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IL DIVANO DEI GIUSTI/1 - CHE VEDIAMO STASERA? OGGI PARTE UN CURIOSO ESPERIMENTO SU RAI PLAY, “FOMO - FEAR OF MISSING OUT”, CHE TRADUCO COME “LA PAURA DI ESSERE ESCLUSI”, CHE SEGUE UN GRUPPO DI RAGAZZI DI UN LICEO DEL CENTRO DI ROMA NEGLI 86 GIORNI CHE LI DIVIDONO DALL'ESAME DI MATURITÀ. POTREBBE ESSERE UNA SORPRESA - MI SONO SPARATO SU AMAZON LA NUOVA RACCOLTA "NOVECENTO" A 2,99 EURO A FILM, “I VITELLONI” DI FELLINI, UNA COPIA RESTAURATA MAGNIFICA, E, CONVINTO DA CIRO IPPOLITO, “TUPPE TUPPE MARESCIÀ”. IL FILM, MI HA DETTO CIRO, È DA VEDERE PER MARIA PARIS, LA PIÙ FULGENTE STAR DELLA MUSICA NAPOLETANA… - VIDEO

 

fomo – fear of missing out 6

Marco Giusti per Dagospia

 

Che vediamo stasera? Intanto oggi parte un curioso esperimento su Rai Play, “FOMO – Fear of Missing Out”, che traduco come “la paura di essere esclusi, la paura di non farcela, ma anche di non essere connessi”.

 

Scritto e diretto da Pietro Daviddi e David Gallerano, dopo “Miss Italia non deve morire”, prodotto dalla Our Films di Mieli-Immirzi-Gianani,è una docuserie di 12 puntate, ne passano 4 a settimana, assolutamente teen, che mischia la paura di essere esclusi, appunto FOMO, con le ultime notti prima degli esami. I registi seguono molto da vicino un gruppo di ragazzi del Liceo Vittoria Colonna del centro di Roma negli 86 giorni che li dividono dall'esame di maturità.

fomo – fear of missing out 4

 

Si va qui dall’ultimo giorno di scuola, alla preparazione all’esame, al rapporto con i docenti, gli adulti, al rapporto fra loro stessi. Vedo che attorno al tema, FOMO, esistono sia vari film che una serie, FOMO-Fear of Missing Out, ungherese, non legata però agli esami di maturità. Che penso sia la cifra italiana. Fresca, con ragazzi che sembrano già degli attori, abituati come sono ai social, ai video, su Rai Play potrebbe essere una sorpresa.

 

i vitelloni

Visto che non sono proprio un pischello che ha la paura degli esami, passò quel tempo Enea, mi sono sparato su Amazon, nella nuova raccolta Novecento a 2, 99 euro a film, sia “I vitelloni” di Federico Fellini, una copia restaurata magnifica, sia, convinto da Ciro Ippolito, “Tuppe Tuppe Marescià” di Carlo Ludovico Bragaglia con Peppino De Filippo, Giovanna Ralli, Lorella De Luca, Roberto Rissi, Aroldo Tieri.

tuppe tuppe marescia' 2

Ma il film, mi ha detto Ciro, è da vedere per Maria Paris, la più fulgente star della musica napoletana, che canta qui tutte le canzoni, compresa quella del titolo,che è giustamente celebre. Maria Paris, che vide i suoi fratelli contrabbandieri tutti morti in mare, dominatrice assoluta ai Festival di Napoli, si ritirò per via di un voto che fece pensando di migliorare le condizioni della figlia.

 

Devo dire che il film, un sub-sub-sub sequel di “Pane, amore e fantasia” di Luigi Comencini, ancora scritto da Ettore Maria Margadonna e rpodotto da Gilberto Carbone per la Titanus, girato tra San Pietro e Palestrina, che si riconosce facilmente, non vale proprio, ahimé, i primi tre grandi titoli della saga e non riesce a fare della pur spettacolare Giovanna Ralli una star del calibro di Gina e Sophia.

 

La Ralli, inoltre, ha un ruolo non troppo simpatico e la vera protagonista è Lorella De Luca, che fa la padroncina di un bar del paese innamorata del brigadiere, ora maresciallo veneto tuttodunpezzo Roberto Rizzo. Anche lui la ama, ma per rispettare il regolamento dei Carabinieri, non può fidanzarsi con una ragazza del posto dove lavoro. Il suo vice, il grande Memmo Carotenuto cerca di spingerlo a dichiararsi per non perderla, visto che sulla ragazza ha messo gli occhi Percuoco, un paesano che ha fatto i soldi a Marsiglia e è tornato al paesello facendo pesare il suo successo.

tuppe tuppe marescia' 4

 

Peppino che parla in francese (“Sono bilingue, anche trilingue, italiano, francese e napoletano…”), e ha un cameriere francese, certo Arnauld, ammetto che sia uno spettacolo. Tramite una sensale di matrimoni, Vittoria Crispo, lo sgraziato Percuoco cerca di arrivare alla ragazza, che non lo vuole. A quel punto mette in piedi un bar a imitazione di uno celebre di Marsiglia e chiama come cameriera bona da Roma certa Carmelina, Giovanna Ralli, che farà perdere la testa a tutti i locali e lascerà il bar di Lorella De Luca del tutto vuoto. Insomma.

 

Non è bello come gli originali, e Bragaglia non vale né Comencini né un supervisore come De Sica. Quanto a Maria Paris, che mi è sembrata un po’ goffa, come sorella della De Luca, non ne capisco la grandezza. Ma Ciro su queste cose non sbaglia.

e’ sbarcato un marinaio 3

Sempre a 2, 99 mi sono visto “E’ sbarcato un marinaio”, commedia ancora più antica, 1940, girata alla Pisorno, la Cinecittà costruita prima di Cinecittà tra Pisa e Livorno da Giovacchino Forzano, diretta dal modesto Piero Ballerini con uno scatenato Amedeo Nazzari, una avvenente Doris Duranti, il mitico Polidor e un giovanissimo Andrea Checchi. Doris Duranti, star del ventennio e amante di Alessandro Pavolini, al tempo ministro del MinCulPop grazie all’amicizia con Ciano, divenne grazie a Pavolini, che era stato anche Federale di Firenze, la diva principale della Pisorno. In pratica questo è un film costruito soprattutto per lei.

 

e’ sbarcato un marinaio 1

Pavolini, che aveva seguito Mussolini a Salò, nel 1945, quando le cose si misero male, salvò la vita a Doris Duranti facendola scappare in Svizzera con documenti falsi. Molto si discusse col padre di Filippo Ceccarelli, direttore di produzione, sullo scandalo alla Pisorno che vide proprio Pavolini sorprendere a letto Doris Duranti con Andrea Checchi. E Checchi, non sapendo cosa fare, a batacchio sguainato, si alzò in piedi tese la mano destra in un fascistissimo “A noi!”. 

 

Secondo Alvaro Mancori, celebre direttore della fotografia e direttore degli studi romani Elios, che era entrato giovanissimo nel cinema, la storia è diversa. Intanto, l’amante della Duranti era lui, cosa che la stessa attrice nelle sue memorie ricordava. E fu lui a essere menato dai fascisti uscendo da casa della star.

 

e’ sbarcato un marinaio 2

Quanto a Andrea Checchi, come tanti attori del tempo, che facevano feste, scherzavano, si narrava che si fosse inventato un “A noi!” che faceva appunto a batacchio sguainato. E tutti ridevano. Alla faccia del Duce. La cosa, grazie alle solite spie, la venne a sapere Pavolini e si attendevano delle punizioni. Impauritissimo, Checchi avrebbe chiesto alla Duranti di salvarlo, di metterci lei una buona parola con Pavolini. Infatti Checchi seguitò a recitare anche negli anni successivi. 

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