mario ottavia monicelli

DA “AMICI MIEI” A “AMANTI MIE” – QUEL FARFALLONE DI MARIO MONICELLI RACCONTATO DALLA FIGLIA OTTAVIA: “C’ERA UN’AMANTE AL TELEFONO, MIO PADRE DICEVA: 'NON POSSO VIVERE SENZA DI TE'. MIA MADRE ASCOLTAVA DA UN ALTRO APPARECCHIO. CHIESE: 'CHI ERA? A CHI DICEVI ‘NON POSSO VIVERE SENZA DI TE?'. E LUI: “A FURIO SCARPELLI”. UN’ALTRA VOLTA: 'C’È MARIO?'. 'NO. MA LEI CHI È?'. 'SONO LA FIDANZATA'. ALLORA MAMMA: 'IO SONO LA MOGLIE'" – “ODIAVA ANDARE AL CINEMA” – "LA SCELTA DI TOGLIERSI LA VITA? SI SENTIVA VECCHIO. È STATO MOLTO CORAGGIOSO…”

Eugenio Murrali per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Che padre era Monicelli?

mario monicelli ottavia monicelli cover

«Mi ha sempre sostenuta. Ha educato me e le mie sorelle alla libertà, ma era severo, non amava si perdesse tempo. Carlo Vanzina, che fu suo assistente, diceva che era sempre a fuoco: non ripeteva più di due volte un ciak».

 

Ottavia Monicelli, nata da Mario e da Antonella Salerni, racconta suo padre, pluripremiato genio della commedia all’italiana, entrato nella storia del cinema con film come I soliti ignoti , La grande guerra , L’armata Brancaleone , Il marchese del Grillo , Speriamo che sia femmina . Nel 2013 aveva già parlato del regista nel libro Guai ai baci.

 

(...)

mario ottavia monicelli

 

 

Un nonno tenero?

«Tenerissimo, ma come ho scritto: “Guai ai baci!”».

Scrive anche: «Papà andò via e nessuno disse niente. Ed è stato sempre così nella nostra famiglia, nelle nostre vite.

 

Ogni cosa avveniva senza che le si potesse dare un nome»...

«È andato via perché era il momento di separarsi, anche se con mia madre sono rimasti amici tutta la vita. Non comprava neppure i calzini senza chiedere a lei. Sono sempre stati solidi nel loro volersi bene. Non ho sofferto la separazione, mi è mancata la quotidianità. Nella mia famiglia le fratture sono avvenute senza analisi profonde».

 

Perché?

«I sentimenti non erano ben visti: “Che ti piangi?”. Per un figlio questa freddezza non è semplice. Crescendo ci si prende dimestichezza, si assimila. Anche io vivo tra sentimento e disincanto».

 

E quando la quotidianità c’era?

«Ci parlava di tante cose. Discorreva di Storia, di Letteratura, di attualità. Aveva una cultura anarchica che spaziava in ogni ambito».

 

Era un uomo politico?

mario monicelli chiara rapaccini

«Molto e questo l’ho ereditato. Era militante. Ha attraversato l’onda della protesta studentesca. Era a Genova nel 2001 con Citto Maselli per girare immagini sul Genoa Social Forum. Si è schierato con chi aveva subito quei soprusi indicibili. Non aveva paura. Credeva nella contestazione».

 

Chi erano i suoi amici?

«Persone straordinarie: Piero De Bernardi, Leo Benvenuti, Suso Cecchi d’Amico, Furio Scarpelli. Ha lavorato con Nino Rota, Nicola Piovani, Carlo Rustichelli. Con i più grandi attori del cinema. Oggi non c’è nulla in confronto».

 

Cos’era il suo cinema?

«Con il primo film, a 20 anni, vinse un premio a Venezia.

Iniziò a collaborare con Steno.

Ha fatto un cinema internazionale, non sempre capito».

 

Ricorda quelle atmosfere?

«Da Otello alla Concordia c’era una tavola sociale alla quale sedevano tutti i cinematografari. Scendevo da scuola, andavo lì, dove mia madre giocava a carte. Mangiavo con Vittorio Gassman, Tonino Delli Colli. Furio Scarpelli è stato come uno zio. Un mondo che non esiste più».

mario monicelli

 

A proposito di Scarpelli...

«Squillò il telefono a casa. C’era un’amante alla cornetta, mio padre diceva: “Non posso vivere senza di te”. Mia madre ascoltava da un altro apparecchio. Chiese: “Mario, ma chi era? A chi dicevi ‘Non posso vivere senza di te?’”. E lui: “A Furio Scarpelli”. Un’altra volta: “C’è Mario?”. “No. Ma lei chi è?”. “Sono la fidanzata”. Allora mamma: “Io sono la moglie.

Qua ci sono le camicie da stirare, se viene facciamo a metà”».

 

Su questa copia di «Una vita violenta» c’è una dedica di Pasolini...

«Sì: “A Mariuccio, in ricordo di tante scorribande notturne fra i lunghi coltelli delle borgate. PPaolo”. E ho altri cimeli».

 

Uno che non ha e vorrebbe?

«Il Leone d’oro che vinse per La Grande Guerra , ex aequo con Il generale Della Rovere di Rossellini».

 

Nel libro scrive: «Ho cercato il suo amore». Dov’era?

«Era lì e non lo capivo. Era tutto amore: i piccoli gesti, i nostri aperitivi silenziosi, lui che leggeva il giornale, io un libro, seduti accanto. Ultimamente andavamo in un ristorante tremendo in via Cavour con una luce al neon indescrivibile. Facevano tre piatti: la minestrina, l’uovo al tegamino e qualcos’altro. Mi diceva: “Prendi la minestrina! È buonissima”. E poi vino, che lui reggeva, io meno. Parlavamo di tutto».

 

Lo accompagnava nelle grandi occasioni?

«Diceva che gli facevo fare bella figura. Martina era schiva, Rosa troppo giovane. A volte non ero a mio agio. Lui si innervosiva se sentiva la mia fragilità: “Vabbeh, adesso che c’hai sempre bisogno di me?”.

monicelli arbasino moretti

Poi si dispiaceva».

Duro?

«Se cercavo di stargli accanto: “Che devi rompere i coglioni a me? Vatti a bere un bicchiere”. In macchina gli chiedevo: “Perché mi porti se poi mi cacci?”. “Beh, stavo parlando col giornalista...».

 

E al Festival di Venezia?

«“Papà posso avere un pass per vedere i film?”. “Che pass e pass, paga il biglietto”».

 

Andavate al cinema?

«Odiava andarci. A volte lo trascinavo e lui dopo poco si dileguava. Da casa lo chiamavo: “Papà, dove sei finito?”. “Era una noia! Lento!”».

 

Un padre difficile?

chiara rapaccini mario monicelli

«Credeva nella sacralità della libertà di ciascuno».

 

Qualche vanità?

«Gli piaceva vestirsi bene, comprava le scarpe Tobacco che portavano i ragazzi. Non si proteggeva però con la sua vanità, parlava alla pari con tutti.

 

Era disponibile verso i giornalisti. Era di sinistra, si sentiva uno del popolo, si guardava intorno con gli occhi di un uomo che osserva le cose per come sono, con generosità e umorismo».

 

Antipatie?

mario monicelli

«Non parlava mai male di nessuno. Amava però ascoltare i pettegolezzi, perché avevano una dimensione popolare.

Eravamo fissati con una radio notturna: le persone telefonavano e si raccontavano. Il giorno dopo ci chiamavamo per commentare. Erano una fonte d’ispirazione».

 

(...)

Si è spiegata la scelta di suo padre?

«Nel togliersi la vita ha voluto dare spazio a ciò che in Italia non riusciamo ad avere: una morte dignitosa, quando la vita non lo è più. Si sentiva vecchio, temeva di non essere più indipendente, anche per questo ha fatto un atto a prima vista violento. È stato molto coraggioso e lucidissimo».

 

Che cosa le resta di lui?

«Molto, più di quel che comprendevo quand’era in vita. Non porto fardelli, solo gioia» .

vittorio cecchi gori mario monicelli dino risi tom cruiseDE SICA VILLAGGIO MONICELLI PARENTImario monicelli foto pino settanniSuso cecchi d'amico monicelli monica vitti mario monicellisteno con mario monicelli foto mostra andrea arrigaMARIO MONICELLI E BRUNA PARMESANARMATA BRANCALEONE MONICELLImario monicelli

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?