intervento chirurgico

SE NON T’AMMAZZA LA MALATTIA, CI PENSANO I MEDICI - RINVIATI A GIUDIZIO TRE MEDICI DELLA CLINICA “VILLA BETANIA” A ROMA: I CHIRURGHI NON AVREBBERO SUTURATO IN TEMPO UNA LESIONE DI DUE CENTIMETRI PROVOCATA DURANTE LA CISTECTOMIA - PER COPRIRE L'ERRORE E’ STATA RITOCCATA LA CARTELLA CLINICA ADDEBITANDO LA COMPLICANZA AD ALTRO…

Adelaide Pierucci per “il Messaggero”

 

Il paziente muore dissanguato durante un intervento. E per coprire l'errore i chirurghi ritoccano la cartella clinica addebitando la complicanza ad altro. Omicidio colposo e falso. Sono due le accuse che hanno portato al rinvio a giudizio di tre medici della clinica Villa Betania, componenti della equipe che il 2 marzo 2017 aveva operato un pensionato dei Parioli, Giulio De Cicco.

 

CASA DI CURA VILLA BETANIA

Il paziente, 78 anni, era stato preparato ad affrontare l'asportazione della vescica con tranquillità: «Avrà tanti anni davanti». Senonché sulla cartella clinica il consenso all'intervento è risultato classificato a «rischio morte per tabula». Alle spalle del processo che si aprirà nel febbraio 2020 una inchiesta delicata e piena di colpi di scena, avviata dopo la denuncia della vedova De Cicco, assistita dall'avvocato Anna Romano.

 

L'ERRORE

A scatenare l'emorragia la recisione di una vena durante l'intervento che si sarebbe presentato più complesso del previsto. E, secondo gli specialisti nominati dalla procura, non adeguatamente fronteggiato dopo l'errore. Sulla cartella finiscono annotate due trasfusioni. A quanto pare incompatibili con l'arrivo delle sacche da un altro ospedale. Per ora dal ventaglio di accuse è uscito solo l'anestesista presente in sala operatoria. Difeso dall'avvocato Marco Macchia, che ne aveva sollecitato il rito abbreviato, è stato assolto in fase preliminare, lo stesso giorno in cui è stato disposto il rinvio a giudizio dei tre colleghi.

 

intervento chirurgico

La vedova del paziente si era decisa a sporgere denuncia solo un mese dopo quando, assieme ai figli, aveva notato incongruenze e anomalie sulla cartella. La battaglia per conoscere la verità era solo all'inizio. Il cadavere era già stato sepolto e alla procura non resta che disporne la riesumazione. Alla fine, per altre responsabilità in obitorio, davanti al medico legale, finisce pure la salma sbagliata.

 

Passano altri giorni, quindi. Corretto l'errore, di certo non addebitabile ai medici, dagli accertamenti sulla salma emerge che, in effetti, il decesso del pensionato sarebbe stato provocato da una condotta negligente. I chirurghi non avrebbero suturato in tempo una lesione di due centimetri provocata durante la cistectomia. E scambiato (almeno in cartella clinica) uno choc emorragico in cardiaco.

 

«Lo scorretto e non tempestivo intervento», scrive il pm Pantaleo Polifemo, titolare dell'inchiesta «si desumono dalla circostanza che nella cartella clinica è stata omessa la descrizione delle modalità di individuazione e di sutura delle emorragie e non riportato l'andamento dei parametri».

intervento chirurgico 2

 

«Non sono annotati nemmeno gli interventi nell'ora prima del decesso», prosegue la contestazione. Ma è la contraddizione sull'entità del sanguinamento che allarma di più l'autorità giudiziaria. «Quattro litri e mezzo per l'anestesista e due per i chirurghi», annota il magistrato contestando così anche il reato di falso, oltre che l'omicidio colposo per lo sbaglio nell'esecuzione. In base alla denuncia, a differenza di quanto indicato nella cartella clinica, inoltre non sarebbe stata presente in sala operatoria una equipe specializzata in rianimazione. «Le posizioni dei chirurghi saranno chiarite in dibattimento quando saranno sentiti i nostri consulenti», ha detto uno dei difensori dei tre chirurghi, l'avvocato Giuseppe Falvo.

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