"NEGLI ULTIMI DECENNI IL PALCO È DIVENTATO IL LUOGO NATURALE DI UNA NUOVA FIGURA: L’INTELLETTUALE-PERFORMER" – ALDO GRASSO: “IL SAPERE HA SCOPERTO IL PALCOSCENICO E L’APPLAUSO. COME NEGLI SPETTACOLI DI RECALCATI, SAVIANO, TRAVAGLIO, IL PENSIERO NON VUOLE PIÙ SOLTANTO ESSERE PENSATO, VUOLE ESSERE VISTO - LO SPETTACOLO DI PAOLO CREPET, "SEI FELICE?", È UN CASO ESEMPLARE: QUANTO C’È DI DIVULGAZIONE E QUANTO DI SPETTACOLO? E, QUANTO DI NARCISISMO?” - "LA TV AVEVA GIA' INVENTATO L'INTELLETTUALE-PERSONAGGIO, IL TEATRO GLI OFFRE QUALCOSA IN PIU': LA PLATEA PAGANTE. IL RISCHIO E' CHE LA COMPLESSITA' VENGA SACRIFICATA ALLA RICONOSCIBILITA'..."
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
[…] Il sapere ha scoperto il palcoscenico e, insieme con il palcoscenico, ha scoperto una cosa piuttosto piacevole: l’applauso. Sei felice? , lo spettacolo di Paolo Crepet, è un caso esemplare (La7). Un’ora e quaranta di invettive sull’educazione, sui genitori troppo protettivi, sui figli schermati dalle difficoltà, sulla solitudine digitale, sull’appiattimento delle emozioni. […]
La domanda, allora, non riguarda tanto Crepet quanto il genere. Quanto c’è di divulgazione e quanto di spettacolo? E, soprattutto, quanto di spettacolo e quanto di narcisismo?
[…] Negli ultimi decenni il palco è diventato il luogo naturale di una nuova figura: l’intellettuale-performer. Massimo Recalcati porta la psicoanalisi nella forma della lectio, trasformando concetti, miti e figure dell’inconscio in un incontro pubblico; oggi le sue esibizioni sono esplicitamente presentate come «incontri-spettacolo». Roberto Saviano ha fatto del monologo civile una forma di testimonianza.
Marco Travaglio trasforma documenti, cronaca politica e giudiziaria in una macchina teatrale, dove giornalismo, farsa e denuncia civile convivono sul palco. […] Hanno un elemento comune: il pensiero non vuole più soltanto essere pensato, vuole essere visto.
[…] La tv aveva già inventato l’intellettuale-personaggio; il teatro gli offre qualcosa di più: la platea pagante, il buio in sala, il silenzio prima della battuta, l’applauso dopo la sentenza. Persino l’argomentazione acquista una drammaturgia: c’è l’attesa, la provocazione, la frase memorabile, il momento emotivo, la morale finale.
Il rischio è che la complessità venga sacrificata alla riconoscibilità. Il pubblico non va più soltanto ad ascoltare un’idea: va ad ascoltare colui che ha quelle idee. Non compra necessariamente un approfondimento, compra un incontro con un personaggio che ormai conosce perché «famoso».




