stretto di bab el mandeb hormuz

QUI RISCHIAMO IL CAOS PETROLIFERO! – SE GLI HOUTHI TORNASSERO A BERSAGLIARE LE NAVI IN TRANSITO DI FRONTE ALLE COSTE DELLO YEMEN ANCHE LO STRETTO DI BAB EL MANDEB, PORTA D'ACCESSO AL MAR ROSSO, SI CHIUDEREBBE E LA TEMPESTA SUI FLUSSI GLOBALI DI ENERGIA E DI MERCI DIVENTEREBBE PERFETTA - CON LA GUERRA ALL’IRAN, I PORTI SAUDITI SONO DIVENTATI UNA PREZIOSA ALTERNATIVA ALLO STRETTO DI HORMUZ: DA LÌ PASSANO RIFORNIMENTI ESSENZIALI PER I PAESI DEL GOLFO, DA LÌ ESCONO OGNI GIORNO 4 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO SAUDITA SPEDITO VIA TUBO ATTRAVERSO IL PAESE (E DIRETTO PER LO PIÙ IN ASIA) - SE ANCHE BAB EL MANDEB FOSSE CHIUSO, ANCHE QUEL PETROLIO SPARIREBBE DAL MERCATO, PORTANDO LA RIDUZIONE DI OFFERTA VICINO AI 15 MILIONI DI BARILI E IL PREZZO POTREBBE SALIRE VERSO 150 DOLLARI…

1 - GLI HOUTHI ALL'ATTACCO TOCCA AL MAR ROSSO L'IRAN COLPISCE AEREO USA

Estratto dell’articolo di Filippo Santelli per “la Repubblica”

 

Dopo essere rimasti silenti per un mese anche gli Houthi scendono in guerra a fianco dell'Iran, in un'ulteriore escalation del conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele. Ieri la milizia sciita che controlla gran parte dello Yemen, esponente del cosiddetto "asse della resistenza" finanziato e armato da Teheran, ha lanciato due missili – entrambi intercettati - contro Israele.

 

GOLFO DI ADEN E STRETTO DI BAB EL MANDEB

Oltre a far salire la pressione su Tel Aviv, il cui scudo di difesa mostra diverse crepe, i suoi colpi sono anche un avvertimento per il resto del mondo. Con l'Iran che già blocca Hormuz, crocevia degli idrocarburi del Golfo, se gli Houthi tornassero a bersagliare le navi in transito di fronte alle sue coste anche lo Stretto di Bab el Mandeb, porta d'accesso al Mar Rosso, si chiuderebbe. E la tempesta sui flussi globali di energia e di merci, strozzati in due snodi chiave dalla guerra asimmetrica di Teheran, diventerebbe perfetta.

 

ribelli houthi 1

I miliziani avevano già provocato quel blocco nel 2023, dopo l'offensiva di Israele su Gaza, vietando la rotta Est-Ovest da cui transitano il 30% dei commerci globali. Nonostante le missioni di sicurezza internazionali e la (fragile) tregua tra gli Houthi e i vicini-nemici sauditi, ancora oggi il traffico nel Mar Rosso è ridotto a metà. Con il nuovo conflitto però i porti sauditi sulle sue sponde sono diventati una preziosa alternativa a Hormuz: da lì passano rifornimenti essenziali per i Paesi del Golfo, da lì escono ogni giorno 4 milioni di barili di greggio saudita spedito via tubo attraverso il Paese (e diretto per lo più in Asia).

ribelli houthi 3

 

Se anche Bab el Mandeb fosse chiuso – o se gli Houthi attaccassero i porti sauditi – anche quel petrolio sparirebbe dal mercato, portando la riduzione di offerta vicino ai 15 milioni di barili. In questo scenario il prezzo potrebbe salire verso 150 dollari, a cui si aggiungerebbero altri rincari del gas e dei costi dei trasporti. Uno shock enorme. […]

 

2 - MISSILI E LEADER AUTONOMI LA NUOVA MINACCIA SUL GOLFO

Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”

 

L'entrata in azione degli Houthi moltiplica gli interrogativi sul futuro del conflitto. Finora si sono limitati ad attaccare Israele, ma la minaccia più grande riguarda il Mar Rosso: se cominciassero a colpire il traffico navale diretto a Bab el Mandeb potrebbero infliggere il colpo di grazia al traffico petrolifero. Proprio ieri l'oleodotto saudita che collega con il porto occidentale di Yanbu ha raggiunto la capacità di 7 milioni di barili al giorno. È l'unico greggio della regione che sfugge al controllo iraniano di Hormuz e adesso rischia di finire sotto tiro.

 

ribelli houthi 2

La milizia yemenita ha subìto bombardamenti massicci negli scorsi due anni ma è stata capace di una resistenza sorprendente. Ha obbligato Donald Trump nel maggio scorso chiudere con un patto di non aggressione la prima campagna della sua presidenza, dopo che più volte l'Us Navy è stata messa in difficoltà dagli sciami di droni e missili.

 

[…] Sul modello dei pasdaran, avrebbero disperso i depositi e dato indicazioni ai comandanti delle rampe per agire autonomamente, senza esporre le loro posizioni con trasmissioni radio. Nessuno sa con esattezza quanti armamenti abbiano conservato. I tecnici yemeniti li assemblano in patria, usando però componenti iraniane e cinesi. Anche loro hanno intensificato negli ultimi mesi la produzione e si stima che oggi dispongano di una quantità rilevante di droni mentre i missili balistici sarebbero al massimo duecento. E se decidessero di aprire il fuoco contro i Paesi del Golfo o le basi americane, potrebbero creare seri problemi alle difese logorate da un mese di lotta.

ribelli houthi 6

 

Teheran continua a scagliare ordigni contro tutte le infrastrutture della regione, spesso come reazione ai bombardamenti israeliani: in risposta alla distruzione delle acciaierie, ad esempio, ieri ha preso di mira gli impianti di alluminio degli Emirati.

La situazione più preoccupante riguarda gli aeroporti dove sono stati accumulati i jet statunitensi: si è scoperto che quello saudita Prince Sultan è stato centrato due volte in una settimana. […]

 

[…] Tutta la pianificazione del Pentagono mostra i suoi limiti: non ci sono forze navali sufficienti per scortare le petroliere nel Golfo Persico, figuriamoci per compiere la stessa missione nel Mar Rosso. Sembra probabile la partenza della portaerei Bush per rimpiazzare la Ford, ferma a Creta per le riparazioni dopo un incendio a bordo. Squadriglie di F35, F16 ed F18 vanno a sostituire i caccia in attesa di manutenzione. E ci sono campanelli di allarme sulle scorte di missili. L'Us Navy avrebbe utilizzato contro l'Iran 850 cruise Tomahawk: più di quelli consumati in tutta la guerra in Iraq del 2003; il quadruplo rispetto al Kosovo. […]

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