VIVE LE MINNE (DI SANT'AGATA)! - MARINO NIOLA: "I SENI DI SANT'AGATA SONO IL DOLCE IDENTITARIO DI CATANIA. IL LORO TRIONFO HA SUSCITATO QUALCHE SCANDALO, UN PO' DI PRUDERIE. GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA, NEL 'GATTOPARDO', FA DIRE AL PRINCIPE DI SALINA CHE QUESTO DOLCE È UN PO' SCANDALOSO PER LA SUA FORMA, ED È STRANO CHE IL SANT'UFFIZIO NON LO ABBIA ANCORA PROIBITO. INTANTO, PERÒ, LO MANGIA MOLTO VOLENTIERI, COSÌ COME TUTTI I CATANESI CHE AFFOLLANO LE PASTICCERIE DURANTE LA FESTA" - "L'ORIGINE DEL NOME DERIVEREBBE DA..."
Estratto da "La cucina dei perché" di Marino Niola - Slow Food Editore
Le minnuzze di sant'Agata, o seni di sant'Agata, sono il dolce identitario di Catania. In realtà la minnuzza è una variante della cassatina, una piccola cassata tondeggiante fatta di pan di Spagna imbevuto di rosolio, con gocce di cioccolato, ricotta e ricoperto da una meravigliosa glassa candita.
E candita è anche la ciliegina rossa che si pone in cima, per un dolce stupendo che, è inutile nasconderlo, ricorda vagamente un seno di donna. Secondo alcuni, soprattutto Emanuele Ciaceri, il più grande studioso della Sicilia greca, questa forma deriverebbe addirittura dai riti in onore di Iside.
marino niola - la cucina dei perche
La dea dai mille nomi e dai tanti seni spesso veniva raffigurata con un seno scoperto nell'atto di allattare ed era molto venerata nella Sicilia antica. Un'altra ipotesi, invece, è che la minnuzza provenga dai riti in onore di Demetra, anche lei una dea madre, legata alla fertilità e all'allattamento.
Quando la Sicilia diventò cristiana, però, tutto cambiò. Naturalmente queste idee pagane furuno presto sostituite dalla venerazione di sant'Agata, la patrona della città, martire amatissima dai catanesi che in dialetto la chiamano Santa Aita.
Il dolce, quindi, diventa il simbolo di questa figura, il cui martirio sarebbe stato proprio l'ablazione dei seni. Tant'è vero che sant'Agata nella grande pittura europea viene spesso raffigurata così, e ne abbiamo un esempio meraviglioso con il quadro di Francisco de Zurbarán che si trova al museo di Montpellier: raffigura la santa che regge un vassoio con sopra i suoi seni bianchissimi, che ricordano esattamente le cassatine che si preparano a Catania per la festa in onore della patrona, dal 3 al 5 febbraio.
Il trionfo di questo dolce però ha suscitato qualche scandalo, un po' di pruderie. Per esempio, Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo fa dire al principe di Salina che questo dolce sarebbe un po' scandaloso per la sua forma, ed è strano che il Sant 'Uffizio non lo abbia ancora proibito. Intanto, però, lo mangia molto volentieri, così come tutti i catanesi che affollano le pasticcerie durante la festa.
Nelle vetrine troviamo una trionfale e meravigliosa esposizione di queste minnuzze che ci guardano e ci chiamano da tutte le parti. Un modo per celebrare il rapporto con la santa, mettendosela letteralmente in corpo.

