TRUMP ALLA CASA BIANCA CI FA VEDERE I SORCI VERDI (E LE RISERVE DI CARBURANTE SONO IN ROSSO) - A CAUSA DELLA CRISI ENERGETICA CONSEGUENTE ALLA GUERRA IN IRAN, LUFTHANSA STA VALUTANDO SE FERMARE TRA I 20 E I 40 VELIVOLI - LA COMPAGNIA "SAS" CANCELLA MILLE VOLI, AMERICAN AIRLINES SFORBICIA DEL 3% LE TRATTE - PEGGIO AIR NEW ZELAND, CHE TAGLIA IL 5% (CIOÈ CIRCA MILLA) DEI SUOI VOLI - IN UNO SCENARIO INCERTO, I PREZZI DEI BIGLIETTI AUMENTANO E SEMPRE PIÙ PERSONE RINUNCIANO ALLE VACANZE...
Estratto dell'articolo di Aldo Fontanarosa per www.repubblica.it
REGIME CHANGE - VIGNETTA BY STEFANO ROLLI
Carburante più caro. Carburante addirittura insufficiente per il calo delle forniture. Domanda di viaggi meno sostenuta, soprattutto su alcune rotte che da anni sono a basso costo e che aumenteranno inesorabilmente il prezzo del biglietto.
In questo scenario problematico, effetto diretto della guerra in Medio Oriente, alcune compagnie potrebbero tagliare i voli. Ecco il punto, vettore per vettore, e le conseguenze pratiche per chi viaggerà, soprattutto in estate e per vacanza.
Gli irlandesi
Ryanair non ha annunciato cancellazioni immediate, ma il primo aprile Michael O’Leary – ad del gruppo irlandese – ha pronosticato riduzioni in giugno, luglio o agosto se la fornitura di jet fuel (il carburante dei velivoli) venisse ridimensionata. Poche ore dopo, il manager ha spiegato che le cancellazioni, nelle sue previsioni, potrebbero allargarsi ad altre compagnie nel momento di picco di domanda, dunque in estate.
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Lufthansa e gli americani
Il Gruppo Lufthansa – proprietario di Ita Airways al 41% – valuta se fermare, parcheggiandoli negli hangar, tra i 20 e i 40 aerei. Nello scenario peggiore, con 40 “sospensioni”, il gigante tedesco bloccherebbe quasi il 5,5% dei suoi mezzi, avendone 737 nella flotta.
Gli scandinavi di SAS hanno iniziato a marzo, sforbiciando un paio di centinaia di decolli. Più drastica la cura ad aprile quando il vettore cancellerà 1.000 voli. Il colosso statunitense United Airlines taglierà le partenze nei prossimi due trimestri (tra aprile e settembre). Saranno ridotti del 3% i voli off-peak (in fasce a bassa richiesta, dunque a metà settimana, a metà giornata e in bassa stagione). Ma ridimensionerà anche le partenze in momenti di alta domanda. A fine anno, le riduzioni si attesteranno così al 5%.
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Vietnam Airlines – vettore scelto anche da turisti italiani in estate – sospende 7 rotte domestiche e 23 voli a settimana dal primo aprile per risparmiare carburante. Ma il taglio dei volumi di volo si spingerebbe al 10%-20% al mese, nel prossimo trimestre, se il jet fuel restasse fra 160 e 200 dollari al barile.
Air New Zealand rinuncerà al 5% dei voli, circa 1.100, fino ai primi di maggio. La compagnia avrà, dunque, 44.000 passeggeri da riproteggere. Sono persone che, in molti casi, hanno già un biglietto per un volo che non partirà più e devono trovare posto su un altro velivolo.
Le rinunce
Il taglio dei collegamenti aerei, con meno decolli ogni giorno, rende il viaggio più costoso e più scomodo, ma anche limitato nei diritti pratici. Se i posti calano mentre la domanda resta sostenuta (pensiamo all’estate), i prezzi salgono. Chi prenota trova tariffe più alte, meno promozioni e una sensazione diffusa di rincaro che colpisce soprattutto chi viaggia per vacanza, chi prenota all’ultimo momento e chi ha un budget limitato.
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Ma non è solo una questione di prezzo. Con meno voli in circolazione, si restringe anche la scelta. Spariscono gli orari più comodi, diventano più rari i collegamenti diretti, aumentano i casi in cui bisogna partire prima, rientrare dopo o accettare uno scalo che prima non era necessario.
In pratica, il viaggio si allunga, anche per i cambi di rotta imposti dalla crisi in Medio Oriente. Secondo la sentinella dei cieli Eurocontrol, circa 1.150 voli ogni giorno continuino a essere impattati dai cambi di rotta. Devono percorrere 206.000 chilometri aggiuntivi (a causa dei percorsi più lunghi) bruciando 602 tonnellate di carburante in aggiunta, ogni giorno. [...]
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