IL FALÒ DELLE VANITÀ - IL ROGO DELLA CASA DEL “GRANDE FRATELLO” HA SCOPERCHIATO LE MAGAGNE DI CINECITTÀ: I SUOI BALDI AZIONISTI (ABETE, DELLA VALLE E DE LAURENTIIS) NON INVESTONO, E GLI STUDIOS CADONO A PEZZI

Daniele Autieri e Luca Ferrari per "la Repubblica" - http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/12/16/news/cinecitt_speculazione_patto_cinecitt_studios-73731136/?ref=HREC1-7


TRE ROGHI IN SEI ANNI.
L'ultimo quello che ha distrutto la casa del Grande Fratello. Dietro la serie di episodi che si sospetta siano dolosi si staglia il braccio di ferro per la gestione e il futuro degli Studios. Venerdì il ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, e Luigi Abete, capofila della holding che gestisce gli impianti, si incontreranno per commemorare Federico Fellini.

Entro quel giorno l'accordo dovrà essere chiuso. Sul tavolo: gli investimenti, l'utilizzo del marchio nel parco divertimenti a tema, il canone di locazione e un piano urbanistico. Intanto i 7 milioni promessi per la riqualificazione del sito sono scomparsi nel nulla.

Le ceneri dell'incendio che la notte di venerdì 13 dicembre ha bruciato la casa del Grande Fratello nel cuore di Cinecittà sono arrivate fino ai tavoli del ministero dei Beni Culturali. Proprio in queste ore, mentre gli agenti della Digos cercano di capire le cause del rogo (il terzo in soli sei anni), si gioca una partita delicatissima tra il ministro Massimo Bray, che di Cinecittà è "proprietario", e Luigi Abete, che guida la cordata di imprenditori ai quali il 1° ottobre del 1997 è stata affidata la gestione del sito.

DENTRO O FUORI.
Il futuro dei celebri Studios, patrimonio e simbolo del cinema italiano nel mondo, dipende dall'esito di questa trattativa. E oggi una qualificata fonte interna al ministero rivela: "La mediazione è a uno stadio avanzato e stiamo facendo tutto il possibile per tutelare l'interesse pubblico e il futuro di Cinecittà. Da qui a qualche giorno o si troverà l'accordo oppure il tavolo salterà".

Le partite aperte sono tante e vanno dalla modernizzazione del sito, di cui c'è un assoluto bisogno, all'utilizzo del marchio "Cinecittà" che i privati si sono assicurati anche per il maxi parco a tema "Cinecittà World" che sorgerà nella zona di Castel Romano e dovrebbe aprire al pubblico nella primavera del 2014.

Ma il vero nodo che tiene inchiodati al tavolo il ministro dei Beni Culturali e Luigi Abete, presidente del Gruppo Ieg (Italian Entertainment Group), è la questione del canone di locazione annuo da oltre 2,5 milioni di euro. I soci privati, tra i quali detengono partecipazioni rilevanti Aurelio De Laurentiis e Diego Della Valle, vogliono strappare un contratto più vantaggioso e ad oggi il ritardo accumulato nel pagamento dell'affitto supera i 2 milioni. Ma questo non è tutto, perché al tavolo della trattativa siede anche un convitato di pietra che si chiama "investimenti", un fantasma che negli ultimi anni è sfuggito a qualsiasi programmazione e a qualsiasi patto, e che oggi rappresenta la vera minaccia per la sopravvivenza dei teatri storici di Cinecittà.

INVESTIMENTI: IL PATTO MAI RISPETTATO.
Il peccato originale ha una data: 4 dicembre del 2012. Quel giorno il direttore generale per il Cinema del MiBac, Nicola Borrelli, e gli imprenditori che gestiscono Cinecittà firmano un accordo che prevede un investimento di 7 milioni di euro nella modernizzazione del sito da spalmare per tutto il 2013. Oggi Repubblica è in grado di rivelare che ben poco di quei fondi è stato veramente speso. Nessuno ha messo seriamente mano al portafoglio: non lo hanno fatto i soci privati che hanno preferito dirottare la liquidità disponibile altrove (parchi e intrattenimento), e non lo ha fatto il ministero, che ha riposto in un cassetto il patto firmato alla presenza delle sigle sindacali. E a nulla sono valse le proteste dei lavoratori, che qualche mese prima la firma dell'accordo, nell'agosto del 2012, erano saliti sui tetti per denunciare lo stato di abbandono di alcuni teatri storici.

CINEMA, UN BUSINESS CHE NON RENDE.
All'inizio della sua esperienza in Cinecittà Studios, Luigi Abete riunisce i giornalisti in un'affollata conferenza stampa e dichiara: "È, era e sarà tecnicamente impossibile deviare dall'attività prevalente della produzione cinematografica in quanto un'eventuale deviazione farebbe decadere automaticamente tutti i contratti". Quindici anni dopo molte cose sono cambiate e il business sembra aver cambiato strada, dal cinema all'intrattenimento.

L'azienda, controllata all'80% da Ieg e al restante 20 da Cinecittà Luce, ha iniziato la sua attività nel 1998 con ricavi superiori a 60 miliardi di lire, debiti per 43 miliardi e una perdita di 754 milioni. Con l'arrivo dell'euro (bilancio 2002) i ricavi hanno raggiunto i 39 milioni, 24,7 milioni i debiti e 860mila euro gli utili. Complice la crisi economica, negli ultimi anni l'azienda ha vivacchiato, assistendo a una contrazione costante dei ricavi (21 milioni a bilancio 2011), a una riduzione dei debiti e all'andamento altalenante degli utili e delle perdite.

L'ultimo bilancio depositato da Cinecittà Studios il 31 dicembre del 2012 conferma quanto la crisi, unita a una strategia industriale non vincente, abbia mangiato gran parte del business. Il 2012 si è chiuso con una perdita di 5,6 milioni di euro, ricavi a 16 milioni (in netto calo rispetto ai 25 milioni del 2011) e debiti in aumento, da 27 a 32 milioni di euro. In particolare - si legge nella Relazione alla Gestione allegata al bilancio - "il calo di fatturato derivante dalla diminuzione di produzioni televisive ha raggiunto valori importanti, superiori ai 4,5 milioni di euro, impattando in maniera notevole sul risultato economico d'esercizio".

POCO CINEMA, TANTO DIVERTIMENTO.
Il documento consuntivo del 31 dicembre 1998, che rendiconta il primo anno di gestione privata, elenca una ad una le 78 produzioni accolte negli Studios di via Tuscolana. Si va dal "Fantasma dell'opera" di Dario Argento a "La Cena" di Ettore Scola, da "Panni sporchi" di Mario Monicelli a "Un tè con Mussolini" di Franco Zeffirelli, da "Il talento di Mr. Ripley" di Anthony Minghella fino a "Il dolce rumore della vita" di Giuseppe Bertolucci.

Di fronte a questo lungo elenco di capolavori, impallidisce la produzione attuale che, a parte alcune opere di valore come l'ultimo film di Carlo Verdone "Sotto una buona stella", quello di Pupi Avati con Riccardo Scamarcio e un atteso ritorno di Gabriele Salvatores, è incentrata soprattutto su produzioni e programmi televisivi. Mentre i ricavi di Cinecittà Studios si vanno assottigliando, i suoi azionisti hanno iniziato a diversificare gli investimenti tralasciando il grande schermo per qualcosa di più redditizio. Oggi le porte degli storici Studios sono aperte all'organizzazione di eventi aziendali e privati attraverso il veicolo societario Cine District Entertainment.

Un qualunque magnate italiano o straniero può decidere di festeggiare un evento speciale sul set di "Roma Repubblicana", dentro il teatro 10 e il teatro 1, oppure tra le scenografie più belle dei film storici girati a Cinecittà. Per gli azionisti questo è un modo di diversificare, trarre profitto dalle eccellenze e dalla storia degli Studios, ma soprattutto garantire occupazione e lavoro. Per molti altri, siamo di fronte a un modello di business che distrae investimenti importanti dal cinema, il cui sviluppo dovrebbe essere l'unica condizione imprescindibile per la sopravvivenza della joint-venture pubblico/privata che guida Cinecittà.

PARCHI A TEMA, RESORT E NATURA.
La strategia della diversificazione porta lontano. Fuori dai confini di Roma, nei terreni di Castel Romano, dove le ruspe sono al lavoro dalla mattina alla sera per chiudere i cantieri di Cinecittà World, il grande parco tematico che dovrebbe aprire al pubblico nella prossima primavera. L'operazione, ancora una volta, è nelle mani dei privati che - attraverso Italian Entertainment Group - detengono il 67,5% del capitale di Cinecittà Entertainment, l'azienda che a sua volta è azionista di Cinecittà Parchi, il veicolo societario che gestisce la costruzione del parco divertimenti.

L'operazione è ambiziosa perché, nel complesso intreccio delle controllate, i soci di Ieg hanno costituito altre due aziende, Edilparco e Cinecittà Natura, che nulla hanno a che vedere con il cinema, ma che si occuperanno di realizzare rispettivamente sui terreni di Castel Romano un'infrastruttura dedicata al commercio e un grande parco a vocazione naturalistica costeggiato da un lussuoso resort.

IL PIANO URBANISTICO DENTRO CINECITTÀ.
Il 4 ottobre del 2010 il cda di Ieg si riunisce per approvare il piano di sviluppo di Cinecittà Studios. Il piano prevede, oltre alla realizzazione di un nuovo teatro sul modello del Teatro 5, la costruzione di un albergo, un complesso immobiliare, servizi di ristorazione, e un parcheggio sotterraneo.

In molti gridano alla speculazione edilizia e ravvisano nel progetto l'ennesima dimostrazione che il business di riferimento degli azionisti privati non è più il cinema. Per rispondere alle critiche interviene direttamente il presidente di Ieg, Luigi Abete, e ribadisce che l'obiettivo degli interventi è modernizzare il sito, riuscendo a offrire maggiori servizi per le imprese, una migliore allocazione per le troupe e un nuovo e moderno teatro di posa dove girare i film.

Il 30 aprile scorso la Corte dei Conti si esprime sul progetto e ricorda: "Il 3 dicembre del 2009 il Nucleo antiabusivismo edilizio ha posto sotto sequestro l'immobile. Nel febbraio del 2010 è stato disposto il dissequestro dietro presentazione di un progetto di adeguamento finalizzato al rilascio di un permesso a costruire in sanatoria".

"Di fronte alla concessione in sanatoria - prosegue la relazione della Corte - il Comune di Roma ha richiesto il pagamento di 423.700 euro". Il 21 dicembre del 2011 viene invece firmato l'atto d'obbligo con cui Cinecittà Studios si impegna a mantenere la destinazione d'uso dei locali e a sostenere gli oneri di urbanizzazione. E oggi - rivela la Corte dei Conti - è prossimo il rilascio del permesso di costruzione. Attualmente i lavori sono fermi, i terreni sono stati ripuliti e recintati, e molti sono convinti che gli interventi urbanistici siano uno dei nodi più intricati nella trattativa con il ministero dei Beni Culturali.

Tante domande rimangono sul tavolo e nessuna delle due parti svelerà le sue mosse almeno fino a venerdì 20, quando il ministro Massimo Bray e Luigi Abete si troveranno insieme proprio dentro Cinecittà per intitolare il Teatro 5 a Federico Fellini. Allora il fumo del rogo che ha incenerito la casa del Grande Fratello si sarà finalmente alzato, lasciando senza veli questo patrimonio del cinema, espressione di un'eccellenza italiana nel mondo alla quale - anche lo Stato - sembra aver smesso di credere.

 

 

cinecitta'CINECITTA'CASA DEL GRANDE FRATELLO A CINECITTATEATRO CINQUE CINECITTALuigi Abete RENZI E I FRATELLI DELLA VALLE ALLO STADIO FOTO LAPRESSE FAMIGLIA DE LAURENTIIS FOTO ANDREA ARRIGA Vittorio Sgarbi e Massimo Bray

Ultimi Dagoreport

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...