Coopservce) in facoltà non ci devono entrare. E le ronde, infatti, non entrano.

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