anna la rosa

“DOPO LA NOTIZIA DEL PRESUNTO BACIO A RIINA, ANDREOTTI MI PRESE PER UN BRACCIO E SCHERZÒ: ‘OGGI VOGLIO BACIARE TE’. E MI SFIORÒ LA GUANCIA, DAVANTI A NICOLA MANCINO” - ANNA LA ROSA CONFESSIONS: “CON IL MIO SALOTTO TV ANTICIPAI ‘PORTA A PORTA’. DETESTAVO ESSERE DEFINITA LA VESPA IN GONNELLA. OLTRETUTTO BRUNO È ARRIVATO 4 O 5 ANNI DOPO DI ME" – "CRAXI AVEVA SOTTOVALUTATO DI PIETRO, CONVINTO CHE 'MANI PULITE' FOSSE UN FENOMENO PASSEGGERO, A COSSIGA PIACEVANO LE MIE FESTE. AMAVA BALLARE IL VALZER, A BOSSI REGALAI UN DIZIONARIO CALABRESE-ITALIANO" – IL TALISMANO DI BERLUSCONI E LA BORDATA A ANDREA VIANELLO: “QUANDO FU NOMINATO DIRETTORE DI RAI3 ELIMINÒ IL MIO PROGRAMMA SENZA NEMMENO AVVISARMI. FORSE L’UNICA COSA CHE SI RICORDA DI LUI. DISSERO CHE VOLEVA INGRAZIARSI RENZI, A CUI NON PIACEVO”

Giovanna Cavalli per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Il talismano di Silvio Berlusconi. 

anna la rosa 11

«Notai che portava sempre al polso un orologio d’oro giallo, vecchiotto, di poco pregio. “Come mai, Presidente?”. Lui si tirò su la manica della camicia e me lo mostrò orgoglioso. “Era di mio padre. Glielo regalai con i primi soldi che ho guadagnato, in punto di morte volle che tornasse a me. Quando lo indosso mi sento invincibile”». 

 

Tipo Superman. 

«Incuriosita, gli chiesi: “E quindi a sua volta lei lo donerà a Pier Silvio?”. “No, lo darò a Luigi”. Allora il ragazzo aveva sì e no 14 anni. Però il padre già provava per lui grande ammirazione.“È ancora piccolo, ma vedrete, vi stupirà”. Credo che quell’orologio oggi lo abbia lui». 

 

bruno vespa (2)

Erano i tempi ruggenti di TeleCamere, primo salotto politico in tv (1994-2014, su Rai2, poi su Rai3), con una sola indiscussa e potentissima padrona di casa: Anna La Rosa, custode di piccoli e grandi segreti di potenti e peones della Seconda Repubblica, che da lei si presentavano in devoto pellegrinaggio. Però prima di procedere al revival, c’è da svelare un mistero attualissimo. 

 

Ma è vero che si sposa? 

«Sì. Come l’avete scoperto? Ho fatto le pubblicazioni però non si doveva sapere». 

 

(...)

 

Con chi convola? 

bettino craxi

«Con Paolo Prisco, il mio compagno, che fa il manager tra Zurigo, Francoforte e Roma. Lui ha 64 anni, sette meno di me. Stiamo insieme da nove. La proposta ufficiale me l’ha fatta a gennaio. Annina, la bimba di 8 anni di cui mi occupo come una mamma, ce lo chiedeva spesso, ha anche scritto una letterina a Babbo Natale e nei disegni mi raffigura vestita da sposa». 

 

Per sempre sì. 

«Paolo vorrebbe una cosa ristretta, io invece amo le feste con tanta gente. Il vero grande passo però sarà la convivenza, non ci sono più abituata. Lui è un tipo schivo, casalingo, dice che io voglio fare troppe cose. Per me il tempo non va sprecato. Non a caso il mio filosofo preferito è Seneca e faccio collezione di clessidre». 

 

anna la rosa 56

In Rai entrò nel 1991, al Tg2. Il suo primo giorno. 

«Vicedirettore Enrico Mentana, capo del politico Clemente Mimun. Si preparava il referendum sulla preferenza unica. Craxi aveva invitato gli italiani ad andare al mare. Mi mandarono con la troupe a via Cola di Rienzo a intervistare la gente. Dopo qualche ora, col gettone, chiamai Mimun. 

 

“Non trovo nessuno che sceglie il mare, vanno tutti a votare”. “Cerca ancora”. Tornai in redazione con un solo intervistato pronto a disertare le urne. Clemente mi rimproverò. Mentana rise. “Finirà che nessuno andrà in spiaggia e Craxi perderà”. Ci azzeccò». 

 

(...)

 

andrea vianello

Giulio Andreotti. «Era appena uscita la notizia sul presunto bacio a Riina. 

Un giorno, in Transatlantico, lui che non dava volentieri nemmeno la mano, mi prese per un braccio e scherzò: “Oggi voglio baciare te”. E mi sfiorò la guancia, davanti a Nicola Mancino». 

 

Bettino Craxi. 

«Di fronte alla sede del Psi di via del Corso noi cronisti ci passavamo ore. Diventammo amici. Ero socialista riformista. Gli davo del tu. Sono stata tante volte ad Hammamet. 

Aveva sottovalutato Di Pietro, convinto che Mani Pulite fosse un fenomeno passeggero». 

 

L’esilio. 

«Voleva sempre parlare dell’Italia, era triste, amareggiato. In tanti, tra quelli che gli erano stati più vicini, erano spariti. Viveva in una casa modesta, a venti minuti dalla costa. Prendeva il tè alle 7 di sera, rivolto verso la Medina, immaginando di guardare il nostro mare. L’ultima volta che lo vidi, d’inverno, poco prima della sua morte, era in giardino, seduto sotto a un carrubo, con una coperta di lana di pecora sulle gambe. 

giulio andreotti

 

Venne a trovarlo un ragazzino del posto a cui Craxi aveva pagato le cure alla gamba. “Buonasera, monsieur le Président”. Lo riconobbi il giorno del funerale, che strappava le erbacce intorno alla bara». 

 

Nel ‘94 aprì il portone di TeleCamere. 

«Nel frattempo era cambiato il mondo. Il Parlamento era completamente nuovo. Il Pri non c’era più, il Psdi era stato spazzato via, come il Psi. La Dc era decimata. Era arrivata la Lega. E Forza Italia. Ebbi l’idea di raccontare agli italiani chi erano questi nuovi protagonisti. Prima la politica al massimo occupava tre minuti dentro al tg o le noiose tribune elettorali». 

 

Il primo ospite? 

«Francesco Cossiga, che venne pure al mio matrimonio. È stato un mio maestro, con Gianni De Michelis». 

 

Visti da molto vicino. 

anna la rosa 3

«Venne fuori che il compassato Lamberto Dini era un fotografo formidabile. A casa di Irene Pivetti, che portava sempre i foulard, curiosai negli armadi. A Umberto Bossi regalai un dizionario calabrese-italiano. In bagno aveva la saponetta verde Lega». 

 

Largo ai peones. 

«Prima di me non li aveva mai considerati nessuno. Inventai la rubrica “Piccoli leader crescono”. Li facevo sedere sul trono rosso che vede là nell’ingresso, l’ho tenuto come souvenir. Oliviero Diliberto, Paolo Romani, Daniela Santanché. Già bella, elegante, anticonformista, simpatica. Una secchiona che studiava tanto. Il suo mentore era Paolo Cirino Pomicino». 

 

Anticipò Porta a Porta . 

«Detestavo essere definita la Vespa in gonnella. Oltretutto Bruno è arrivato 4 o 5 anni dopo di me». 

 

L’ha mai invitata da lui? 

«Molto poco». 

 

Qualche intemperanza tra gli ospiti? 

«Mai. Persino Sgarbi e Cossiga o Pannella restavano tranquilli. Offrivo a tutti un cioccolatino, un caffè, li mettevo a loro agio». 

 

Berlusconi il più assiduo. 

«Era un uomo molto solo. In Sardegna non andava a trovarlo mai nessuno». 

francesco cossiga

 

Ma come? Confalonieri, Letta, Dell’Utri, Galliani. 

«Della famiglia, intendo. Dopo la morte di mamma Rosa non è stato più lo stesso. 

Ricordo quando si ammalò.  Giravano voci di ogni tipo. Gli domandai: “Presidente, non vuole rassicurare i suoi elettori?”. Berlusconi si sistemò meglio sulla poltrona: “Grazie per questa domanda, dottoressa. Sto benissimo e vincerò le elezioni, alla faccia dei gufi della sinistra”». 

 

Le sue sfolgoranti feste sull’Appia Antica erano prese d’assalto. 

«Una volta cadde di 26 luglio, giorno del compleanno di Cossiga. Poche ore prima mi telefonò. “Come mai non mi hai invitato?”. Si aggregò all’ultimo. Gli piaceva ballare il valzer». 

 

TeleCamere fu chiusa all’improvviso

«Una decisione di Andrea Vianello. Ci conoscevamo bene. Quando Marrazzo lasciò Mi manda Raitre per la Regione Lazio, Paolo Ruffini chiamò lui a sostituirlo. Il passaggio fu disastroso, gli ascolti precipitarono. Andrea lo incontravo spesso, mi chiedeva consigli. Quando fu nominato direttore di Rai3 eliminò il mio programma senza nemmeno avvisarmi. Forse l’unica cosa che si ricorda di lui». 

anna la rosa berlusconi

 

Perché la tagliò? 

«Mai capito. Dissero che voleva ingraziarsi Renzi, a cui non piacevo. Gli telefonai più volte, non mi rispose mai». 

 

E finì tra i parcheggiati di lusso della Rai, con stipendio da dirigente ma senza più incarico e poltrona. 

«Ci sono rimasta poco, me ne sono andata senza nemmeno fare causa, non me la sono sentita». 

 

Ha sperato di essere richiamata? 

«Sì, ma intorno alla tv pubblica ci sono troppi appetiti e troppi che scalpitano». 

 

Oggi si occupa di ingegneria reputazionale. Che consigli darebbe a Giorgia Meloni? 

«Lei è una molto preparata, seria, sgobbona. Linguaggio ottimo, come stile e portamento. La sua reputazione è buona, ma non quanto meriterebbe, si può fare di più». 

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