pensione pensioni

FINE LAVORO MAI – L’INPS CERTIFICA CHE NEL 2024 L'ETÀ MEDIA DI PENSIONAMENTO È SALITA A 64,8 ANNI, DAI 64,2 DEL 2023. LA CRESCITA È DOVUTA ALLA STRETTA SULLE PENSIONI ANTICIPATE CON L'INTRODUZIONE DEL CALCOLO CONTRIBUTIVO PER QUOTA 103 – L'8,5% DEI PENSIONATI CONTINUA A LAVORARE NONOSTANTE INCASSI L'ASSEGNO PREVIDENZIALE – TRA IL 2019 E IL 2024 LE RETRIBUZIONI CONTRATTUALI SONO CRESCIUTE APPENA DELL'8,3%, A FRONTE DI UN AUMENTO DEI PREZZI DEL 17,4%: IN 5 ANNI I NOSTRI SALARI HANNO PERSO OLTRE NOVE PUNTI PERCENTUALI DI POTERE D'ACQUISTO…

INPS, NEL 2024 ETÀ MEDIA PENSIONAMENTO SALE A 64,8 ANNI

PENSIONI

(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Nel 2024 l'età media di pensionamento sale a 64,8 anni dai 64,2 registrati nel 2023. Lo hanno spiegato i dirigenti dell'Inps presentando il Rapporto annuale dell'Inps.

 

La crescita è dovuta prevalentemente alla stretta sulle pensioni anticipate con l'introduzione del calcolo contributivo per chi va in pensione con Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi) e in parte agli incentivi sulla permanenza al lavoro. L'età media di uscita in pensione di vecchiaia è di 67,2 anni mentre quella per l'anticipata è di 61,6 anni.

 

"L'elemento più rilevante - scrive l'Inps - è l'aumento del differenziale d'età tra pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate, che passa da 3,8 anni nel 2012 a 5,6 anni nel 2024. Questo ampliamento è dovuto sia all'innalzamento progressivo dell'età media di accesso alla pensione di vecchiaia, cresciuta di 3,5 anni, sia a un aumento, seppur più contenuto, dell'età media delle pensioni anticipate (+1,7 anni).

 

inps - pensioni

La divergenza riflette l'innalzamento del requisito anagrafico per la vecchiaia, a fronte dell'assenza di un requisito anagrafico minimo per l'anticipata" con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le donne.

 

"Con l'esaurirsi dei pensionamenti legati a Quota 100, spiega l'Inps, l'età di accesso al pensionamento anticipato è tornata sui livelli precedenti all'introduzione della misura. Va inoltre sottolineato come il peso dei pensionamenti anticipati sul totale dei pensionamenti (inclusi quelli per vecchiaia e nelle gestioni dei dipendenti pubblici) si sia progressivamente ridotto, fino a scendere, per la prima volta nel 2024, al di sotto del 50%.

 

Queste dinamiche confermano come la flessibilità nei canali di uscita, insieme all'evoluzione dei requisiti anagrafici e contributivi, abbia inciso in modo significativo sull'età effettiva di pensionamento, confermandone il ruolo di leva centrale attraverso cui le riforme possono influenzare il comportamento previdenziale dei lavoratori"

 

INPS, PENSIONE MEDIA UOMINI +34% RISPETTO A QUELLA DONNE

PENSIONATI

(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Nel 2024 i pensionati uomini hanno ricevuto una pensione media di 2.142,60 euro al mese, una cifra superiore del 34% a quella media ricevuta dalle donne pensionate, pari a 1.594,82 euro. E' quanto si legge nel Rapporto annuale dell'Inps presentato oggi. "Al 31 dicembre 2024- si legge - i pensionati erano circa 16,3 milioni, di cui 7,9 milioni di maschi e 8,4 milioni di femmine.

 

L'importo lordo delle pensioni complessivamente erogate era di 364 miliardi di euro". Le donne sono il 51% dei pensionati ma percepiscono il 44% dei redditi (161 miliardi contro 204). L'importo medio lordo mensile dei redditi pensionistici è cresciuto del 4,4% sul 2023.

 

salari

L'importo medio dei redditi da pensione mensili percepito nel 2024 tra uomini e donne era di 1.860,83 euro. Dei pensionati italiani nel 2024 il 96% circa percepiva almeno una prestazione dall'Inps e aveva un reddito lordo mensile medio di circa 1.884 euro.

 

Il restante 4% non beneficiava di prestazioni da parte dell'Inps, ma percepiva rendite Inail, pensioni di guerra o pensioni da Casse professionali, Fondi pensione ed Enti minori. Con riferimento agli importi medi delle diverse tipologie di prestazioni pensionistiche, le pensioni anticipate/anzianità erano quelle più elevate, in quanto generalmente riconducibili a carriere lavorative più lunghe, con un importo medio di 2.133 euro mensili, a fronte di pensioni di vecchiaia di 1.021 euro, di invalidità di 1.151 euro e al superstite di 855 euro.

 

inps

Le prestazioni assistenziali si attestavano intorno ai 502 euro mensili, in media. Per quanto riguarda la distinzione per genere, il 66% delle pensioni anticipate era erogato ai maschi, mentre le femmine percepivano il 61% dei trattamenti di vecchiaia (con un importo medio di 867 euro mensili a fronte di 1.260 euro mensili delle pensioni di vecchiaia percepite dai maschi). Le femmine erano in una netta prevalenza anche nelle pensioni ai superstiti (l'87% delle prestazioni) e nelle pensioni e assegni sociali (il 62%).

 

Le percentuali delle altre categorie erano pressoché equamente distribuite tra i sessi. Nell'ambito delle prestazioni previdenziali, se si escludono i trattamenti al superstite, a parità di altra tipologia di pensione, il reddito medio percepito dalle femmine è inferiore a quello dei maschi. Per le donne il reddito medio da pensione è più basso di quello degli uomini anche in caso di pensione anticipata e quindi di carriera continua, a causa delle retribuzioni mediamente più basse ma il divario è minore.

 

Inps

Gli uomini con redditi da pensione anticipata ricevono importi medi pari a 2.277,50, superiori del 22,94% a quelli delle donne (1.852,48 euro). Nel 2024, le prestazioni liquidate dall'Inps, ovvero il flusso di nuovi trattamenti previdenziali e assistenziali, sono cresciute del 4,5% rispetto all'anno precedente, avvicinandosi a 1,6 milioni.

 

Di queste, il 55% consiste in prestazioni previdenziali e il 45% in assistenziali, con importi medi mensili pari rispettivamente a 1.302 e 493 euro. A fine 2024 i pensionati complessivi erano 16,,30 milioni a fronte dei 16,23 del 2023.

 

INPS, RETRIBUZIONI CONTRATTUALI HANNO PERSO 9 PUNTI DAL 2019

SALARI E POTERE D AQUISTO IN ITALIA

(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Le retribuzioni contrattuali tra il 2019 e il 2024 sono cresciute dell'8,3% a fronte di un aumento dei prezzi nei cinque anni del 17,4% e hanno quindi perso oltre nove punti percentuali di potere d'acquisto: è quanto emerge dal Rapporto annuale dell'Inps che sottolinea però come grazie agli interventi sulla fiscalità e i contributi le retribuzioni nette abbiano perso meno punti sul potere d'acquisto. Fatto 100 il valore medio del 2019, spiega l'Inps a proposito delle retribuzioni, si arriva nel 2024 a 108,3.

 

"Per le retribuzioni contrattuali - si legge - si evidenzia dunque un vistoso disallineamento con l'inflazione che si approfondisce soprattutto nel 2022, quando l'inflazione sale di oltre 8 punti mentre le retribuzioni contrattuali di poco più di 1 punto; questa dinamica si rafforza ulteriormente nel 2023 (inflazione +5,7%, retribuzioni contrattuali +2,9%).

 

salari in italia

Nel 2024 ha luogo un modesto recupero: le retribuzioni contrattuali salgono di 3 punti a fronte di un'inflazione di 1 punto. L'effetto cumulato di questi andamenti, dal 2019 al 2024, genera una distanza tra indice delle retribuzioni contrattuali e indice dell'inflazione che si misura alla fine, appunto, in oltre nove punti".

 

Le retribuzioni nette, beneficiando del combinato disposto dei vari provvedimenti fiscali, sono aumentate nettamente di più e cioè del 14,5% per il primo percentile, del 16,9% per la mediana (poco al di sotto dell'inflazione), e del 12,0% per il novantesimo percentile.

 

Inps, all'estero 37.825 pensionati, +7,5% nel 2023

(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Sono 37.825 i pensionati italiani che hanno deciso di trasferirsi all'estero con il pensionamento all'estero dopo aver fatto la loro intera carriera lavorativa in Italia. Emerge dal Rapporto annuale Inps presentato oggi secondo il quale dopo un calo del 19% registrato nel 2021, durante la pandemia, si è avuto un rimbalzo nei due anni successivi con un +13% nel 2022 e un +7,5% nel 2023.

 

INPS, 8,5% DEI PENSIONATI CONTINUA A LAVORARE

PENSIONI

(ANSA) - ROMA, 16 LUG - L'8,5% dei pensionati continua a lavorare dopo il pensionamento con percentuali che superano il 20% tra gli ex lavoratori agricoli e sono al di sotto dell'1% per gli ex dipendenti pubblici. E' quanto emerge da una indagine dell'Inps su un campione di 123.893 pensionati nati a partire dagli anni CInquanta.

 

La quota di pensionati ancora attivi - si legge nel Rapporto annuale presentato oggi - raggiunge il 21,6% tra i pensionati del settore agricolo, il 19,2% tra gli ex artigiani e commercianti e il 27,4% tra i pensionati di altri enti e gestioni previdenziali (di verse dal Fpld). La prosecuzione dell'attività lavorativa dopo il pensionamento è meno frequente tra i pensionati del settore pubblico (0,9%) e tra i lavoratori dipendenti del settore privato (5,5%).

 

Particolare attenzione meritano anche i valori osservati tra i pensionati con precedenti rapporti di lavoro parasubordinato (9,5%), una categoria connotata da una traiettoria occupazionale peculiare, e tra coloro che hanno avuto accesso alla pensione attraverso istituti di totalizzazione o cumulo (10,2%).

 

INPS, I LAVORATORI CHE VERSANO HANNO SUPERATO I 27 MILIONI

INPS PENSIONI

(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Nel 2024 gli assicurati Inps - vale a dire l'insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali - hanno superato i 27 milioni, evidenziando un incremento di circa 400 mila unità rispetto al 2023 (+1,5%) e di circa 1,5 milioni rispetto al 2019 (+5,9%).

 

Lo si legge nel rapporto annuale Inps presentato oggi secondo il quale è sostanzialmente stabile invece, il numero medio di settimane lavorate (circa 43 sia nel 2019 che negli ultimi due anni). Il dato riguarda i lavoratori iscritti all'Inps con almeno una settimana di contributi. Rispetto al 2014 l'aumento degli assicurati è di 2,3 milioni.

PENSIONI

 

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