andrea sempio delitto di garlasco roberto saviano

IL TRUE CRIME, LA GRANDE DISTRAZIONE DI MASSA – “C'È QUALCOSA DI OSCENO NEL MODO IN CUI UN PAESE INTERO SI È SEDUTO A TAVOLA DAVANTI A GARLASCO CON TOVAGLIOLO E FORCHETTA” – L’INTEMERATA DI ROBERTO SAVIANO PER IL MODO IN CUI I MEDIA STANNO SEGUENDO LA NUOVA INCHIESTA SULL’OMICIDIO DI CHIARA POGGI: “AUDIO RUBATI DI UN INDAGATO MANDATI IN ONDA A COLAZIONE, APPUNTI PRIVATI LETTI COME NELLE SERIE SUGLI ADOLESCENTI TRASMESSE DA NETFLIX, PLASTICI, RICOSTRUZIONI IN 3D, CRIMINOLOGI IMPROVVISATI” – “UN PAESE CHE DISCUTE DI SEMPIO È UN PAESE CHE NON DISCUTE DI DELMASTRO. UN PAESE CHE SI APPASSIONA AL DELITTO DI AVETRANA È UN PAESE CHE NON SI ACCORGE CHE L'INCHIESTA HYDRA ESISTE E MINA LE FONDAMENTA DELLA CITTÀ PIÙ CORROTTA D'ITALIA, MILANO. MENTRE GARLASCO RIEMPIE ORE DI PALINSESTO, A CROTONE, NEL SILENZIO GENERALE, È IN CORSO IL PROCESSO PER LA STRAGE DI CUTRO...”

Estratto dell’articolo di Roberto Saviano per “la Repubblica”

 

ANDREA SEMPIO

C'è qualcosa di profondamente osceno nel modo in cui un Paese intero, di nuovo, si è seduto a tavola davanti a Garlasco con tovagliolo e forchetta. Una ragazza è morta quasi vent'anni fa e oggi abbiamo deciso che quella morte debba essere una serie da rilanciare per la seconda stagione.

 

Audio rubati di un indagato mandati in onda a colazione, appunti privati letti come nelle serie sugli adolescenti trasmesse da Netflix, plastici, ricostruzioni in 3D, criminologi improvvisati, influencer da milioni di view che spiegano "i tre indizi che nessuno ha notato".

 

roberto saviano

[…] C'è una famiglia costretta a seppellire la figlia un'altra volta in diretta, c'è un condannato trasformato in personaggio di soap e poi un nuovo indagato, polverizzato dal linciaggio prima della sentenza. E noi a sgranocchiare, con un voyeurismo travestito da senso civico.

 

La verità non sta nei talk no-stop, né nei podcast a puntate, sta in un'aula, davanti a un giudice. E, anche in quel caso – per fortuna – si tratterebbe solo della verità giudiziaria.

 

Tutti diventano esperti senza sapere che è questa la malattia del nostro tempo. Si guarda mezz'ora di talk show e si esce con la sentenza in tasca, il colpevole già scelto. Il true crime italiano ha prodotto un Paese di giurati popolari permanenti, ognuno con la sua tesi, e questo è il contrario del sapere, è la sua parodia.

 

andrea delmastro mauro caroccia

Non è il fallimento del giornalismo, è la messa in pratica di una sua funzione che dovrebbe, al più, restare marginale, e invece ha mangiato tutto. Ma il true crime non ha sostituito lo studio del crimine organizzato per caso, lo ha sostituito perché era utile sostituirlo.

 

Un Paese che discute di Sempio è un Paese che non discute di Delmastro. Un Paese che si appassiona al delitto di Avetrana è un Paese che non si accorge che l'inchiesta Hydra esiste e mina le fondamenta della città più corrotta d'Italia, Milano.

Garlasco e Avetrana sono i due brand del male italiano, sono nomi che bastano a evocare la villetta, la cantina, il fidanzato sospetto, il vicino che sapeva.

 

ANDREA SEMPIO IN PROCURA A PAVIA

[…]  Erba, Novi Ligure, Brembate di Sopra, Cogne, sono l'atlante del male italiano da prima serata, fatto di villette, mansarde, cantine. Una toponomastica del nero che il pubblico conosce a memoria e qui sta lo scherzo crudele.

 

Mentre questo accade, Milano e Roma sono divorate da inchieste che ne mostrano la corruzione di ogni comparto: urbanistica, sanità, appalti, partiti, concessioni, fondazioni, università, persino pezzi di magistratura e di informazione. Eppure niente di tutto questo genera la passione e la gemmazione di divulgatori del true crime.

 

Un Paese che gioca al detective in poltrona è un Paese che ha rinunciato a chiedere conto ai detective veri, ai magistrati veri, ai giornalisti veri, a chi lavora e rischia. Mentre Garlasco riempie ore di palinsesto, a Crotone è in corso il processo per la strage di Cutro.

 

naufragio di Cutro

Sei imputati – quattro finanzieri e due ufficiali della Capitaneria – accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Siamo al cospetto di 94 morti, tra cui 35 minori e in questo caso sono state vietate le riprese in aula. Da un lato abbiamo un'invasione perenne, dall'altro la totale assenza, il silenzio più assordante.

 

All'udienza del 12 maggio2025 per la strage di Cutro in 113 si sono costituiti parte civile: familiari, sopravvissuti, Emergency, Sea Watch. Rumore mediatico nazionale zero. Nessun "criminologo da TikTok" sull'audio in cui qualcuno, da terra, decise che quel barcone non era in pericolo.

 

naufragio di Cutro

Garlasco è il format perfetto perché ha protagonisti privati, materiale masticato per vent'anni, zero rischio di querela, villetta borghese, ragazza italiana, fidanzato fotogenico, provincia rassicurante. Cutro è l'opposto su ogni voce. Gli imputati sono pezzi dello Stato.

 

La narrazione tocca il governo in carica e quel consiglio dei ministri convocato sul posto mentre il mare restituiva cadaveri. Le vittime sono persone nere, povere, straniere, in maggioranza minori. Il materiale qui non si orecchia, non si intuisce, bisogna studiare cos'è una Sar zone, cos'è Frontex, come funziona una catena di soccorso in mare.

 

ROBERTO SAVIANO E SIGFRIDO RANUCCI A OTTO E MEZZO

E dopo bisogna avere il fegato di parlare contro pezzi delle istituzioni, con il rischio di una querela, di una telefonata da viale Mazzini, di un'ospitata che salta, o anche più d'una. Oggi, una ragazza italiana uccisa nel 2007 vale, mediaticamente, infinite volte più di 94 stranieri morti (o meglio, a cui non è stato prestato soccorso) nel 2023.

 

E non chiamatelo porno. Il porno è un patto onesto fra chi guarda e chi si mostra. Il porno non mente, non si traveste da educazione sentimentale, non si presenta come dibattito pubblico, non chiede a chi guarda di considerarsi cittadino illuminato mentre si masturba. Rispetta il consenso e mostra la sua arte. Il true crime è l'esatto contrario.

 

andrea sempio a verissimo 4

Non c'è consenso perché la vittima non ha firmato nulla, la famiglia nemmeno e l'indagato è dato in pasto a milioni di occhi prima ancora di una sentenza. Non c'è onestà, si vende come giornalismo, come "memoria", come servizio pubblico, mentre è puro intrattenimento da prima serata.

 

La tassa etica dovrebbero pagarla coloro che fanno true crime, non il porno perché il delitto è trasformato in palinsesto, la cronaca giudiziaria è ridotta a serial della domenica con le sue squadre, i suoi ultras, i suoi cori da stadio. Sei team Sempio o team Stasi? Garantista o colpevolista? Come a San Siro.

 

andrea sempio bruno vespa

E il processo paga il prezzo più alto. Quando milioni di persone si convincono di sapere chi è stato perché lo hanno sentito ripetere in venti talk show, il giudice lavora in un frastuono permanente. I testimoni vengono contattati prima dai cronisti che dai magistrati, le perizie diventano anteprime, il consenso popolare anticipa la sentenza e qualunque verdetto difforme dall'opinione corrente e dal senso comune apparirà come scandaloso.

 

[…]

 

Due parole innocue, un anglicismo che si presenta come tecnico, quasi asettico, ma sappiate che, se il true crime ha sostituito lo studio del crimine organizzato, non è per caso, ma per scelta politica e algoritmica (e l'algoritmo non è mai neutro).

 

Seguire i flussi di denaro, i referenti politici, le banche che lavano, gli appalti pilotati e ancora, analizzare il crimine come fenomeno sociale, economico, politico, come sistema di potere parallelo e intrecciato al legale: studiare tutto questo è un lavoro complesso, di anni. Studiare tutto questo significa studiare lo Stato, le sue zone grigie, le sue complicità.

 

andrea sempio a cinque minuti di bruno vespa 1

Tifare per Sempio o per Stasi, discutere se Pacciani fosse pazzo o meno non richiede competenza, la simula. Non studia il crimine, lo recita. È il format perfetto per chi non ha mestiere: il materiale è già tutto lì, masticato e rimasticato, non devi indagare, perché i nomi li ha fatti la magistratura.

 

Costo zero, rischio zero, competenza zero. Apri il buco della serratura – in verità qualcuno lo ha già aperto, devi solo allargarlo – e inviti il pubblico a guardare dentro. Basta un microfono, una libreria finta, un faretto ad anello e nasce l'esperto che produce un pubblico identico a sé, che si sente competente perché ha visto sei puntate, che condanna o assolve perché "ha una sua idea". È il sapere come tifo, la giustizia come opinione, la cronaca come palestra dell'ignoranza assertiva.

 

ANDREA SEMPIO

Viviamo dentro un'economia dell'attenzione, e l'attenzione è la risorsa scarsa del capitalismo digitale. Chi controlla dove guardi, controlla cosa pensi, e chi controlla cosa pensi, controlla cosa puoi pretendere dalla democrazia.

 

Non chiamatelo giornalismo. Non chiamatelo nemmeno cattivo gusto. Chiamatelo per quello che è, ovvero distrazione di massa, una macchina per consumare il bisogno civile di verità riducendolo a tifo. Pura monnezza. Monnezza che sembra cibo, e proprio per questo non sazia ma fa l'esatto contrario: affama.

andrea sempio a porta a porta 3ANDREA SEMPIO A POMERIGGIO CINQUEIMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO - RICOSTRUZIONE DEI POSSIBILI EVENTIIMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCOsecondo scontrino del parcheggio di vigevano a casa della famiglia di andrea sempio

 

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