pietro emanuela orlandi

COSA SI NASCONDE DIETRO IL RAPIMENTO DI EMANUELA ORLANDI? - DOPO 40 ANNI IL VATICANO RIAPRE LE INDAGINI, A QUALI SEGRETI INCONFESSABILI SI POTREBBE ARRIVARE? - LE VARIE IPOTESI SUL MOVENTE: TERRORISMO INTERNAZIONALE, RICATTO LEGATO AL DISSESTO DELLE CASSE DELLA CHIESA (SCANDALO IOR-AMBROSIANO) O TORBIDI GIRI DI PEDOFILIA - IL FRATELLO DI EMANUELA, PIETRO: “NEL 2014 MI SONO ARRIVATI MESSAGGI WHATSAPP DA DUE PERSONE VICINE AL PAPA CHE PARLAVANO DI DOCUMENTI DI EMANUELA…

1. IL VATICANO RIAPRE IL CASO ORLANDI

F. Per per “il Corriere della Sera”

 

pietro orlandi 4

Il giallo della «ragazza con la fascetta» è riaperto. Dopo quasi 40 anni di intrighi, misteri, depistaggi. E con una sorpresa: stavolta (avendo la magistratura italiana archiviato definitivamente il caso nel 2015), a cercare la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la figlia quindicenne del messo pontificio di Wojtyla mai tornata a casa da quel 22 giugno 1983, sarà lo Stato Città del Vaticano, da sempre nel mirino di critiche per presunte reticenze o «verità negate».

 

 

pietro orlandi 3

La notizia è filtrata ieri a metà pomeriggio ed è stata confermata ufficialmente dalle autorità ecclesiastiche dopo un paio d’ore: è stato il Promotore di giustizia Alessandro Diddi, «anche sulla base delle richieste della famiglia», ad aprire un fascicolo sul caso Orlandi, che nella prima fase si intrecciò con l’attentato al Papa compiuto dal turco Ali Agca (13 maggio 1981) e poi finì per coinvolgere criminalità comune, servizi segreti, ambienti massonici e cancellerie di mezzo mondo.

 

Le indagini sono state affidate alla Gendarmeria vaticana, che si avvarrà anche dell’enorme mole di materiale istruttorio accumulato dalla Procura di Roma. Per la famiglia di Emanuela, che se fosse viva oggi avrebbe 55 anni, è in ogni caso una svolta attesissima. «Ben venga la nuova indagine, forse nata su impulso di papa Francesco. Sono convinto che la verità sia lì, in Vaticano»,è stato il commento di Pietro Orlandi, che ha messo sul tavolo un elemento concreto:

 

pietro orlandi 2

«Nel 2014 mi sono arrivati messaggi WhatsApp da due persone vicine al Papa che parlano di documenti di Emanuela, di cose di Emanuela». A cosa allude? «Spero di essere convocato», l’auspicio del fratello. Da parte sua l’avvocatessa della famiglia, Laura Sgrò, ha precisato di aver presentato in Vaticano due denunce, nel 2018 e 2019.

 

L’obiettivo degli inquirenti all’ombra del Cupolone sarà scandagliare tutti i fascicoli, i documenti, le segnalazioni, le informative, e interrogare testimoni ancora in vita, che possano fornire elementi utili. Un lavoro a 360 gradi: si seguiranno piste e indicazioni all’epoca non approfondite.

 

 

emanuela orlandi

Le nuove indagini, tra l’altro, potrebbero gettare luce anche sulla vicenda parallela della coetanea Mirella Gregori, scomparsa sempre nel 1983. Un doppio mistero sul quale, di recente, sono emerse novità: dall’esistenza di un giallo collegato (il delitto di Katy Skerl, 17enne uccisa nel 1984 la cui bara — come anticipato da Marco Accetti, reo confesso del sequestro Orlandi-Gregori — è stata rubata) alla rilettura di numerosi codici usati dai rapitori, che lasciano intravedere un movente multiplo: svolgere pressioni per indurre Agca a ritrattare le accuse alla Bulgaria («salvando» Mosca dal coinvolgimento nell’attentato) e «defenestrare» monsignor Marcinkus dallo Ior, finito in dissesto anche per i fondi inviati in Polonia per sostenere il sindacato Solidarnosc.

 

2. CASO ORLANDI: IN VATICANO RIPARTE L’INCHIESTA

Fabrizio Peronaci per “il Corriere della Sera”

 

emanuela orlandi

Il Vaticano riapre il caso Emanuela Orlandi. A quasi 40 anni dalla scomparsa della giovane cittadina vaticana, la volontà del Promotore di giustizia della Santa Sede è visionare di nuovo tutti i fascicoli, i documenti, le segnalazioni e le testimonianze. L’ultimo colpo di scena, con milioni di italiani in attesa di notizie, anche terribili — la possibile conferma della morte della ragazzina, dopo il recupero dei suoi resti — risale a tre anni e mezzo fa. Luglio 2019.

 

Quella volta le ossa di Emanuela Orlandi, in seguito alla lettera di un anonimo che aveva invitato a scavare «lì dove guarda la statua dell’angelo», erano state cercate in due sepolcri del Cimitero teutonico, in Vaticano, dove dovevano esserci le spoglie delle principesse Sophie von Hohenlohe e Carlotta Federica di Mecklemburgo, morte da un paio di secoli. Non c’erano né loro, le nobildonne, né la minima traccia della «ragazza con la fascetta».

 

E quello fu solo l’ultimo passaggio a vuoto: l’anno precedente, nel 2018, la ricerca dei resti era stata fatta in via Po, nel cortile della Nunziatura, dove erano affiorati un paio di scheletri, mentre nel 2017 si era rincorsa l’illusione di averla localizzata in Inghilterra, dopo il ritrovamento di una nota-spese (fasulla) che attestava lo stanziamento di 483 milioni di lire per tenere Emanuela in vita almeno fino al 1997...

presunto rendiconto vaticano su emanuela orlandi

 

Misteri, depistaggi, reticenze. Sono passati ormai 40 anni dal 22 giugno 1983, ma la fine di un’incolpevole quindicenne (e della coetanea Mirella Gregori, sparita 46 giorni prima) è più che mai d’attualità, come dimostra sia l’inchiesta annunciata ieri dal Vaticano sia la recente richiesta dei partiti d’opposizione (Pd, M5S e Azione) di istituire una commissione parlamentare ad hoc. Come per il caso Moro. Come per le stragi di Stato.

 

Già, perché la vera cifra della vicenda Orlandi, paradossalmente, più ci si allontana dai fatti più sembra emergere e ricondurre alle storie peggiori dell’Italia delle trame. Le domande centrali, da quell’estate 1983 scandita da comunicati all’apparenza deliranti, in fondo sono rimaste sempre le stesse. Cosa impedisce la verità?

CASO EMANUELA ORLANDI - MIGLIAIA DI RESTI AL CIMITERO TEUTONICO

 

Tirando il filo da un fatto di cronaca, a quali segreti inconfessabili si potrebbe arrivare? E ancora: quale fu il movente dell’azione dei rapitori che, attirandole in un tranello, tolsero ai loro affetti Emanuela e Mirella? Terrorismo internazionale nell’ambito della Guerra fredda (con l’obiettivo di far ritrattare Agca dopo le accuse di complicità a Est), ricatto legato al dissesto della casse papali (scandalo Ior-Ambrosiano) oppure torbidi giri sessuali?

 

CASO EMANUELA ORLANDI - MIGLIAIA DI RESTI AL CIMITERO TEUTONICO

Una risposta in controluce viene dall’analisi delle due inchieste sul caso Orlandi-Gregori. La prima, iniziata all’indomani del mancato ritorno a casa e conclusa ben 14 anni dopo, puntò sugli indizi emersi: le rivendicazioni (con alcune prove di possesso degli ostaggi), la richiesta di «scambio» con Alì Agca, le telefonate in Vaticano di un uomo, forse straniero, ribattezzato l’«Amerikano».

 

Il Papa polacco prese sul serio l’accaduto: Giovanni Paolo II rivolse addirittura 8 appelli per le ragazze, mentre il presidente Pertini arrivò a preparare una bozza del provvedimento di grazia per il turco, in un clima di grande tensione, con addosso gli occhi degli 007 dell’Est e dell’Ovest. Più si andava avanti, però, più il groviglio diventò inestricabile.

 

emanuela orlandi cimitero teutonico

Il tempo cura le ferite? Non degli Orlandi né dei Gregori, sempre in attesa. E così, dal 2008, con la seconda inchiesta centrata sulla partecipazione della banda della Magliana (grazie alle rivelazioni di Sabrina Minardi), il giallo tornò a decollare. L’«indegna» sepoltura del boss De Pedis a Sant’Apollinare, d’altra parte, gettava il sospetto su certe collusioni.

 

Le stesse raccontate da Marco Accetti, l’uomo che nel 2013 ha consegnato il flauto riconosciuto dalla famiglia come quello di Emanuela e messo a verbale le sue verità sui codici usati dagli ideatori del piano (laici criminali, tonache dissidenti, 007 deviati) per esercitare ricatti e condizionare la politica di Wojtyla. Siamo al 2015. quando anche la seconda inchiesta fu archiviata. E siamo tornati in Vaticano, dove da oggi si riprenderà a indagare.

emanuela orlandi mirella gregoripapa giovanni paolo ii ali agca

 

Ultimi Dagoreport

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...