il bolscevico saviano

"SAVIANO ERI UN COMPAGNO E ADESSO SEI UN BORGHESE" - "IL BOLSCEVICO", ORGANO DEL PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO, TIRA FUORI LA CORRISPONDENZA CON L’ALLORA 17ENNE SCRITTORE CHE SI DEFINIVA “UN RAGAZZO IMPEGNATO NELLA LOTTA DI CLASSE, DI TENDENZA 'GUEVARISTA/TROTZKISTA'” PER RIMPROVERARGLI IL VOLTAFACCIA - L’ACCUSA DI WALTER SITI: “PIÙ SAVIANO HA ACQUISITO "PRESENZA" (TELEVISIVA, MEDIATICA, SCENICA), E PIÙ LA LETTERATURA È RIMPICCIOLITA DENTRO DI LUI…”

Daniela Ranieri per “il Fatto quotidiano”

 

LA COLLABORAZIONE TRA IL BOLSCEVICO E ROBERTO SAVIANO

Ogni tanto è bene dare una sbirciata a Il Bolscevico, l' Organo del Partito marxista-leninista italiano, che lotta contro "il fascismo e la borghesia dominante" con analisi spesso dotte e puntute, specie su scuola e lavoro. Ci ha colpito però il 2 ottobre leggere una filippica durissima contro Roberto Saviano, una specie di dossier completo di sue lettere alla redazione, alla luce dell' intervista rilasciata dallo scrittore al Venerdì di Repubblica del 20 settembre.

 

In questa intervista, accusa Il Bolscevico, Saviano "non fa cenno del non breve e pur intenso rapporto, durato oltre un anno, che intrattenne con il Pmli e Il Bolscevico nel suo periodo giovanile, nel passaggio tra l' adolescenza e la maturità". Considerando che oggi Saviano ha 40 anni, si sta parlando di cablogrammi che risalgono a più di 20 anni fa.

saviano

 

il Bolscevico rivela che Saviano allora "si definiva, come nella sua prima lettera spedita al Pmli il 3 maggio 1996 'un ragazzo da sempre impegnato nella lotta di classe e militante della sinistra rivoluzionaria extraparlamentare', di tendenza 'guevarista/trotzkista'". Se non basta, che dire di "quando, già compiuti i 17 anni, in una seconda lettera, rivolgendosi ai 'cari compagni del Bolscevico'", si definiva anzi 'un marxista-leninista di Caserta', precisando di comprare saltuariamente il nostro giornale"?

 

In forza di mille altre prove prodotte, il Bolscevico sostiene la tesi che Saviano avrebbe tradito i suoi ideali giovanili (peraltro, inquieta la prassi del giornale marxista-leninista di conservare per 23 anni le lettere di ogni ragazzino che contatti la redazione) per diventare un tiepido borghese riformista. Gli si rimprovera che "nel 1997 affiggeva i manifesti del Partito", e oggi "deplora e condanna pubblicamente l'uso della violenza rivoluzionaria, come fa nel 2010, attaccando su la Repubblica la battaglia storica degli studenti che in Piazza del Popolo rispondono alla violenza della polizia".

 

IL BOLSCEVICO

È la stessa accusa che si fa da 50 anni al Pasolini di Valle Giulia, infatti citato. Ma, stante l'aporia che i bolscevichi non sono in grado di produrre nessuna lettera in cui il Saviano adolescente elogi la violenza, l'escalation delle imputazioni è feroce. Non è chiaro se si tratti di una specie di outing, di sputtanamento ai danni del Saviano personaggio famoso "accolto dalla classe dominante nei suoi salotti più prestigiosi" (tanto per rovinargli la piazza), o di una reazione a un tradimento affettivo.

 

Nell' intervista a Simonetta Fiori Saviano parla dei demoni con cui convive e della sua giovinezza inesistita ("La mia famiglia è come se fosse morta, completamente disgregata, 13 anni fa"), senza nominare i suoi trascorsi filo-bolscevichi; ma, a parte che vi compare in una inequivocabile foto da ragazzo con la maglietta di Che Guevara, perché avrebbe dovuto? Non è pensabile che la sua formazione si sia incarnata nelle battaglie che ha condotto, co-evolvendosi con la sua biografia spezzata?

 

roberto saviano sul red carpet a venezia

Il giornale gli riconosce le lotte "contro la camorra e tutte le mafie, in difesa dei migranti e dei rom contro il razzismo, la xenofobia e il fascismo contro l' aspirante duce d' Italia Matteo Salvini", "il berlusconismo, mafia capitale, l' attacco alla libertà di stampa del ducetto Di Maio e i suoi 'taxi del mare', il demagogo De Magistris e il corrotto De Luca, il decreto fascista e razzista Minniti"; ma gli rimprovera di non condurle "da marxista-leninista", bensì "da liberale riformista borghese, tutte all' interno del regime capitalista e neofascista".

 

pier paolo pasolini by richard avedon

Sembra la fotografia dei difetti che, a volte anche parodisticamente, si imputano al fideismo massimalista, dal non saper fare i conti con la transitorietà alla spietatezza con cui il collettivo e l' ontologico sovrastano il personale e il contingente. Non è comprensibile che un uomo che vive sotto scorta per minacce di morte abbia fatto sua la critica della violenza, pure proletaria?

 

Eppure Saviano è un intellettuale che conduce, secondo la sua accorata testimonianza, una vita del tutto estranea al trafficare e al manipolare correnti ("Vivo la vita d' un malato o d' un carcerato, e sai come riesco a consolarmi?

Dicendomi che in realtà sono un privilegiato, libero da patologie e da sentenze di pena"), a meno di non alludere al famigerato "attico a New York" inventato da Salvini, Meloni ecc.

 

karl marx 1

La stoccata finale su un Saviano radical chic contiene un' allusione fatua: "Perché non spiega come si è potuto creare questo oscuro cambiamento tra il Saviano rivoluzionario e antiriformista di ieri e quello riformista, liberale, pacifista e in certi momenti finanche anticomunista e reazionario di oggi? E in ogni caso, perché nascondere questo passato, a meno che non se ne vergogni di fronte alla classe dominante borghese?". L'"oscuro cambiamento" di Saviano forse è solo cambiamento.

 

È quella figura che Marx affronta nei Manoscritti economico-filosofici quando parla di ciò che rende un uomo "dialetticamente" felice; è il divenire che in Materialismo ed empiriocriticismo Lenin associa alla imprescindibilità, in ordine alla rivoluzione, della vita quotidiana. Dice Saviano: "Mi manca poter sbagliare liberamente. Oggi ogni mio errore è osservato, spiato, amplificato, come se la mia vita fosse una cittadella assediata, che non ammette spazi di debolezza".

 

Il Bolscevico pensa di fare una cosa radicalissima attaccando Saviano sul piano del privilegio individualista piccolo-borghese: esattamente ciò che fanno da 13 anni, dall' uscita di Gomorra, i camorristi, i berlusconiani, CasaPound, Vincenzo De Luca, i devoti a Santa Maria Elena Boschi, i benpensanti borghesi, i troll sui social, i "napoletani veri", i mafiosi, i salviniani e i semplici invidiosi.

 

ROBERTO SAVIANO

2 - «INVOLUZIONE SAVIANO, DA PASOLINI A SCIATTO»

Antonello Piroso per “la Verità”

 

Walter Siti, saggista-scrittore di chiara fama, ha osato l' inosabile. Tornando a vestire i panni del critico letterario, ha compiuto un' analisi serrata del Roberto Saviano scrittore per la rivista L' Età del Ferro diretta dallo stesso Siti, Giorgio Manacorda e Alfonso Berardinelli: «L' ho mandata a Saviano in visione a fine giugno, chiedendogli se volesse scrivere una replica da pubblicare contestualmente. Non mi ha mai risposto».

 

Titolo del saggio (che riecheggia quello dell' ultimo, incompiuto romanzo di Truman Capote): «Preghiere esaudite. Saviano e l' abdicazione della letteratura».

 

walter siti

Incipit fulminante, Siti: «Difendere la letteratura non è meno importante che difendere i migranti».

«Ammiro il coraggio civile di Saviano, la sua dignità nel vivere un' esistenza blindata, e trovo assurde e moralmente sgradevoli le accuse di aver fatto i soldi denigrando le sue radici, di essere un plagiario che fa il moralista sputando sentenze da un attico di Manhattan - che in realtà è un appartamento a Brooklyn -, e via così. Per questo mi sono posto il problema: i miei rilievi non saranno strumentalizzati dai suoi detrattori e odiatori?».

 

Per dirla come negli anni Settanta: «Non faranno oggettivamente il gioco della destra?».

roberto saviano tende la mano per la campagna a favore di open arms

«Ha vinto una paura più grande: quella di vedere se non declassati, almeno falsati, sostanza e compito della letteratura, almeno per come la intendo io. Un modo di sondare il mistero e l' ambiguità del reale non surrogabile da altri tipi di conoscenza».

 

Cosa c' entra in questo Saviano?

«Per la sua autorevolezza, se lui stigmatizza la "pura letteratura" perché non gli interessa "la letteratura come vizio"; se lui prende le distanze dai letterati che si accontentano di "fare un buon libro", alla ricerca "del bello stile", bollandoli come "codardi" - perché dal suo punto di vista non abbastanza (o per nulla) impegnati - a mio avviso contribuisce a dare un' immagine distorta della letteratura. E per l' eterogenesi dei fini Saviano rischia così di diventare, inconsapevolmente ma di fatto, complice del Potere che lui intende combattere».

 

In che modo?

Marcel Proust

«Il potere punta alla regressione culturale, all' infantilizzazione attraverso schemi basic: bianco/nero, noi/loro, giusto/sbagliato. Niente zone grigie, zero sfumature, la complessità del reale ridotta a gioco delle parti come in un reality televisivo. Il potere postula semplificazioni e svuotamento dei cervelli. Così in Saviano la visione manichea lo porta a declinare lo scrivere come categoria bellica, come arma: siamo in guerra, "alla camorra", "alla cocaina", "per i migranti", e non a caso la collana che adesso dirigerà per Bompiani si chiamerà "Munizioni", con opere di giornalisti e scrittori che, come lui, si sono trovati in una situazione di emergenza e pericolo a causa del loro impegno. Come a dire: la letteratura emerge e ha dignità solo passando per situazioni estreme.

 

fabio fazio roberto saviano

Ma erano per caso borderline l' impiegato Frank Kafka, la zitella Jane Austen, il Marcel Proust che viveva di rendita?

Intendiamoci: i libri "in guerra" è importante e giusto che ci siano, ma mi ribello alla concezione per cui la letteratura sia solo quello, oppure non sia».

Si oppone al tertium non datur: o la scrittura è stare sulle barricate, occupandosi dei mali del mondo, oppure è contemplazione del proprio ombelico.

franz kafka

«So di fare la figura un po' patetica del letterato vecchio stampo, l' ho scritto in chiusura del saggio, ma avverto un clima culturale che tende a immiserire la letteratura, confinandola ai compiti o di denuncia o di intrattenimento. Mi sono chiesto come, in Saviano che stimo, quello svilimento fosse avvenuto».

 

Saviano ostaggio di sé stesso, prigioniero del proprio personaggio oracolare. Un articolo che le sarà costato fatica.

«Ho impiegato un mese, ho ripreso in mano e riletto - in ordine cronologico - tutti i suoi scritti, ho rivisto la serie tv Gomorra e il film La Paranza dei Bambini. E mi sono convinto di un fatto: più Saviano ha acquisito "presenza" (televisiva, mediatica, scenica), e più la letteratura è rimpicciolita dentro di lui».

 

Un' involuzione?

«Prima di Gomorra e con Gomorra, l' energia di Saviano è legata al coinvolgimento autobiografico. Lui è lì a "testimoniare" con tutto sé stesso, anche carnalmente: corpo, sangue, fegato, budella, perfino erezioni. Lo stile cerca di adeguarsi alla passione civile, con metafore estreme nello sprezzo del ridicolo, per cui un porto è "un ano di mare che si allarga con grande dolore degli sfinteri" eccetera. E poi le scene madri, icastiche, come i cinesi congelati che cadono dai container, eco della lezione di Curzio Malaparte».

 

curzio malaparte

Le teste congelate dei cavalli che emergono dalle acque ghiacciate del lago Ladoga in Kaputt.

«A un certo punto, evoca il Pier Paolo Pasolini del: "Io so ma non ho le prove", volgendolo in attivo: "Io so e ho le prove"».

 

Un' appropriazione che lei, curatore dell' opera omnia di Pasolini per I Meridiani della Mondadori, come ha valutato?

«C' è un elemento che fa la differenza: Pasolini era un poeta, Saviano no. Pasolini, sull' impotenza della parola di fronte alla complessità, alla densità, all' enormità della vita, ci ha penato per anni, era un' autoanalisi permanente, ogni 4-5 anni abiurava quello che aveva fatto, attraverso una continua dolorosa sperimentazione formale. Per Saviano sembra che basti ridurre la forma ai minimi termini».

 

Dopo Gomorra che accade?

GOMORRA

«Ha sfidato i clan a casa loro, si ritrova minacciato di morte e sotto scorta. Lui, che aveva affidato la scrittura al corpo, al movimento, all'"essere lì", avendo perso tale libertà estremizza il suo orizzonte mentale in senso manicheo. Non esistono che fan o odiatori. Nella sua prospettiva bellica, aveva auspicato che la sua vita diventasse "un campo di battaglia", ed eccolo accontentato. Come nell' aforisma, che Saviano ricorda, convenzionalmente attribuito a santa Teresa d' Avila e usato da Capote: "Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte".

 

Tra Gomorra e ZeroZeroZero del 2013 passano sette anni, in mezzo Saviano compare tanto in tv.

«Che gli fa vivere l' ebbrezza euforica del proprio potere comunicativo: fa monologhi con ottimi risultati da Fabio Fazio (ma quelli su Nove cinque anni dopo risulteranno più spenti, riproposizione di un cliché oratorio) ma tanto più è limitato nei movimenti, tanto più si sente investito di una missione, un aedo popolare contro la criminalità».

ROBERTO SAVIANO

Un eroe solitario, in una dimensione superomistica, per dirla con Nietzsche che Saviano cita, peraltro senza nominarlo, in chiusura di ZeroZeroZero.

«Sono di gran lunga le pagine più belle del libro, il massimo dell' introspezione cui Saviano sia mai arrivato: "Ho guardato nell' abisso e sono diventato un mostro, ora è l' abisso che vuole guardare dentro di me". La fascinazione per il Male. Mi parve così potente, questa confessione, che mentre dirigevo la rivista letteraria Granta gli proposi di scrivere un contributo per il numero monografico sul Male, ma alla fine non riuscì a trovare tempo e modo di dare forma a quel suo tormento interiore».

verdone manuel fantoni

 

Perché dice «le pagine più belle» del libro?

«Perché sono autentiche. Il resto, volendo lui creare un' epica del narcotraffico e dei suoi eroi negativi, è tutto di seconda mano, de relato, riassunto e divulgazione. Messico o Colombia ridotti a stereotipi ambientali, una sciatteria stilistica, con frasi fatte da giornalismo svogliato, "la punta dell' iceberg", "il tallone d' Achille", fino alle fantozziane "feste megagalattiche".

 

Come il Manuel Fantoni di Borotalco di Carlo Verdone: «Un bel giorno, senza dire niente a nessuno, m' imbarcai su un cargo battente bandiera siberiana».

«Si cerca di rimediare alla sciatteria enfatizzando la violenza con scene splatter, l' espressionismo impoverito delle metafore ("un parco immenso violentato da una strada a quattro corsie"), l' esotismo da feuilleton, "un giaguaro ferito nella giungla colombiana", puro Emilio Salgari».

 

roberto saviano

Arriviamo a La paranza dei bambini.

«Primo vero romanzo-romanzo, il cui modello sottotraccia è quello dei "ragazzi di vita" di Pasolini. Ma il punto debole è, ancora di più, la scrittura. C' è il sentimentalismo alla Federico Moccia ("senza la sua dolcezza si sentiva vuoto"), un lessico alla Enzo Miccio ("optò per una camicia blu navy") con una noncuranza per la forma, da lui evidentemente assimilata all' estetismo fatuo. Usa tutti gli stili, giustapposti in maniera inerte, quindi non ne ha nessuno. Come nel sequel Bacio feroce, in cui si avverte ancora di più la stanchezza dell' ispirazione, le sorprese - quando ci sono - sono solo nella trama, mai nelle psicologie, puro manierismo savianesco».

 

intervento di roberto saviano (5)

Siti, torno alla domanda iniziale: chi gliel' ha fatto fare di immergersi in questa puntuta esegesi, da cui Saviano non esce bene, che le procurerà molte critiche?

«Per amore della letteratura. Parafrasando Nietzsche, "se vuoi essere san Giorgio, combatti draghi, non lucertole". Per il credito di cui gode Saviano, meritato anche per la vita sacrificata che conduce, devi confutare lui e la sua visione, non certo i suoi epigoni. È ovvio che molte cose pubblicate sono molto peggio della peggior opera di Saviano.

 

Ma la letteratura, perfino in nome dell' impegno, non può rinunciare al suo scopo di far emergere quello che non si sa ancora, non può prestarsi a far da altoparlante a quel che già si crede giusto. Il suo maggiore obiettivo non è la testimonianza ma l' avventura conoscitiva. Tra l' affrontare i suoi demoni privati, con cui combatte per via della vita che è costretto a vivere, e il pensarsi letterariamente come eroe, ha scelto questa seconda strada. Ma lo scrittore Saviano si è perso nella prima».

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