alda d'eusanio deusanio

“LE INTERCETTAZIONI CON CRAXI E LA FRASE DEL 'BACINO SULLA BUA'? MI DIPINSERO COME LA STREGA DELLE STREGHE. LA MIA COLPA ERA QUELLA DI ESSERE AMICA DI UN INDAGATO. TUTTI I PARTITI CHIESERO IL MIO LICENZIAMENTO” – ALDA D’EUSANIO  SI RACCONTA A “FANPAGE” – PANNELLA E IL PACCO CON 200 GRAMMI DI HASHISH (“APPENA ME NE ACCORSI GRIDAI: ‘RAGAZZI, QUESTA ROBA FA MALE. QUESTA È LA MORTE”), “AL POSTO TUO” (“ERANO ATTORI, MA LE STORIE VERE”) - "GLI ATTACCHI DI “STRISCIA”? MI FECERO PUBBLICITÀ” – IL GRANDE FRATELLO? USCII DALLA CASA IN PIGIAMA. MI MISERO IN MACCHINA E MI MANDARONO A FANCULO. LAURA PAUSINI? MI HA PERDONATA, MISI IN CIRCOLO UNA CHIACCHIERA STUPIDA SUL MARITO” – “HO SMESSO CON LA TV. NON VOGLIO PIÙ ANDARCI, NEMMENO COME OSPITE..."  - VIDEO

Massimo Falcioni per fanpage.it - Estratti

alda d'eusanio

Incontenibile, ingestibile, imprevedibile. Basterebbero queste definizioni per descrivere Alda D’Eusanio, uragano della televisione che – nel bene e nel male – ha segnato un’epoca. Per svariati critici regina incontrastata del trash che dilagò nei primi anni duemila, per altri semplice capro espiatorio e vittima sacrificale. Dipende dai punti di vista.

 

Certo è che la D’Eusanio, originaria di Tollo, piccolo paesino abruzzese con meno di 4 mila abitanti, non è mai passata inosservata. Sempre capace di dare un’identità precisa ai programmi condotti, che hanno goduto del suo successo più di quanto gli stessi programmi ne abbiano conferito a lei.

 

L’approdo in Rai avvenne grazie all’aiuto di un amico: “Mi prese per fare la ricercatrice in una sua trasmissione. Da lì, un passo alla volta e con molta fatica, salii tutte le scale possibili. Feci la redattrice, l’estensore dei testi, l’aiuto regista, l’aiuto montatrice. Infine diventai giornalista, ma tardi, non prima dei 38 anni”.

 

Il primissimo lavoro che curò come regista fu “Rocco, un uomo di 4 anni”, per la terza rete. “Era un documentario in quattro puntate dedicato ad un ragazzino contadino grazie al quale venne fotografata la trasformazione culturale del Paese. Poi fu il turno di ‘Italia a Schede’, dieci puntate sulla storia d’Italia attraverso la storia di dieci città”.

 

alda d'eusanio pannella

 

Al Tg2 come ci arrivò?

Ci entrai molto tardi, come semplice giornalista di cronaca. In un secondo momento mi spostarono allo sport. Infine approdai al Tg2 Notte, continuando di giorno la mansione di redattrice e cronista.

 

Nel 1993 denunciò lo strapotere dei socialisti nel Tg2.

Mi intervistò Maria Latella e affermai che TeleGarofano era la mia croce. Le parlai della lotta interna ai telegiornali. Io al Tg2 la subivo molto, nonostante fossi di area socialista non sopportavo lo strapotere di alcuni soggetti arrivati dall’Avanti. Provavo parecchio fastidio.

 

Da quel notiziario uscirono molti volti che poi passarono all’intrattenimento. Lei, Cucuzza, Castagna.

alda d'eusanio (2)

Credo sia stato un caso. Il Tg2 non si prestava a fare da scuola per futuri presentatori. A quelli citati vanno comunque aggiunti Lilli Gruber, Carmen Lasorella, Piero Marrazzo e soprattutto Enrico Mentana, uno dei più bravi in assoluto secondo me.

 

Nel 1995 le affidarono “Italia in diretta”, antesignano de “La vita in diretta”.

Ottenne un grande successo e, nonostante ciò, rimasi appena una stagione. Ideai io quel contenitore che prosegue tutt’oggi. Ne vado orgogliosa, anche se quel periodo fu per me dolorosissimo.

 

L’avvio del programma slittò a causa di un’inchiesta interna a suo carico. Immagino si riferisca a questo.

Uscirono delle intercettazioni che riportavano mie conversazioni telefoniche con Craxi. Bettino era un mio caro amico e lo chiamavo spesso la sera, dal momento che la figlia mi confidò che era il periodo della giornata in cui aveva picchi di depressione.

 

Erano chiacchierate amichevoli, ma mi dipinsero come la strega delle streghe. Subii attacchi feroci, manco avessi commesso reati vergognosi. La mia colpa era quella di essere amica di un indagato. Tutti i partiti chiesero il mio licenziamento, tra l’altro cavalcando la notizia falsa che telefonassi dagli uffici della Rai.

alda d'eusanio

 

Non era vero.

Affatto. Chiamavo da casa assieme a mio marito, un sociologo molto stimato da Bettino. Difesi quel rapporto con i denti e dimostrai che in tutti i miei anni antecedenti nella tv di Stato non avevo mai fatto piaceri né al Psi, né a lui. Ospite di Maurizio Costanzo ribadii che tra l’amicizia e la carriera avrei sempre scelto la prima e che se mai fosse finito in carcere sarei andata a portargli le arance.

 

Nelle telefonate incriminate lo rassicurò dicendogli che sarebbe stata la sua voce.

Non so da quale brogliaccio uscì questa frase, vennero estrapolati passaggi presi qua e là. Come avrei potuto essere la sua voce? Conducevo un telegiornale, ero un semplice mezzobusto senza poteri decisionali. Ma a ferirmi maggiormente fu il passaggio del ‘bacino sulla bua’.

 

simonetta matone alda d'eusanio

Bettino aveva un’ernia cervicale, di cui si lamentava di continuo. Era il linguaggio tipico che si poteva usare con un amico vecchio e malato, non nei confronti di un amante. La stampa lo fece passare per qualcosa di scabroso ed intimo. Erano gli anni del giustizialismo a tutti i costi e siccome non lo avevo rinnegato mi addebitarono di tutto. Ad un certo punto pareva avessi ammazzato Gesù Bambino.

 

Il programma alla fine partì, ma il 28 dicembre 1995 Marco Pannella la mise nuovamente nei guai.

Non lo invitai io, mi fu imposto dalla Commissione di Vigilanza della Rai perché i Radicali avevano diritto allo spazio per un ultimo appello per la raccolta firme di alcuni referendum. L’unica trasmissione che poteva assicurarglielo era la mia e mi avvertirono all’ultimo secondo. Non ci incontrammo prima della diretta.

 

A sorpresa le donò un pacco e aprendolo scoprì che conteneva 200 grammi di hashish.

alda d'eusanio

Mentre lo scartavo a tutto pensai tranne che a quello. Appena me ne accorsi gridai decisa: ‘Ragazzi, questa roba fa male. Questa è la morte’. Una reazione convintissima. Ero e sono contrarissima alle droghe.

 

Non bastò per scamparla.

L’Ordine dei Giornalisti mi mise sotto processo per cinque anni. Prima il Regionale, poi il Nazionale. Intervennero novanta consiglieri da tutta Italia. Uno dei quesiti referendari riguardava proprio l’abolizione dell’Odg e penso che fossero convinti che avessi concordato tutto. Senza dimenticare l’iter in Tribunale. Io e Marco venimmo assolti pure lì.

 

È vero che al termine della diretta vi chiusero in una stanza per un’ora?

Verissimo. Arrivarono i Carabinieri. Io ero divertita e, al contempo, un po’ incazzata con Pannella perché aveva scelto proprio il mio programma per mettere in atto la sua disobbedienza civile. Lo ammiravo, avevo un grande trasporto per lui, ma ragionai su quante noie ulteriori mi avrebbe provocato quell’episodio.

 

A fine stagione non la confermarono.

piero vigorelli alda d'eusanio

Eppure gli ascolti erano stati eccellenti. Ma nel 1996 cambiò il Governo e assieme alla presidente della Rai Letizia Moratti mandarono via anche me. È stato un processo ricorrente nella mia carriera: portavo i programmi al successo e mi defenestravano. Un refrain.

 

Nel 1999 lanciò “Al posto tuo”.

Ti correggo. Prima venne ‘Domani è un altro giorno’, settimanale di attualità sull’universo della terza età. Per punirmi mi avevano concesso un’oretta al sabato mattina. Era una fascia morta che rivitalizzai. Capii che molti anziani si trovavano davanti alla tv e mi inventai una trasmissione rivolta a loro. Dopodiché mi assegnarono ‘Al posto tuo’.

 

Andava in onda su Rai2 e sfidava “Uomini e Donne”, raccogliendo ascolti record.

Che la De Filippi non mi ha mai perdonato. Toccammo addirittura picchi del 30%.

 

bettino craxi

“Striscia” mise in dubbio la veridicità delle storie che proponevate e dimostrò che molte erano recitate da attori.

Erano storie vere che pigliavo dalla cronaca quotidiana e le mettevo in scena con persone prese dalla strada. Gli attori che recitavano si calavano talmente nella parte che i racconti potevano arrivare a coprire quattro puntate di fila. In base alla forza dei protagonisti io tessevo la tela. Le vicende erano vere, noi le sceneggiavamo. Era un genere divertente, unico al mondo.

 

Ricci le dedicava un servizio al giorno.

Questo mi divertiva. Stimolare ‘Striscia’ era una forma di spot. Ci fece molta pubblicità e devo tanto ad Antonio. Senza i loro attacchi non so se avrei raggiunto certi numeri. Alla gente non interessava che le storie fossero vere o false. Si godeva l’impianto e io ci giocavo.

alda d'eusanio

 

La definirono regina delle bufale e dei tarocchi.

E io il giorno dopo entravo in studio consegnando a tutti mozzarelle e arance. Erano trovate che mi inventavo io. Sai, fare televisione non equivale a scrivere la Divina Commedia. Lo rimprovero a determinati colleghi che sono convinti che fare tv significhi essere migliori degli altri. La televisione è una recita, una rappresentazione.

 

In quegli anni concesse ampio minutaggio a Jessica Cannavò, prima transessuale ad apparire tutti i pomeriggi sulla tv pubblica in piena fascia protetta.

Ne feci un personaggio. Davo parecchio spazio al mondo omosessuale. Mi inventai il pubblico parlante, con le comparse che si trasformarono in personaggi. C’erano la studentessa, la casalinga, la bigotta, la rivoluzionaria. Jessica si impose e ne fui contenta. Mi impegnai affinché non fosse un fenomeno da baraccone. Avevo rispetto.

 

alda d'eusanio

Nell’autunno 2002 un bambino di dieci anni venne in studio per commentare le nuove scelte sentimentali della mamma separata. Scoppiò un putiferio e l'Osservatorio sui Diritti dei Minori invocò lo spostamento di ‘Al posto tuo’ dopo le 23.

Rivendico quella scelta. Facemmo due-tre puntate con questo bambino che era preoccupato per la mamma che si era separata dal papà. Voleva che trovasse un nuovo corteggiatore e arrivarono dei pretendenti.

 

Ma il bimbo recitava?

Assolutamente sì. Si era verificato un qualcosa di simile e noi ricostruimmo l’avvenimento. Infatti mi difesi benissimo spiegando che si trattava di una fiction. Dissi: ‘Vogliamo mettere sotto inchiesta tutti i film dove appaiono bambini che recitano?’.

 

ALDA D'EUSANIO

Altra bufera: la maglietta “Dalla non è un cantante, ma un consiglio”.

La acquistai alla libreria Fahrenheit di Campo de’ Fiori. Un giorno feci tardi alle registrazioni e non feci in tempo a cambiarmi. Decisi di presentarmi in quel modo, fregandomene. Non ti dico le reazioni: venni multata e un movimento cattolico mi accusò persino di istigare alla prostituzione.

 

In merito a quel periodo dichiarò: “La Rai mi massacrò. Andavo in onda e non mi difendeva”.

Andò così. La Rai era la prima a prendermi di mira. Ripeto: non mi hanno mai perdonato la colpa di essere stata amica di Craxi.

 

Il clima ostile proseguì anche durante i governi berlusconiani?

Sì, sì. Berlusconi non ha mai difeso Craxi. Quello resta il mio peccato originale. Ma non rinnego niente. Gli ho voluto molto bene e lo ho stimato. Sono felice che adesso pure gli altri comincino a ricredersi.

alda d'eusanio

 

Nel 2003-2004 le tolsero il talk.

Arrivò Lucio Presta e spinse per mettere Paola Perego alla conduzione. Io portavo i titoli al successo e poi arrivavano altri a distruggerli. Tutti i programmi che ho condotto erano modellati sul mio carattere, sulla mia persona. In mano ad altri non potevano reggere.

 

Dopo due anni di stop finì al timone di un gioco. “Il Malloppo” però non era obiettivamente nelle sue corde.

Mi tenevano a bagnomaria e ogni tanto mi ridavano qualcosa. Feci quel game dopo Pupo, ammetto che non mi divertii particolarmente.

 

(…)

 

ALDA D'EUSANIO CON IL PAPPAGALLO GIORGIO

Nel 2013 a “La vita in diretta” un’altra tempesta. Durante il collegamento con un ragazzo risvegliatosi dopo dieci anni di stato vegetativo, lei si appellò a sua madre: “Se dovesse accadermi la stessa cosa, non fare come sua mamma. Tornare in vita senza poter essere più libero, soffrire ed avere uno sguardo vuoto come il suo, non è vita”.

Sottoscrivo tutto. Pronunciai quelle parole in modo consapevole. Il mio 5×1000 va all’associazione Luca Coscioni e sono favorevole ad una legge per il fine vita. Vidi quel giovane in quelle condizioni, con la mamma che gli doveva tenere costantemente la testa. Non parlava, non si muoveva. ‘Oddio, per me sarebbe terribile vivere così’, dissi tra me e me. La verità è che se mi trovassi in quello stato, non più padrona del mio corpo, impazzirei.

 

Il suo fu un testamento biologico recitato in diretta.

Sì. Voglio avere il diritto di andarmene quando ritengo sia giusto, quando si perde la dignità, quando la vita diventa sofferenza. Devi poter dire basta, nessuno può impedirtelo.

 

Cosa accadde fuori onda?

ALDA D'EUSANIO

Mi cacciarono dallo studio, letteralmente. Non potei più parlare. La presidente della Rai Tarantola e il direttore generale Gubitosi diedero ordine di non invitarmi più. Ci fu una campagna contro di me per difendere il ragazzo. Ma io non mi ero scagliata contro di lui, non mi sarei mai permessa. La mia battaglia era in favore del fine vita. Io l’epilogo di Eluana Englaro non lo voglio, il solo pensiero mi terrorizza.

 

A stridere fu forse quell’appello espresso davanti al ragazzo, che ascoltò tutto. Sembrò che per lei la sua vita non valesse nulla.

Sbagliò chi lesse così le mie frasi. Il senso era: ‘Il coraggio di vivere così io non lo avrei. Tu sei coraggioso, io no’. Fu un’ammissione di viltà, non di condanna verso l’altro. Non offesi nessuno.

 

 

alda d'eusanio 1

Nel 2021 entrò in corsa nella Casa del “Grande Fratello Vip”. In poco più di una settimana di permanenza tutto quello che poté andare storto andò storto.

Confermo.

Innanzitutto utilizzò il termine ‘negro’ e fu subito redarguita.

È una parola che si è sempre usata. Anche Fausto Leali cantava ‘Angeli negri’. Poi è cambiata la cultura e si è preferito il termine ‘nero’. Nelle mie frasi non c’erano intenzioni offensive, era un semplice retaggio legato al lessico di un’altra epoca. Negli anni è avvenuto un resettaggio e abbiamo dovuto imparare ad adeguarci, ma tuttora capita che mi scappi. E non per cattiveria o razzismo.

 

Ci fu poi la questione Pausini, che le costò l’espulsione immediata.

Mi ha perdonata, le ho chiesto scusa ed erano scuse sincere. Mi dispiaceva tanto, misi in circolo una chiacchiera stupida sul marito che, in realtà, ho saputo essere una bravissima persona. Sono innamoratissimi e affiatatissimi.

 

La cacciarono e scomparve dai radar nel vero senso della parola.

Uscii dalla Casa in pigiama. Mi misero in macchina e mi mandarono a fanculo. Puoi scriverlo chiaramente. Pier Silvio Berlusconi pubblicò un comunicato dove si ufficializzava la mia cacciata. Un trattamento che non hanno riservato manco a chi ha bestemmiato.

alda d'eusanio 2

 

È probabile che Mediaset, in seguito ad affermazioni gravi, intendesse dissociarsi platealmente da lei.

Dici che ebbero paura? Ma di quali conseguenze? La Pausini mi ha perdonata, ha capito. Loro invece no. Confessò che l’incidente e il coma del 2012 l’avevano fatta regredire: “Avevo imparato a riflettere prima di parlare e ho disimparato”. Un motivo valido per non partecipare ad un programma dove si è in onda ventiquattr’ore su ventiquattro.

 

alda d'eusanio e il pappagallo 10

Sono sempre stata un’impulsiva e dopo il coma lo sono diventata ancora di più. Non ho più il controllo totale dell’intelligenza, ma è soprattutto un discorso di carattere. ‘Il carattere è il tuo destino’, sosteneva Eraclito. Non mi sarei dovuta muovere, il neurologo mi aveva suggerito di stare calma. Ma tu mi ti immagini ferma? Sono un vulcano in perenne eruzione. In ogni caso ora sono guarita, da due anni a questa parte sto meglio.

 

 

Tornando a lei, ritiene concluso il suo percorso televisivo?

Ho smesso con la tv. Non voglio più andarci, nemmeno come ospite. Ho avuto una carriera lunga e faticosa, talmente faticosa che voglio fermarmi qui. Ho dato, non ne ho più bisogno. Quando mi invitano rispondo che ho da fare. Si vive benissimo senza la televisione, si sta da Dio. (…)

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