“QUANDO LA CERTEZZA VACILLA LASCIA UNO SPAZIO VUOTO CHE LA TV FINISCE PER OCCUPARE” – ALDO GRASSO AFFILA LA PENNA PER INFILZARE LA MAGISTRATURA: “SE UNA VERITÀ GIUDIZIARIA VIENE CONSIDERATA DEFINITIVA E, ANNI DOPO, VIENE RIMESSA IN DISCUSSIONE ATTRAVERSO GLI STESSI STRUMENTI DELLA GIUSTIZIA, LA DOMANDA DIVENTA INEVITABILE: DOVE SONO STATI I CONTROLLI? CHI HA VERIFICATO? CHI HA AVUTO IL CORAGGIO DI DUBITARE? LA GIUSTIZIA NON DOVREBBE TEMERE DI SCOPRIRE DI ESSERSI SBAGLIATA. DOVREBBE TEMERE DI NON ACCORGERSENE...”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per www.corriere.it
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CLUEDO VERSIONE GARLASCO - MEME BY IACOPO CERVELLI
Garlasco, David Rossi, Denis Bergamini, Ustica: vicende diversissime, accomunate però da una parola che, nella loro trasformazione televisiva, diventa decisiva: tempo. Dieci, 13, 19, 46 anni. Quando la giustizia si misura in decenni, la verità processuale rischia fatalmente di assumere i contorni di una verità provvisoria.
E la tv, davanti al provvisorio, non si tira indietro: apre uno studio. Il meccanismo è quasi perfetto. Una «dimenticanza» dei Ris di Parma rimette in discussione una ricostruzione; un elemento trascurato riemerge dal passato; un esame di laboratorio riapre un dubbio; compare un nuovo indagato. La sentenza, da punto d’arrivo, diventa una puntata precedente.
È proprio qui che il problema televisivo incrocia quello giudiziario. Una responsabilità riguarda anche la magistratura, quella inquirente come quella giudicante, senza che questo significhi trasformarla in un capro espiatorio. Se una verità giudiziaria viene considerata definitiva e, anni dopo, viene rimessa in discussione attraverso gli stessi strumenti della giustizia, la domanda diventa inevitabile: dove sono stati i controlli?
Chi ha verificato? Chi ha avuto il coraggio di dubitare? La giustizia non dovrebbe temere di scoprire di essersi sbagliata. Dovrebbe temere di non accorgersene.
E quando una certezza vacilla dopo decenni, lascia inevitabilmente uno spazio vuoto. È quello spazio che la tv finisce per occupare.
Non perché sia più capace di trovare la verità, ma perché è più veloce nel trasformare il dubbio in racconto, persino in linciaggio. La giustizia ha bisogno di prove; la tv ha bisogno di elementi narrativi.
IMPRONTA 33 ATTRIBUITA AD ANDREA SEMPIO - DELITTO DI GARLASCO - RICOSTRUZIONE DEI POSSIBILI EVENTI
La tv ormai vive dentro un sistema più vasto, nel quale i social prolungano e spesso deformano ogni ipotesi. Un dubbio non resta più soltanto un dubbio: diventa contenuto, commento, contrapposizione, nuova versione dei fatti. E così la verità continua a cercare la sua strada. Solo che, quando arriva, trova lo studio già acceso, pieno di «personaggi».
GIANNI BUSCAGIN IL SUPERTESTIMONE DEL DELITTO DI GARLASCO A LE IENE
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