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TRUMP SCATENA IL DISORDINE GEOPOLITCO PER NASCONDERE I PROBLEMI DELL’ECONOMIA AMERICANA – I SONDAGGI DICONO CHE SOLO IL 36% DEGLI STATUNITENSI PROMUOVE LA GESTIONE DELLE RISORSE DEL TYCOON – ALTRO CHE “ETÀ DELL’ORO” PROMESSA A INIZIO MANDATO: L’INFLAZIONE RIMANE SOPRA L’OBIETTIVO DEL 2%, I SALARI CRESCONO MENO DEI PREZZI E LA DISOCCUPAZIONE È RISALITA DAL 4,2 DELL’ERA BIDEN AL 4,7% – IL COATTO DELLA CASA BIANCA STA TRASCINANDO IL PAESE VERSO UN MODELLO DI CAPITALISMO DI STATO CINESE: SOTTOMISSIONE DELLA FEDERAL RESERVE AI VOLERI DEL PRESIDENTE NELLA GESTIONE DEI TASSI, USO DELLE AUTHORITY DI GARANZIA A FINI POLITICI…

Estratto dell’articolo di Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

DONALD TRUMP E IL DOLLARO

Attoniti davanti a un presidente autoritario che prende ogni giorno a picconate le regole della democrazia americana e che sta disintegrando l’ordine internazionale del quale proprio gli Usa sono stati i principali architetti, abbiamo fatto poco caso […] a quanto realizzato da Donald Trump in campo economico.

 

Nonostante un buon andamento della Borsa, è diffusa la percezione di un generale peggioramento delle condizioni di vita per gran parte della popolazione: un malessere che emerge da tutti i sondaggi. I numeri in sé sono allarmanti ma non disastrosi: l’inflazione rimane sopra l’obiettivo del 2%, ma è comunque scesa al 2,7. Il Pil, poi, cresce più delle previsioni, ma la disoccupazione è in aumento. Il punto vero è che The Donald in campagna elettorale aveva giudicato disastrosa l’economia di Biden e aveva promesso agli americani una «nuova età dell’oro».

 

donald trump

Un anno dopo, di oro non c’è traccia mentre l’inflazione rimane più o meno ai livelli dell’ultima fase della presidenza di Joe Biden che ha lasciato al suo successore una disoccupazione al minimo storico del 4,2%, ora salita al 4,7.

 

Ma c’è qualcosa di peggio del semplice dato statistico: secondo gli analisti, compresi quelli conservatori del Wall Street Journal , l’incertezza economica, creata da Trump con mille annunci e il gioco dei dazi che salgono e scendono seguendo solo logiche politiche e di potere, ha indotto molte imprese a offrire quasi solo impieghi part time.

 

donald trump in versione mao

Meno sicurezza del lavoro e maggiore difficoltà a far bastare lo stipendio fino a fine mese: i salari, infatti, crescono meno dei prezzi. E quelli che contano di più per la gente — casa, cibo, bollette — aumentano molto di più di un’inflazione tenuta statisticamente bassa dal calo del petrolio che fa costare meno la benzina.

 

Il presidente esorcizza i dati negativi con la solita tecnica: nega la realtà dei fatti. Ma la crisi da affordability , per Trump solo uno slogan dei democratici, in realtà preoccupa molto il suo team, soprattutto per l’impatto che può avere sulle elezioni di novembre.

 

SOSTENITORE DI TRUMP A WALL STREET

[…]  la crescita in atto non sta dando lavoro. E gli incentivi pompati nel sistema rischiano di provocare altre fiammate dei prezzi (soprattutto se Trump riuscirà a imporre alla Federal Reserve tagli drastici del costo del denaro). Una regola della politica dice che chi promette molto e realizza poco viene punito dagli elettori.

 

Trump è stato fin qui l’eccezione: seguito fideisticamente da gente che vedeva in lui il paladino degli sconfitti. Per un po’ ha funzionato, anche senza risultati: bastava il messaggio. Ora i sondaggi dicono che non è più così: la maggioranza degli americani lo boccia (sull’economia solo il 36% lo approva).

 

spesa al consumo e inflazione negli usa

Ma la congiuntura, importante ai fini del voto di midterm, è solo un aspetto: allargando l’orizzonte conta di più il modo nel quale Trump, ligio all’economia di mercato nel suo primo mandato, sta ora usando la sua svolta autoritaria anche per iniettare nel liberismo economico Usa, marchio di fabbrica dei conservatori, massicce dosi di dirigismo.

 

Trascinando il Paese verso un modello di capitalismo di Stato che ricorda quello della Cina di Xi Jinping: sottomissione della Federal Reserve ai voleri del presidente nella gestione dei tassi e del dollaro, uso delle authority di garanzia a fini politici (come quella per le comunicazioni che condiziona fusioni aziendali al cambio di linea editoriale di grandi testate televisive nazionali).

 

donald trump e jerome powell 5

E, poi, un’infinità di interventi diretti sulle imprese e sulle Borse, spesso abusando dei pur vasti poteri presidenziali: dall’annuncio di voler fissare un tetto per gli interessi percepiti dalle banche sulle carte di credito dei loro clienti (con conseguente crollo dei titoli bancari a Wall Street) alla pressione sulle imprese petrolifere perché investano 100 miliardi di dollari in Venezuela con la minaccia di punire la Exxon che non vuole operare in quel Paese.

 

Passando per l’intervento diretto in Intel portando lo Stato nel capitale del gigante elettronico, condizionando il via libera all’integrazione tra industrie giapponesi e americane dell’acciaio a un intervento diretto del governo in US Steel. E condizionando l’autorizzazione a esportare processori di Nvidia e Amd in Cina al versamento di una parte dei profitti nelle casse del Tesoro. E molto altro ancora, dalla distruzione dell’«industria del vento» dichiarando fuorilegge le pale eoliche offshore, alle porte aperte, senza limiti, alle criptovalute.

 

MEME SUL CROLLO DEL VALORE DEL DOLLARO BY TRUMP

Così, in quella che anche gli economisti conservatori definiscono trasformazione di un’economia liberista in capitalismo clientelare, le imprese imparano che per avere successo devono soddisfare i desideri del presidente, più che quelli del mercato.

DONALD TRUMP E JEROME POWELL

 

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