L'ULTIMO DEI SOVIETICI - LO SPAESAMENTO DEL COSMONAUTA SERGEJ KRIKALËV, CHE PARTÌ DALL'UNIONE SOVIETICA E, UN ANNO DOPO, TORNÒ IN UN ALTRO PAESE CHE SI CHIAMAVA RUSSIA - TUTTO ERA CAMBIATO MENTRE ERA IN ORBITA: I SUOI PUNTI DI RIFERIMENTO ERANO CROLLATI - LA MISSIONE DI KRIKALËV DOVEVA DURARE SEI MESI, MA SI PROLUNGO' PERCHÉ MOSCA NON AVEVA I SOLDI PER FARLO RIENTRARE - QUANDO FINALMENTE TORNO' SULLA TERRA, IL PARTITO E L'IMPERO NON ESISTEVANO PIÙ: IL SUO STIPENDIO GLI PERMETTEVA DI COMPRARE DUE LITRI DI VODKA E UN CHILO DI SALSICCE...
Estratto da “Kolchoze”, l’ultimo libro di Emmanuel Carrere (pubblicato in Francia per P.O.L., uscirà in Italia per Adelphi in primavera) – da “Anteprima. La spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti
Lo spaesamento di quel cosmonauta, Sergej Krikalëv, che partì dall'Unione Sovietica per una missione di sei mesi a bordo della stazione Mir e tornò, un anno dopo, in un altro paese che si chiamava Russia.
Tutto era cambiato mentre era in orbita, tutti i suoi punti di riferimento erano crollati - ed era crollata anche l'industria spaziale, al punto che, se c'era voluto così tanto tempo per farlo rientrare sulla Terra, fu perché non c'erano più i mezzi per farlo. Si dovette mettere all'incanto la stazione spaziale: il Giappone mise dodici milioni di dollari, la Germania quattordici.
Quando Krikalëv uscì dalla sua capsula, il Partito e l'Impero non esistevano più, il suo bello stipendio gli permetteva di comprare due litri di vodka e un chilo di salsicce, e tutti dicevano che la Russia era diventato un paese del Terzo Mondo: l'Alto Volta, con i missili nucleari
Sergej Krikalëv
Sergej Krikalëv
