“LA GALASSIA ASKATASUNA? UNA MACCHINA ORGANIZZATIVA CAPACE DI PIANIFICARE UN GIUBILEO O LA TOURNÉE DI UNA ROCKSTAR” – COSI’ LA DIGOS DEFINISCE IL CENTRO SOCIALE TORINESE ASKATASUNA CHE HA FAGOCITATO IL MOVIMENTO NO TAV. GLI INQUIRENTI RITENGONO CHE SIA DI "ASKA" LA REGIA DELLA GUERRIGLIA DI CHIOMONTE IN VAL DI SUSA - A VENAUS SONO ARRIVATE 40 MILA PERSONE. IL “BLOCCO NERO” È GIUNTO DALL’ESTERO, MENTRE A URLARE "SIAMO TUTTI BLACK BLOC" SONO STATI I VECCHI LEADER NO TAV - SABATO CI SARÀ UN ALTRO SIT-IN A SUSA, AL QUALE ADERISCONO MOLTI GRUPPI ANARCHICI. ANCHE LORO MARCERANNO SUI CANTIERI DELLA TAV, MA “SOLO PER UN’AZIONE DIMOSTRATIVA” - IL NODO FINANZIAMENTI E LA STRUTTURA DI "ASKA": DALLA PORTAVOCE MARTINA LOSANO AGLI ORGANIZZATORI, DALL'IDEOLOGO GUIDO BORIO AL RUOLO DI ANDREA BONADONNA…
Alfio Sciacca per corriere.it - Estratti
Nonostante gli shorts in jeans e gli scarponi ha il portamento di una manager. Si fa presto a dire Askatasuna. Li immagini storditi da dibattiti fumosi e capaci solo di spaccare vetrine. E invece nella conferenza stampa dopo la guerriglia di Chiomonte si presenta la portavoce: Martina Losano, 36 anni e una laurea alla Lumière di Lione. Garbata e professionale nei rapporti con i giornali, anche quelli «nemici». È lei a scrivere i comunicati sulle pagine social «Autonomia 47» e «Network antagonista». Obiettivamente un biglietto da visita che disorienta.
Le aggressioni alla polizia o gli assalti ai giornali non possono essere cancellati dalla storia, passata e recente, di Askatasuna. Molti suoi leader sono stati condannati o sono a processo. Nonostante ciò il movimento riesce a intercettare tantissimi giovani. Ora più che in passato. E mostra una straordinaria capacità organizzativa. Figlia forse delle radici sabaude. Il recente «Festival dell’Alta Felicità» è stata la più imponente dimostrazione di vitalità di Askatasuna. A Venaus sono arrivate 40 mila persone. Molti alla loro prima volta. Attratti più che dalle battaglie No Tav, dalla voglia di «ribellarsi a uno Stato che reprime e uccide».
La macchina organizzativa
È vero che i giovani si adattano a tutto, ma non è facile gestire le sistemazioni in tenda, cucine da campo, servizi igienici. E poi dibattiti, eventi, concerti. Alla guida dell’imponente macchina organizzativa c’è un altro giovane, Michele Raffaele, 35 anni. È stato lui a coordinare artisti, maestranze e volontari. La fascinazione per la sua capacità organizzativa ha fatto breccia persino su qualche funzionario della Digos. «Se la mettesse al servizio di altre cause — confessa — potrebbe organizzare un giubileo o la tournée di una rockstar».
I finanziamenti
Non è comunque chiaro come sia stato finanziato il festival. «Paghi il cibo, il resto è gratis»: questa la formula per chi è arrivato a Venaus da tutta Italia e dall’estero. In più c’è stata la raccolta fondi online: appena seimila euro. Poca cosa rispetto a ciò che si è visto.
Altro giovane di Askatasuna è Stefano Millesimo, 27 anni. Megafono in mano è sempre in testa ai cortei e ha grande carisma e capacità di trascinare i ragazzi. Anche se c’è chi ritiene che dietro le quinte ci siano sempre i soliti nomi. Loro, giovani o vecchi, insistono: «Askatasuna non ha leader, siamo tutti sullo stesso piano».
Restano comunque centrali figure come il filosofo Guido Borio, considerato l’ideologo del movimento. O Andrea Bonadonna e Giorgio Rossetto. Quest’ultimo con l’obbligo della sorveglianza speciale.
Con o senza leader un dato è certo: Askatasuna ha ormai fagocitato il movimento No Tav. Gli inquirenti ritengono che sia sua la regia della guerriglia di Chiomonte. Restando sempre nell’ombra. Il «blocco nero» è arrivato dall’estero, mentre a urlare «siamo tutti black bloc» sono stati i vecchi leader No Tav, come Nicoletta Dosio. In carcere c’è già stata e con i suoi 80 anni non teme più nulla.
Di fatto Askatasuna rivendica «la vittoria di Chiomonte». E a distanza di una settimana replica. Sabato ci sarà un altro campo a Susa, al quale aderiscono molti gruppi anarchici. Anche loro marceranno sui cantieri della Tav, ma «solo per un’azione dimostrativa: battere sui cancelli». E ieri l’annuncio di un’altra iniziativa a settembre, a Torino, «contro il riarmo».
scontri a torino tra polizia e manifestanti foto lapresse 5
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