"PER IL NAZISMO L’ARTE MODERNA NON ERA SEMPLICEMENTE CATTIVA: ERA IL SINTOMO DI UNA MALATTIA DELLA CIVILTÀ" - ALDO GRASSO: "ESPRESSIONISMO, CUBISMO, DADAISMO, SURREALISMO, ASTRATTISMO: TUTTO CIÒ CHE SFUGGIVA ALL’ORDINE E ALLA RETORICA DELL’ACCADEMIA DOVEVA ESSERE ESPULSO, UMILIATO E RIDICOLIZZATO PERCHÉ MOSTRAVA LA REALTÀ, NON IL MITO" - "DA QUESTA PREMESSA PRENDE LE MOSSE 'LA GRANDE PAURA DI HITLER" - PROCESSO ALL’ARTE DEGENERATA', DOCUMENTARIO DI SKY..."
Estratto dell'articolo di Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"
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Ci sono parole che la storia consegna al nostro lessico come reperti tossici. «Arte degenerata» è una di queste. L’espressione tedesca Entartete Kunst , coniata e sistematizzata dalla propaganda nazista, non indicava una categoria estetica ma una condanna morale, politica e perfino biologica.
Per il nazismo l’arte moderna non era semplicemente cattiva arte: era il sintomo di una malattia della civiltà. Espressionismo, Cubismo, Dadaismo, Surrealismo, Astrattismo: tutto ciò che sfuggiva all’ordine e alla retorica dell’accademia doveva essere espulso, umiliato, ridicolizzato.
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Da questa premessa prende le mosse La grande paura di Hitler – Processo all’arte degenerata , il documentario di Sky Arte scritto da Didi Gnocchi, Sabina Fedeli e Arianna Marelli, con la regia di Simona Risi. Il pretesto è la mostra del 2025 al Musée Picasso di Parigi dedicata all’arte degenerata, ma l’ambizione è più ampia: ricostruire il clima culturale e ideologico che portò il regime nazista a organizzare, nel 1937 a Monaco, la famigerata esposizione «Entartete Kunst», forse la più grande operazione di delegittimazione artistica della storia contemporanea.
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L’odio di Hitler per la modernità affondava le radici nel culto della purezza. Le avanguardie raccontavano invece il dolore, la deformità, la solitudine, gli emarginati, i poveri. L’arte divenne «degenerata» perché mostrava la realtà, non il mito.
[...] Nel ricostruire una vicenda storica, il doc pone una domanda decisiva: l’arte può essere una minaccia per il potere? Attraverso materiali d’archivio e le testimonianze di curatori e storici dell’arte, il documentario suggerisce che il destino degli artisti bollati come «degenerati» resta un monito per la libertà di espressione.
Perché ogni totalitarismo cerca anche di disciplinare lo sguardo, di abolire la complessità e di sostituire il dubbio con la propaganda. E quando un potere stabilisce che cosa sia l’arte «sana», è la libertà stessa ad ammalarsi.
ALDO GRASSO
hitler mussolini
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