LA STRAGE DI CRANS-MONTANA, DOVE 40 PERSONE SONO MORTE A CAUSA DI UN INCENDIO DI UNA DISCOTECA, FA TORNARE IN MENTE LA VICENDA DELLA BANDA NEONAZISTA "LUDWIG": NEL 1984, MARCO FURLAN E WOLFGANG ABEL ENTRARONO NELLA DISCOTECA "MELAMARA", IN PROVINCIA DI MANTOVA, E TENTARONO DI APPICCARE UN ROGO SVERSANDO A TERRA DUE TANICHE DI BENZINA. LA MOQUETTE ERA IGNIFUGA: I DUE AMICI VENNERO CATTURATI DALLA FOLLA E FATTI ARRESTARE. FURONO CONDANNATI ANCHE PER L'OMICIDIO DI UN ROM, PER AVER SEVIZIATO UN OMOSESSUALE E PER LA MORTE DI UN EROINOMANE, UNA PROSTITUTA, DUE FRATI E SEI SPETTATORI DI UN CINEMA A LUCI ROSSE A MILANO - IL CREDO DELLA BANDA: "LA NOSTRA FEDE È NAZISMO, LA NOSTRA GIUSTIZIA È MORTE, LA NOSTRA DEMOCRAZIA È STERMINIO"
Estratto dell'articolo di Francesca Schianchi per "la Stampa"
Bisogna immaginarla la scena, nella discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, quel 4 marzo 1984. È metà pomeriggio: fino a poco prima, c'erano quattrocento ragazzi sulla pista da ballo, mascherati per una festa di Carnevale. C'è stato un principio di incendio, la fuga, il panico, la schiuma degli estintori, alcuni giovani ustionati.
Vengono chiamate l'ambulanza e la polizia: il personale del locale ha individuato due persone sospette. Due ragazzi che, si scoprirà, si sono intrufolati dentro con due borsoni sportivi, una tanica di benzina da dieci litri ciascuno: buttafuori e avventori li hanno placcati, adesso bisogna immaginarli lì, vestiti uno da clown e l'altro da pierrot, la maschera allegra e quella malinconica come grotteschi camuffamenti, costretti ad aspettare le forze dell'ordine piantonati a vista su un divanetto.
Uno di loro avrà un ultimo sussulto di violenza, proverà ad aggredire uno dei militari che li accompagna in caserma, ma è la fine delle loro imprese, e l'inizio dell'indagine su una carriera criminale che affonda le radici nell'estrema destra e lascia una lunga scia di odio e sangue.
È la storia della banda neonazista Ludwig, la coppia di amici veronesi Marco Furlan e Wolfgang Abel, investigata con scrittura chirurgica e dovizia di particolari dalla giornalista del Corriere della Sera Alessandra Coppola, nel suo libro edito da Einaudi, Il fuoco nero.
Attraverso nuove testimonianze e lo studio accurato di atti processuali e documenti, Coppola dipana il filo rosso tracciato dalle orgogliose rivendicazioni della sigla, farneticanti proclami in caratteri runici, corredati da aquila, svastica nazista e autobenedizione "Gott mit uns", Dio è con noi: dall'omicidio di un uomo di origine rom a un omosessuale seviziato con due coltelli da cucina a un eroinomane e via via una prostituta, due frati, sei spettatori di un cinema a luci rosse a Milano, una cameriera di ascendenza italiana in una discoteca di Monaco…
Una traccia di violenza e brutalità che ha come obiettivo prendere di mira «subumani» da eliminare per «pulire il mondo», anche se la giustizia italiana avrà prove sufficienti per attribuire ai due compagni di scuola la responsabilità di dieci dei quindici delitti reclamati dalla sigla Ludwig, 27 anni di carcere a testa.
wolfgang abel marco furlan ludwig
Ma cosa c'è dietro, solo follia, delirio invasato di chi scrive sui volantini «la nostra fede è nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio»? O c'è qualcosa in più da scoprire, un contesto, una storia, un clima? Il racconto di Il fuoco nero va oltre la cronaca, seppur precisa e puntuale: prova a scavare in profondità, a indagare l'ambiente in cui i due ragazzi di buona famiglia di Verona sono cresciuti e si sono formati, prova a «raccontare quel che c'era attorno, in una porzione d'Italia scossa e stordita tra la Guerra fredda, le bande armate, i morti d'eroina, i misteri irrisolti», come annuncia l'autrice nelle prime pagine del libro.
marco furlan wolfgang abel ludwig
Per tentare di capire quale sia l'humus in cui sono maturate le scelte delinquenziali di Ludwig, Coppola prova a portare alla luce conoscenze e frequentazioni dei due protagonisti in quegli anni inquieti e violenti, ramificazioni che arrivano fino all'estrema destra di Ordine nuovo, si addentra sul terreno del neonazismo magico, nutrito di esoterismo, fanatismo e un'interpretazione discutibile di misteriosi culti orientali. Lo fa per capire, e per continuare a chiedere, oltre quarant'anni dopo l'arresto di Abel e Furlan, se davvero sappiamo tutto di quell'esperienza, se tutto sia già stato detto e raccontato.
marco furlan wolfgang abel ludwig
Uno di loro, Abel, il ragazzo di origini tedesche nato a Monaco e trasferito a Negrar, è morto dopo un incidente domestico e tre anni di coma nel 2024. Furlan, il figlio di un medico che si occupava di ustioni – e, come scrive Coppola, «un allievo basico di Freud» indagherebbe la relazione tra questa circostanza e la sua attrazione per il fuoco – uscito di galera nel 2009 per buona condotta, ha rifuggito i giornalisti chiedendo di essere dimenticato. [...]


