braccianti carbonizzati amendolara, calabria

I QUATTRO BRACCIANTI BRUCIATI VIVI IN CALABRIA SONO STATI UCCISI PERCHÉ "NON VOLEVANO STARE IN DIECI IN UNA STANZA" - È QUESTO IL MOVENTE DELLA STRAGE, SECONDO QUANTO EMERGE DAL DECRETO CON CUI IL GIP HA DISPOSTO IL CARCERE PER GLI ASSASSINI, DUE CAPORALI PACHISTANI, CHE HANNO VOLUTO "PUNIRE" I LAVORATORI CHE SI ERANO RIBELLATI - ROCCO ZUCCARELLA, CHE GESTISCE L’AZIENDA AGRICOLA DOVE LAVORAVANO LE QUATTRO VITTIME E I DUE INDAGATI, SOSTIENE: "ERANO ASSUNTI IN REGOLA. QUA PAGHIAMO TUTTI UTILIZZANDO IL BONIFICO"

 

1 - I BRACCIANTI UCCISI PERCHÉ NON VOLEVANO STARE IN 10 IN UNA STANZA

(ANSA) - Uccisi perché si erano lamentati di dover vivere in 10 in una stanza. Sarebbe questo il movente della strage dei braccianti di lunedì ad Amendolara. La circostanza emerge dal decreto con cui il Gip ha disposto il carcere per i due presunti assassini, i pachistani Ahmed Safeer e Ali Raza.

 

La lite sarebbe scoppiata la mattina dell'omicidio tra una delle vittime e Safeer e a raccontare l'episodio agli investigatori sarebbe stato un conoscente di Raza, dopo avelo saputo dallo stesso. Nel corso della lite, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo tanto che l'altro indagato ha chiamato le forze di polizia per sedare la rissa. 

 

2 - BRACCIANTI BRUCIATI VIVI, IL QUESTORE: «CRUDELTÀ DISUMANA». E L'AZIENDA CONFERMA CHE VITTIME E KILLER LAVORAVANO INSIEME

Estratto dell'articolo di Riccardo Bruno per il "Corriere della Sera"

 

i quattro braccianti arsi vivi in un minivan a amendolara in calabria

A tre giorni dall’omicidio dei quattro braccianti bruciati vivi in un’auto, quello che il procuratore di Castrovillari definisce «un episodio di gravità inaudita», e il questore «una barbarie inspiegabile, un fatto disumano, una crudeltà inenarrabile», ci sono alcuni punti fermi e molti ancora da chiarire nella strage di Amendolara.

 

Due pachistani, Safeer Hahmed e Ali Raza, sono stati fermati, «gravemente indiziati», espressione mai così appropriata dopo aver visto il video che ha ripreso tutte le fasi di quello che sembra un vero e proprio agguato. Ma perché lo hanno fatto, perché ricorrere a una tale violenza all’ora di pranzo di un lunedì di quasi festa, in un distributore pieno di telecamere, lungo una statale trafficata da pendolari e vacanzieri? 

 

«Qual è il movente? Ci stiamo lavorando», si limita a dire il procuratore Alessandro D’Alessio in conferenza stampa. L’ipotesi del caporalato? Le parole dette ai cronisti dall’unico sopravvissuto («Non ci pagavano da un mese e noi ci siamo ribellati»)? «È una delle ipotesi da verificare», aggiunge laconico il magistrato. Nel buco nero dello sfruttamento del lavoro, in una terra che conosce da tempo questa piaga e non riesce (o fa poco) per debellarla, i confini sono spesso sfumati.

 

IL MINIVAN IN CUI SONO STATI BRUCIATI VIVI I QUATTRO BRACCIANTI A AMENDOLARA IN CALABRIA

Rocco Zuccarella è il presidente dell’azienda agricola dove le quattro vittime avrebbe lavorato fino agli ultimi giorni di maggio. Lo conferma lui stesso, e dopo aver controllato il nome dei fermati, aggiunge che anche loro erano stati messi a contratto regolarmente. I killer erano caporali o braccianti? O entrambe le cose? E che cosa può avere scatenato una furia omicida così eccessiva, illogica, priva di un’apparente spiegazione?

 

Il questore Antonio Borelli e il capo della Mobile, Gianni Albano, confermano la ricostruzione fatta mercoledì dal Corriere. L’auto con sette persone a bordo che si ferma alla stazione di servizio, Raza vestito di nero, alla guida del minivan, che scende apre il bagagliaio e innesca le fiamme (non è chiaro ancora se utilizzando il combustile del distributore o se aveva già predisposto delle taniche),

SCENA DELLA STRAGE DI BRACCIANTI ARSI VIVI A AMENDOLARA IN CALABRIA

 

Ahmed con abiti bianchi che contemporaneamente scende dall’altro lato, rompe la maniglia e poi impedisce che gli occupanti possano uscire, il fumo nero e le fiamme che avvolgono l’auto da cui riesce a uscire solo l’afghano Taj Mohammad Alamyar. Non c’è scampo invece per gli altri tre afghani, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad, e per il pachistano, Waseem Khan. I corpi sono stati trovati carbonizzati, formalmente non è ancora stata confermata la loro identità. [...]

 

braccianti carbonizzati amendolara, calabria

I due, per esempio, avevano dei complici? Nel video si vede che si allontanano a piedi; c’era qualcuno ad aspettarli? «Potrebbero essersi allontanati a piedi nella vegetazione e poi utilizzato mezzi di fortuna», spiega il capo della Mobile. Negato un terzo fermo, non confermati né smentiti approfondimenti su un altro pachistano, un certo Kassan, di cui avrebbe parlato il sopravvissuto, indicandolo come «un tipo violento».

 

Tutti, sia le vittime che i presunti assassini, avevano regolare permesso di soggiorno. I quattro morti erano arrivati nella zona a metà di aprile. Mentre i due pachistani in carcere (saranno sentiti stamattina), in Italia uno dal 2018 e l’altro dal 2022, erano incensurati. [...]

 

3 - ROCCO ZUCCARELLA - «ERANO QUI IN REGOLA PAGHIAMO SEMPRE TUTTI UTILIZZANDO IL BONIFICO»

Estratto dell'articolo di Riccardo Bruno per il “Corriere della Sera”

 

il bracciante Mohammad Taj Alamyar - sopravvissuto alla strage di amendolara

All’ingresso di Scanzano c’è una rotonda con al centro un enorme frutto rosso. Sotto una scritta: «Benvenuti nella città delle fragole». Chissà quante volte i quattro poveri braccianti arsi vivi sono passati da qui, chissà se l’hanno notato quel monumento colorato e se si sono sentiti orgogliosi di lavorare per quello che è il cuore dell’economia della zona.

 

Non è ancora chiaro, ma probabilmente anche nell’ultimo giorno della loro vita hanno lavorato a Scanzano, quaranta chilometri a nord di Villapiana dove vivevano, in Calabria, mentre qui siamo già in Basilicata. Sicuramente in questi campi sono stati dal 20 aprile e per tutto il mese di maggio. Un regolare impiego, un contratto secondo le norme e le regole, assicura Rocco Zuccarella, il titolare delle Tenute Zuccarella, «organizzazione di produttori con sede nel Metapontino».

 

Sa che il nome della sua azienda sta circolando in queste ore, così preferisce non sottrarsi alle domande dei cronisti, affiancato da un legale, l’avvocato Andrea Raffaele Arleo. «Ho letto i nomi sui giornali e ho verificato — dice —. Tutti, anche i due fermati, sono stati contrattualizzati da noi. Hanno partecipato alla raccolta delle fragole che si è conclusa la scorsa settimana. Mi dispiace per quello che è accaduto, ma escludo che fossero da noi negli ultimi giorni, in particolare lunedì».

 

il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria4

Parla nel nuovissimo centro nelle campagne di Scanzano dove la frutta arriva e viene smistata. Tutto è ordinato e perfetto come se fossimo in un’azienda della Baviera, le casse in fila con le fragole, gli operai in pausa con la retina sulla testa per evitare che i capelli cadano nelle ceste. Zuccarella spiega: «Noi facciamo contratti stagionali di due o tre mesi, ma poi paghiamo in base alle giornate effettive.

 

Tutti hanno rapporti regolari, con visite mediche prima di iniziare e retribuzioni effettuate con bonifico». Domanda: è vero come ha denunciato il sopravvissuto che non vedevano soldi da un mese? «Noi paghiamo entro il 10 del mese successivo, il mese di maggio non era stato ancora pagato».

 

Altra domanda: il rapporto era diretto con i lavoratori o c’erano degli intermediari? «Assolutamente diretto — risponde —. Ognuno ha un cartellino identificativo. Da noi è possibile tracciare l’origine della frutta ma anche sapere chi l’ha raccolta». Anche sui compensi, Zuccarella ci tiene a precisare: «Noi diamo anche di più di quanto prevede il contratto: 48 euro per sei ore e mezza di lavoro».

il video dei braccianti carbonizzati amendolara, calabria1

 

In questo modo l’imprenditore prova a chiarire la sua posizione, visto che la bufera mediatica l’ha già investito e non si sa ancora se presto si abbatterà anche quella giudiziaria. Il procuratore D’Alessio in conferenza stampa mantiene uno stretto riserbo ma conferma che gli sviluppi dell’inchiesta inevitabilmente verificheranno anche un possibile sfruttamento della manodopera straniera. E aggiunge: «Non dovete pensare che ciò avvenga attraverso un fenomeno illegale in nero. Ci sono situazioni in cui formalmente sembra tutto a posto, ma poi non lo è affatto». [...]

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