marianna musotto meloni

FINANZIAMENTI A CAMPAGNE ELETTORALI, MESSAGGI E RICHIESTE DI FONDI PER LA REALIZZAZIONE DI EVENTI CULTURALI: LA MUSICISTA PALERMITANA MARIANNA MUSOTTO ACCUSA MELONI E I BIG DI FRATELLI D’ITALIA – LA TROMBETTISTA, RIBATTEZZATA “L’ANTI VENEZI”, È A PROCESSO A PESCARA PER ISTIGAZIONE ALLA CORRUZIONE - SECONDO “IL DOMANI”, "MUSOTTO HA SOSTENUTO, DURANTE LE DEPOSIZIONI, CHE QUEI '50MILA EURO', CHE SAREBBERO STATI PROPOSTI IN UN MESSAGGIO A RAOUL RUSSO, OGGI SENATORE IN QUOTA FRATELLI D’ITALIA, COME TANGENTE PER I CONCERTI IN SICILIA, LI AVESSE CHIESTI “GIORGIA MELONI (ALL’EPOCA PARLAMENTARE) COME DONAZIONE AL PARTITO PER LE ELEZIONI DEL 2022” – LA MELONI NON HA RISPOSTO ALLE DOMANDE DI “DOMANI". DA PALAZZO CHIGI TUTTAVIA TRAPELA TUTTA L’INCONSISTENZA DELLE ACCUSE…

 

Enrica Riera per editorialedomani.it - Estratti

 

Presunti finanziamenti a campagne elettorali, richieste di fondi per la realizzazione di eventi culturali, messaggi e dichiarazioni, ancora tutte da verificare, che tirano in ballo i big del partito di governo, compresa la premier Giorgia Meloni.

 

MARIANNA MUSOTTO 45

È la ragnatela di fatti, date e circostanze che la procura di Roma sta accertando in un’indagine che ruota attorno alle parole della musicista palermitana e trombettista classica Marianna Musotto.

 

Parole che le sono valse l’appellativo di “anti Venezi”, in riferimento alla neo direttrice musicale della Fenice di Venezia, Beatrice Venezi, che è diventata uno dei simboli dell’egemonia culturale di Fratelli d’Italia.

 

Il partito contro cui Musotto punta il dito. Per comprendere la genesi dell’inchiesta romana, è necessario ricordare che la musicista è a processo a Pescara per istigazione alla corruzione di pubblico ufficiale.

 

Nell’aprile del 2021, mentre si trovava in Abruzzo, dal suo telefono sarebbero partiti due messaggi diretti all’allora capo segreteria particolare dell’ex meloniano Manlio Messina, Raoul Russo, oggi senatore in quota Fratelli d’Italia.

 

Un tentativo – sostiene l’accusa – di corrompere i politici attraverso «un cinquantino» per la realizzazione di una serie di concerti in Sicilia. Musotto si è sempre dichiarata innocente, sostenendo, come emerge dagli atti giudiziari, che quei messaggi sarebbero sì partiti dal suo cellulare, ma li avrebbe «pensati» il maestro compositore Sergio Rendine, scomparso tre anni fa.

RAOUL RUSSO MELONI

 

In più Musotto ha anche sostenuto, durante le deposizioni, che quei «50mila euro», che sarebbero stati proposti a Russo in uno dei messaggi come tangente per i concerti in Sicilia, li avesse chiesti «Giorgia Meloni (all’epoca parlamentare, ndr) come donazione al partito per le elezioni del 2022».

 

Da qui, dunque, l’apertura del fascicolo nella capitale. Un fascicolo nato dopo l’invio degli atti da parte del pm di Pescara, Gennaro Varone, che a Roma ha condotto le maggiori inchieste sulla pubblica amministrazione – tra cui quella per rivelazione di segreto d’ufficio che coinvolge Andrea Delmastro Delle Vedove – e oggi è pubblica accusa nel processo contro Musotto, ritenuta mera «esecutrice materiale» dell’operazione.

 

 

Secondo quanto apprende Domani, il fascicolo a piazzale Clodio, in base al quale si procederebbe per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, è contro ignoti. Intanto i carabinieri, al lavoro per accertare i fatti e probabilmente anche la competenza territoriale dell’indagine, hanno già sentito la musicista.

MARIANNA MUSOTTO 44

 

Che, dopo l’invito del 19 gennaio scorso a rendere dichiarazioni nell’ambito del procedimento connesso, davanti agli investigatori ha ribadito la sua tesi e ripercorso i fatti. Cos’ha detto ai carabinieri la musicista, solista di punta della tromba in Italia e già membro di diverse importanti orchestre nel paese e all’estero?

 

 

«L’idea del progetto (i concerti in Sicilia, ndr) nasce in realtà non proprio per volontà del maestro Rendine, ma per una richiesta che viene fatta da Fratelli d’Italia al maestro Rendine. Io dirò adesso il soggetto in questione. Si tratta di Giorgia Meloni, attuale presidente del Consiglio, che con un numero privato chiede a Sergio una quota per le elezioni del settembre 2022. Rendine e la Meloni si conoscevano almeno da vent’anni».

 

manlio messina

Questa tesi, sostenuta a maggio 2025 durante una delle udienze del processo a suo carico, a quanto risulta a questo giornale, Musotto l’avrebbe ripetuta anche davanti ai carabinieri. In quell’udienza il pm Varone aveva ricordato anche i messaggi arrivati sul telefono di Russo, che ha denunciato tutto, facendo partire l’indagine contro la musicista e ulteriori persone coinvolte.

 

«Viene inviato un secondo messaggio in cui si dice: “Io sono un ambasciatore della cosa. Non preoccuparti Raul, comprendo la tua posizione. Era un tentativo suggerito da personaggi romani per sostenere Fratelli d’Italia in Sicilia. Noi non c’entriamo”».

 

«Diciamo, il secondo messaggio fa riferimento a un suggerimento di personaggi romani per sostenere Fratelli d’Italia – aveva proseguito il pm – Lei ha capito a quali personaggi romani si volesse fare riferimento?». E Musotto aveva risposto: «Sì. Giorgia Meloni.

 

Ma il maestro Rendine l’ha sempre detto che fosse stata lei e l’ha anche detto in presenza del mio avvocato Fernando Rucci, perché nel momento in cui mi arrivò la denuncia, l’avviso di garanzia, andammo subito dall’avvocato Rucci per raccontare i fatti e in sua presenza dichiarò che fosse stata Giorgia Meloni a chiedere il famoso cinquantino». Dichiarazioni tutte da riscontrare.

MARIANNA MUSOTTO 1

 

Per di più in assenza del maestro Rendine, rinviato anche lui a giudizio nel 2021 e morto due anni dopo, che nel 2022 aveva dichiarato ai carabinieri, senza scendere nei dettagli, che «persone gravitanti nel mondo romano della politica e che godevano della sua stima» gli avevano «suggerito di poter elargire sotto forma di donazione al partito di Fratelli d’Italia in Sicilia la somma di 50mila». Il prezzo, insomma, della presunta corruzione.

 

Chi dice la verità? Chi mente? Di sicuro i pubblici ministeri della procura di Roma vogliono vederci chiaro. Domani ha chiesto un commento a Meloni che però non ha risposto. Da Chigi tuttavia trapela tutta l’inconsistenza delle accuse.

 

Il processo

Intanto il processo a Pescara contro Musotto, difesa anche dall’avvocato Giorgio Zanasi, va avanti. Il prossimo 13 maggio verrà sentito in udienza, in qualità di persona informata sui fatti, Manlio Messina, che a luglio scorso ha ufficialmente lasciato il partito di Meloni.

 

Il deputato era punto di riferimento dei meloniani in Sicilia dove, nell’ultimo anno, è esploso il caos a causa dell’inchiesta della procura di Palermo che ha coinvolto, tra gli altri, il presidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvagno, delfino del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Un’inchiesta, quest’ultima, che non coinvolge Messina e che ruota principalmente intorno a fondi pubblici erogati verso iniziative di una serie di imprenditori in cambio di vantaggi. E che ha gradualmente portato allo sfaldamento del partito sull’isola. Con Messina messo sempre più ai margini di Fratelli d’Italia.

GIORGIA MELONI QUARTA REPUBBLICA

 

Il parlamentare aveva un legame stretto anche con Carlo Auteri, consigliere regionale in Sicilia, fuoriuscito pure lui da FdI dopo le inchieste pubblicate da questo giornale sui fondi pubblici destinati ad associazioni riconducibili ai suoi familiari. Messina aveva chiesto al partito la difesa di Auteri, mentre il partito aveva deciso di scaricarlo. Da qui, probabilmente, la decisione di Messina di dire addio a Fratelli D’Italia.

 

Del legame tra Auteri e Messina aveva parlato anche Musotto, sempre durante l’udienza di maggio scorso: «Carlo Auteri riceveva da Manlio Messina per le sue associazioni costantemente soldi (...) gestendoli come ristori Covid. Tutto questo voi lo potete controllare perché è uscito (nei servizi di Piazzapulita e Domani, ndr). In realtà questi soldi, che Auteri riceveva, una parte finivano nelle casse di Fratelli d’Italia sempre per lo stesso motivo. È lo stesso momento storico in cui sono stati chiesti a noi», dice la musicista. Accuse, ancora una volta, tutte da verificare.

MARIANNA MUSOTTO

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…