CHI ERA DAVVERO CARSON MCCULLERS? - LA SCRITTRICE AMERICANA DELLA PRIMA META’ DEL NOVECENTO NON HA MAI NASCOSTO IL SUO DESIDERIO PER LE DONNE. EPPURE PER MOLTI DECENNI NON SI E’ PARLATO DELL’OMOSESSUALITA’ DI MCCULLERS, MORTA NEL 1967 A SOLI 50 ANNI - LA SUA PASSIONE EMERGEVA IN LETTERE CHE PARLANO D’AMORE E AFFETTO INTENSO VISSUTI INSIEME A UNA DONNA - LA SCRITTRICE SI E’ SPOSATA DUE VOLTE (1937 E 1945) CON REEVES MCCULLERS, ASPIRANTE SCRITTORE CON CUI CONDIVIDEVA LA PASSIONE PER ALCOOL E VIAGGI - IL LIBRO
Estratto dall’articolo di Vincenzo Branà per “il Venerdì – la Repubblica”
[...] Carson McCullers, stella della letteratura americana della prima metà del Novecento, narratrice del Sud insieme a William Faulkner, Flannery O'Connor e Tennessee Williams, non ha mai nascosto le proprie passioni né il desiderio per le donne, che ha inseguito per tutta la vita. Eppure per decenni, dalla sua prematura scomparsa nel 1967, a soli 50 anni dopo una vita funestata da una salute precaria, ciò che era evidente è tornato nell'armadio. "In the closet", dicono gli americani.
A spalancare quelle ante e a rimettere al centro ciò che per anni è stato solo bisbigliato è il saggio di Jenn Shapland, scrittrice e ricercatrice del New Mexico, La mia autobiografia di Carson McCullers che arriva in Italia pubblicato da Enciclopediadelledonne.it.
Quando Goffredo Fofi nel 2008 firmò la prefazione dell'edizione Einaudi di Il cuore è un cacciatore solitario, il primo romanzo di McCullers che la consacrò al successo già nel 1940, a soli ventitré anni, girò attorno all'argomento con cautela: disse di lei che era asessuata, sessualmente indefinita, incerta, bisessuale. Shapland invece va dritta al punto: Carson McCullers era una donna lesbica, una persona queer.
«Sono rimasta sorpresa», racconta la ricercatrice al Venerdì, «nello scoprire, leggendo gli archivi di McCullers, le sue lettere, l'autobiografia incompiuta e le trascrizioni delle sedute di terapia, che in vita lei era apertamente lesbica. Non si nascondeva. È stato solo dopo la sua morte che le biografie l'hanno rimessa nell'armadio. Forse pensavano di proteggere la sua eredità di scrittrice. Ma da che cosa?».
La folgorazione per Shapland arriva all'Harry Ransom Center di Austin, in Texas, dove sono custoditi i documenti di numerosi artisti, tra cui David Foster Wallace, su cui indaga la maggior parte dei ricercatori che contattano il centro. Ma nel 2012 gli archivisti ricevono una richiesta insolita: uno studioso vuole informazioni sulla corrispondenza tra Carson McCullers e Annemarie Clarac-Schwarzenbach, un'ereditiera svizzera di casa a New York tra gli anni Trenta e Quaranta, scrittrice e fotografa, più nota però per le sue passioni principali: le donne e la morfina.
A raccogliere quella richiesta c'è proprio Jenn Shapland, allora tirocinante venticinquenne. Frugando nei raccoglitori, trova le lettere che Annemarie aveva inviato a Carson da ogni parte del mondo: parlano d'amore, di un affetto intenso, alludono a una complicità e a un tempo trascorso insieme. L'archivio però contiene solo metà della corrispondenza, mancano le risposte che confermino la reciprocità di quel legame. [...]
Otto anni di ricerche, senza nessuna verità nascosta da stanare, se non ciò che appariva a ogni passo evidente. Soprattutto quando, dal 2013, anno della morte di Mary Mercer, la terapeuta di Carson McCullers – a cui la scrittrice aveva dedicato il suo ultimo romanzo, Orologio senza lancette– fu reso pubblico l'archivio che Mercer aveva custodito, al riparo dai biografi, fin dalla morte dell'amica e paziente.
Dentro c'erano le trascrizioni delle sedute, i loro scambi epistolari, i telegrammi, i biglietti: tutte fonti che rendono evidente la natura sentimentale della relazione tra le due donne e che chiariscono molte delle contraddizioni nella vita della scrittrice. A partire dai due matrimoni, nel 1937 e nel 1945, con cui Carson si unì allo stesso uomo,
Reeves McCullers, aspirante scrittore, che con lei condivideva la passione per l'alcol e i viaggi ma che, quando si trattava di finire sotto le lenzuola, preferiva gli uomini. «Leggendo le trascrizioni delle sedute», ci spiega Shapland, «ho capito come si sentiva riguardo al matrimonio: lo definisce dannoso, manipolatorio, possessivo. E, cosa più importante per la storia che racconto nel mio libro, si sente sollevata all'idea di essere finalmente libera da lui».
Libera dal marito, ma non dall'America di quegli anni che, se con il rapporto Kinsey, nel 1948, cominciava a sbirciare tra le variegate abitudini sessuali degli americani, omosessualità inclusa, con l'ondata anticomunista del maccartismo negli anni Cinquanta rimetteva tutto sotto il tappeto, accusando gay e lesbiche di essere una delle espressioni del "pericolo rosso".
In quegli stessi anni, nel Regno Unito, il matematico Alan Turing veniva arrestato per la sua relazione con un uomo, mentre a New York Carl Solomon, poeta omosessuale della beat generation, si faceva internare volontariamente in un ospedale psichiatrico. Perché allora sono importanti gli amori di Carson McCullers? «L'opera di McCullers», sostiene Shapland, «parla interamente di amori queer.
Ma, come accade spesso per le figure Lgbtq, per decenni i biografi hanno insistito nel dire che non ebbe relazioni significative, che non ebbe in pratica alcuna vita sessuale, né con il marito né con altre persone. Vederla come un essere umano nella sua interezza, con diversi tipi di amori e di relazioni nel corso della vita, è l'unico modo in cui la sua scrittura diventa possibile» [...]





