“FIORELLO DIMOSTRA CHE IL VARIETÀ È ANCORA POSSIBILE. LA RAI DIMOSTRA CHE DEVE CHIAMARLO ECCEZIONE, PROMOZIONE” – ALDO GRASSO RIFLETTE SULL’INCURSIONE DELLO SHOWMAN SICILIANO AL TG1: “CHE COSA ABBIAMO VISTO? UN VARIETÀ. OPPURE UN PROMO PER IL RITORNO RADIOFONICO DI FIORELLO, CON LA RAI CHE OFFRE IL SUO APPUNTAMENTO PIÙ RICONOSCIBILE: IL TG1. LA PUBBLICITÀ SI TRAVESTE DA EVENTO E L’EVENTO HA ABBASTANZA TALENTO DA NON SEMBRARE RÉCLAME. OGGI LA RAI PREFERISCE FORMATI CHE ENTRANO IN UNA FESSURA E SPARISCONO PRIMA CHE QUALCUNO CHIEDA QUANTO COSTANO...”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
FIORELLO 'Tg1 edizione più che straordinaria'
Dieci minuti bastano a Fiorello per fare quello che la tv italiana annuncia da anni: un varietà.
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Ma che cosa abbiamo visto? Un varietà, certo. Oppure un promo per il ritorno radiofonico di Fiorello, con la Rai che offre il suo appuntamento più riconoscibile: il Tg1. La pubblicità si traveste da evento e l’evento ha abbastanza talento da non sembrare réclame. Resta la domanda: la tv generalista sa ancora produrre un varietà o soltanto organizzare l’irruzione di Fiorello dentro un altro programma?
Lo studio viene profanato, dice lui, e la parola è giusta solo a metà. Con Emma D’Aquino, Laura Chimenti e Giorgia Cardinaletti, le facce dell’autorevolezza si prestano al gioco: la notizia cede alla gag, il tono istituzionale si incrina. Una benedizione laica, con un’eco benignesca: il telegiornale non viene demolito, ma smontato per una sera, come un fondale che si rivela palco.
FIORELLO BIGGIO 'Tg1 edizione più che straordinaria'
Si ride della violazione perché si riconosce il rito. Il nome più onesto, forse, è «varietà interstiziale». Brutto, sa di riunione di palinsesto. Ma descrive una necessità: il varietà classico costa, richiede tempo (entità demolita dai social) e una direzione editoriale capace di immaginare.
Oggi la Rai preferisce formati che entrano in una fessura e spariscono prima che qualcuno chieda quanto costano. Fiorello fa di quella fessura una scena: dieci minuti dopo il Tg, una finestra nel flusso, un programma che esiste perché il palinsesto gli lascia un varco.
FIORELLO 'Tg1 edizione più che straordinaria'
Poi arriva il Sud, la protesta «senza spaccare niente», la luce che dovrebbe accendersi anche lì. Per un istante il promo si ricorda che fuori dallo studio c’è il Paese; la battuta prende un peso che il formato fatica a contenere.
Il giudizio è positivo, ma non pacificato: Fiorello dimostra che il varietà è ancora possibile. La Rai dimostra che deve chiamarlo eccezione, promozione, incursione. Dieci minuti sono bastati. In tv ormai anche la festa deve chiedere il permesso di passare.
FIORELLO E BIGGIO 'Tg1 edizione più che straordinaria'
FIORELLO E BIGGIO 'Tg1 edizione più che straordinaria'
FIORELLO BIGGIO 'Tg1 edizione più che straordinaria'
