palantir peter thiel alex karp

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE È LA VERA ARMA DEL FUTURO. PALANTIR L’HA CAPITO E FA SOLDI A PALATE – NEL PRIMO TRIMESTRE 2026 LA SOCIETÀ FONDATA DAL “CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA”, PETER THIEL, E DA ALEX KARP E HA FRANTUMATO LE PREVISIONI DI WALL STREET: RICAVI A 1,63 MILIARDI DI DOLLARI (+85%), CON UN +133% SOLO NEGLI USA E UN +84% PER INCARICHI GOVERNATIVI. TRADOTTO: IL CUORE DEL BUSINESS È NEI CORRIDOI DEL POTERE, SOPRATTUTTO AL PENTAGONO – L’ADOZIONE DI STRUMENTI DI AI NELLA GUERRA HA INCREMENTATO LA DOMANDA DI PIATTAFORME SOFTWARE SVILUPPATE DA AZIENDE COME PALANTIR, CHE AIUTANO I DIPARTIMENTI DELLA DIFESA AD ANALIZZARE I DATI E A PRENDERE DECISIONI IN TEMPO REALE – SECONDO IL MANIFESTO DI KARP, LA SILICON VALLEY DEVE SMETTERE DI PRODURRE “APP” E TORNARE A SERVIRE LA NAZIONE…

Estratto dell’articolo da www.corriere.it

 

PETER THIEL

Nel cuore della nuova economia dell’intelligenza artificiale, Palantir Technologies corre più veloce di tutti. Ma non è solo una storia di utili sopra le attese: è il racconto di come il software stia diventando infrastruttura di potere.

 

Nel primo trimestre 2026 la società fondata da Alex Karp e Peter Thiel ha frantumato le previsioni di Wall Street: ricavi a 1,63 miliardi di dollari (+85%), utile per azione a 33 centesimi (contro 28 attesi), guidance annuale alzata fino a 7,66 miliardi.

 

GUERRA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Numeri che, da soli, basterebbero a spiegare l’attenzione del mercato (anche se il titolo a Wall Street ha aperto la seduta di martedì in calo). Ma sarebbe una lettura superficiale.

 

Perché Palantir non vende semplicemente software. Vende capacità decisionale. E soprattutto la vende a chi decide della guerra e della sicurezza. Il dato che pesa davvero è un altro: +133% nei ricavi commerciali statunitensi e +84% in quelli governativi.

 

Tradotto: il cuore del business è negli Stati Uniti, e batte sempre più forte nei corridoi del potere. La crescente adozione di strumenti di intelligenza artificiale nella guerra moderna ha incrementato la domanda di piattaforme software sviluppate da aziende come Palantir, che aiutano i dipartimenti della difesa ad analizzare i dati e a prendere decisioni di targeting in tempo reale.

 

palantir alex karp peter thiel donald trump jd vance

Il sistema «Maven AI» di Palantir, una piattaforma software di comando e controllo che analizza i dati sul campo di battaglia e identifica i bersagli, è destinato a diventare programma ufficiale del Pentagono e segna un passaggio storico: l’intelligenza artificiale non è più supporto, ma struttura operativa della guerra. Analizza, suggerisce, indirizza. In prospettiva, decide.

 

Karp lo dice senza giri di parole: «Gli Stati Uniti restano il nucleo della nostra attività». È una dichiarazione industriale, ma anche geopolitica. Perché mentre molte big tech inseguono il consumatore, Palantir ha scelto lo Stato.

alexander karp

 

[…]  Dietro i numeri, però, c’è un’idea. Sempre più esplicita. Il manifesto diffuso dalla società – milioni di visualizzazioni in poche ore – segna una rottura: la Silicon Valley deve smettere di produrre “app” e tornare a servire la nazione. Non intrattenimento, ma hard power. Non utenti, ma cittadini. Non mercato globale, ma interesse nazionale.

 

È qui che Palantir diventa qualcosa di diverso da un’azienda quotata. Diventa un progetto politico. L’architettura è chiara: il software come leva di supremazia. In un mondo in cui la guerra è sempre più algoritmica, chi controlla i dati controlla il campo di battaglia.

 

peter thiel

E chi costruisce gli algoritmi entra inevitabilmente nella catena di comando. Non sorprende, allora, che la società sia al centro di un ecosistema che comprende Pentagono, Cia, Fbi e Nato. Non clienti qualsiasi, ma i pilastri dell’ordine occidentale.

 

Il punto è che la crescita dell’85% non nasce solo dalla domanda di Ai. Nasce dalla trasformazione della geopolitica. Più tensioni globali significano più spesa in difesa. Più spesa in difesa significa più software. E più software significa più Palantir. Un circolo perfetto. E inquietante.

 

GUERRA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Perché se il business accelera con la guerra, allora la pace diventa – almeno economicamente – una variabile meno interessante. È una logica che le industrie della difesa conoscono da sempre. Ma con l’Ai cambia scala: non si vendono più armi (o non solo), si vende la capacità di decidere quando e come usarle.

 

Il paradosso è tutto qui. Da un lato una società che incarna l’avanguardia tecnologica. Dall’altro una visione che guarda indietro: Stato, sicurezza, potenza. In mezzo, un mercato che premia senza esitazioni.

 

palantir 3

Palantir cresce perché il mondo ha più paura. E perché ha deciso che per gestirla servono algoritmi. La domanda, allora, non è se i conti continueranno a battere le stime. È se siamo pronti a un futuro in cui il software non si limita a ottimizzare la pubblicità o la logistica, ma diventa l’infrastruttura invisibile del potere. E, soprattutto, chi controlla chi.

 

C’è poi un filo sottile che lega Palantir e Anthropic. Da un lato Palantir: numeri record, domanda esplosiva, un modello di business costruito dentro lo Stato. Dall’altro Anthropic, guidata dai fratelli italiani Dario e Daniela Amodei: nata sotto il segno della “Ai safety”, oggi sempre più coinvolta nel confronto diretto con il Pentagono.

 

alex karp di palantir con volodymyr zelensky a kiev

Due traiettorie diverse che stanno convergendo nello stesso punto: la militarizzazione dell’intelligenza artificiale. Anthropic, per anni, ha rappresentato l’argine etico all’accelerazione indiscriminata dell’Ai. Più cautela, più governance, più limiti.

 

Ma la realtà geopolitica ha iniziato a bussare con forza. Il Pentagono non cerca solo modelli potenti: cerca modelli affidabili, controllabili, “allineati”. In altre parole, utilizzabili in contesti militari senza perdere il controllo.

 

E qui il terreno si fa comune con Palantir. Perché se Palantir è l’infrastruttura operativa — la piattaforma che integra dati, sensori, intelligence e decisioni sul campo — Anthropic può diventare il cervello.

 

peter thiel con donald trump

I modelli generativi non sono più solo chatbot: sono sistemi capaci di analizzare scenari, simulare opzioni, supportare decisioni strategiche. Il passo dalla “Ai sicura” alla “Ai militare sicura” è breve. E politicamente inevitabile.

 

Il Pentagono sta di fatto arbitrando questa convergenza. Vuole evitare due rischi: da un lato l’opacità aggressiva di modelli completamente orientati alla difesa; dall’altro l’ingenuità di un’Ai troppo vincolata per essere utile in guerra.

 

[…]  La Silicon Valley che predicava neutralità tecnologica sta accettando un ruolo esplicito nella competizione tra potenze.  In questo schema, Palantir appare quasi come un precursore. Ha fatto una scelta anni fa: stare con lo Stato, senza ambiguità. Oggi quella scelta viene normalizzata. Anche chi nasce con una missione etica si trova a negoziare con la realtà della sicurezza nazionale.

 

PETER THIEL IN VERSIONE MINORITY REPORT

Il rischio, però, è che il linguaggio della sicurezza diventi il grimaldello universale. Se tutto è sicurezza, tutto è giustificabile: sorveglianza, automazione delle decisioni, riduzione degli spazi di controllo democratico.

 

Ed è qui che il confronto tra Palantir e Anthropic smette di essere industriale e diventa politico. Chi costruisce l’Ai del Pentagono non sta solo sviluppando tecnologia.

 

Sta definendo i limiti – o l’assenza di limiti – dell’uso della forza nel XXI secolo. E in questo passaggio, la differenza tra “difesa” e “dominio” rischia di diventare semantica.

palantir gotham 1GIORGIA MELONI E PETER THIEL IN VERSIONE SIGNORE DEGLI ANELLI peter thiel palantirDONALD TRUMP PETER THIEL TIM COOKACCORDO TRA PALANTIR E MINISTERO DELLA DIFESA BRITANNICO - John Healey E Alexander KarpAlexander Karp Peter Thielalex karp palantir SEDE DI PALANTIR alexander c. karp nicholas w. zamiska the tecnological republicPALANTIR

Ultimi Dagoreport

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...