vittorio feltri suora

“GIORNALISTI CANI DA GUARDIA DEL POTERE? SPESSO SONO SOLTANTO CANI” - VITTORIO FELTRI, 59 ANNI DI CARTA STAMPATA, SVELA I SEGRETI E IL FUTURO DEL GIORNALISMO - “I GIORNALI FINCHÉ L'UOMO ANDRÀ AL CESSO SARANNO INSOSTITUIBILI. INTERNET? PER ORA E’ UNA DISCARICA. HO COMINCIATO A FARE IL GIORNALISTA CON LA RACCOMANDAZIONE DI UN PRETE. IL TALENTO CONTA IL 10%. PER DIVENTARE GRANDI SERVE TEMPERAMENTO. IL MIO MOTTO? MEGLIO GUADAGNARE COPIE CON UN ARTICOLO COSÌ COSÌ CHE PERDERNE UNA CON UN CAPOLAVORO”

Mariano Sabatini per “Libero quotidiano”

 

vittorio feltri

Ha imparato a leggere sui giornali, Vittorio Feltri.

Già alle elementari comprava i quotidiani e si beveva la cronaca nera e sognava di vedere la sua firma sotto agli articoli. Per motivi di sopravvivenza da giovane fece diversi altri mestieri, tra cui «il fannullone in un ente pubblico dove avevo vinto un concorso senza merito. Ero di ruolo, ma a ventiquattro anni ho mollato tutto e sono diventato praticante alla Notte. Non avrei potuto campare a lungo fuori da una redazione».

 

VITTORIO FELTRI VUOLE CANCELLARSI DA TWITTER

Cominciò, pur di cominciare, con le recensioni dei film.

«Mi sono occupato anche di sport. Ma la mia vocazione era un' altra: raccontare i fatti della gente. Ci sono riuscito. E continuo anche se ho compiuto 77 anni. Vorrei morire alla macchina per scrivere giacché non uso il computer».

 

La sua prima redazione da interno?

«Mi sembrava una sacrestia, un silenzio opprimente. Seduto alla scrivania più grande, il capocronista con gli occhiali sulla fronte. Mi osserva e dice: "Perché sei venuto qui, non sai che questo mestiere è finito" "Sarà per questo che mi piace" gli risposi con un sorrisino imbarazzato. Scosse la testa e borbottò: "Allora non ti pentirai"».

 

vittorio feltri a fuori dal coro 1

Gli aspetti piacevoli e quelli sgradevoli del mestiere?

«Parlo per me: è piacevole che il lavoro coincida con l' hobby. Avere la responsabilità del lavoro altrui è un peso, e una seccatura. Ma la cosa che più mi scoccia è ascoltare le lagnanze dei colleghi frustrati, quasi tutti. Ne incontro ogni giorno. In ogni caso ho sofferto molto al Corriere della Sera, agli inizi: volevo fare l' inviato e invece mi toccava stare in redazione, una noia. Poi ce l' ho fatta ed è stato bello. Perfino esaltante».

 

Giornalisti "casta stampata"?

vittorio feltri da giovane

«I giornalisti non sono tutti uguali perché la natura non è democratica. Alcuni diventano famosi e fanno parte di una casta. La moltitudine consuma i propri giorni rodendosi l' anima e parlando male di chi ha sfondato».

 

Ha mai fatto una marchetta?

«Naturalmente, sì. Non sono un marziano, vivo da uomo in questo mondo e ho tutti i problemi dei miei simili. Nessuno è innocente. Nessuno è vergine».

 

Alcol, fumo, sregolatezze dei giornalisti al cinema?

«I giornalisti dei film sono macchiette o caricature. La realtà è un' altra cosa».

 

La sua giornata di lavoro?

vittorio feltri da' da mangiare ai piccioni a milano 1

«Mi alzo tardi perché mi corico presto, non è un errore. La mattina leggo un paio di giornali. Poi vado a Libero. Riunione. Telefonate. Pranzo. Rientro alle 15.30. Telefonate. Conversazioni coi collaboratori. Pianificazione della prima pagina. Nuova riunione. Ultimi ritocchi. Infine scrivo e do un' occhiata ai pezzi più importanti. Faccio tre o quattro titoli della prima. Cena. Divano. Letture varie. Un po' di tivù e nanna. Mi manca il saio per essere un frate».

 

La sua mazzetta di giornali?

«Ne sfoglio una decina e di solito mi rompo le palle. Arrivo in fondo a un pezzo non più di cinque volte al dì».

 

Dove le piace scrivere?

«Al mio tavolo. Ma scrivo ovunque. Anche in auto su un taccuino da stenografo, con la biro».

 

Cosa ha imparato da quelli che considera suoi maestri?

«A scrivere si impara leggendo, preferibilmente i fuoriclasse. Ma non si è mai imparato abbastanza. Nella confezione del giornale aiuta parecchio l' esperienza e aver lavorato accanto a colleghi bravi: Nino Nutrizio, Gino Palumbo, Franco Di Bella, Tino Neirotti. Ovviamente adesso ci metto del mio».

 

Gli errori più gravi agli esordi?

«Cercavo a ogni costo la bella scrittura e cadevo nella ampollosità. Sono guarito presto».

 

mattia vittorio feltri

La prima soddisfazione?

«Riscuotere il primo stipendio, il doppio rispetto a quello di un impiego pubblico».

 

Scoop a ogni costo?

«Il nostro dovere è pubblicare le notizie. Va da sé che se sono inedite è meglio. Se nella routine capita lo scoop, la gioia è grande. Chi non cerca lo scoop è giornalista a metà».

 

Il suo scoop più grande?

«Sono direttore da oltre trent' anni. Il mio compito non è quello di scarpinare alla ricerca delle "bombe". Semmai sono fiero delle tirature dei giornali che ho diretto».

 

Chi stima tra i colleghi del passato?

VITTORIO FELTRI

«I morti erano tutti molto bravi. I vivi un po' meno. Apprezzo molto Scalfari e Pansa, due santoni. I santini non li cito per evitare di dimenticare i più meritevoli».

Diplomatico

«Non disprezzo nessuno. Ogni bottiglia dà il vino che contiene, l' importante è che non sia aceto».

 

Come si diventa una firma?

«Conquistando la fiducia dei lettori. Occorre temperamento e un pizzico di talento. Il resto viene da sé».

 

Per scrivere il suo pezzo come procede?

«Lo scrivo e basta. Talvolta preparo una scaletta. Rileggo e taglio qualcosa, di solito aggettivi, avverbi e qualche relativa».

 

Quante volte rilegge prima di dare il "visto, si stampi"?

«Una volta subito. Poi una seconda. Chiedo sempre a un collega di passarlo. Non si sa mai. L' errore può sempre capitare».

CICCIO IL GATTO DI VITTORIO FELTRI

 

Per le ricerche?

«Non so navigare su internet. Consulto dei libri in caso di vuoti di memoria».

 

Quella dell' inviato è ancora una figura mitica, bramata, ammirata?

«Non ho mai promosso alcuno a mito. Tra gli inviati ci sono sempre stati e ci saranno sempre degli ottimi giornalisti e dei fessi patentati. Come in qualsiasi altra categoria. Mi fanno tenerezza quelli che vorrebbero andare alla guerra e ignorano che le guerre ormai non si combattono in trincea o sul campo, ma coi missili e gli aerei supersonici, e se vai sul posto non vedi un accidenti».

 

Perché si fanno sempre meno inchieste?

PROTESTA DELLE EDICOLE MERIDIONALI CONTRO LIBERO E VITTORIO FELTRI

«Questo è un luogo comune. Di inchieste se ne sono sempre fatte poche. Il giornalismo italiano è basato sulle idee più che sui fatti. Non siamo anglosassoni. Ogni Paese ha la sua tradizione: la nostra è questa».

 

I fatti sempre separati dalle opinioni?

«Chi scrive, come chi parla, è obbligato a filtrare le parole attraverso il proprio senso critico. Inoltre i giornalisti riferiscono cose sentite dire.

Insomma, la scelta stessa dei vocabolari usati per raccontare rivela un' opinione».

 

Come sceglie l' attacco giusto?

«Non ho mai avuto il problema dell' attacco. Scrivere è come telefonare. Si comincia da ciò che preme dire. Non c' è bisogno di costruire con effetti speciali quando si ha qualcosa da comunicare. Un buon attacco e una buona chiusa, se non c' è in mezzo un buon pezzo, non ha senso».

 

Giornalisti - cani da guardia del potere?

«Spesso sono soltanto cani».

 

vittorio feltri a 'la repubblica delle donne' 6

Le doti caratteriali o psicologiche di un buon giornalista?

«Non credo alla psicologia d' accatto, non fa per me. La curiosità è fondamentale. Il talento conta il 10%. Per diventare grandi in ogni campo serve temperamento».

 

Fallaci o Capote, chi ha dato di più al giornalismo?

«Oriana Fallaci amava Truman Capote. Io amo entrambi. Non scelgo.

 

I suoi "ferri" del mestiere?

«Uso la macchina per scrivere, il taccuino dello stenografo è l' alternativa di fortuna. Di macchine ne ho una dozzina tutte restaurate. Il problema sono i nastri. Quando ne trovo faccio incetta».

vittorio feltri

 

Meglio saper scrivere o scovare le notizie?

«Trovare le notizie e non saperle scrivere è come non averle trovate».

 

Quando un articolo è perfetto?

«La perfezione non c' è. Mi sono rassegnato: un buon articolo che non annoi è già un ottimo risultato».

 

Un' intervista?

«È un genere che non amo. Ovvio, se suscita clamore perché contiene notizie e commenti non scontati, la pubblico volentieri».

 

L' italiano giornalistico?

«Lo stesso che usi quando parli al telefono con tua moglie».

 

Bisogna limitare gli aggettivi?

«L' aggettivo azzeccato non disturba, anzi aiuta. L' orgia degli aggettivi è disgustosa».

 

Internet rappresenta il futuro del giornalismo?

«Nel mio futuro c' è una tomba. Internet per ora è una discarica. I giornali finché l' uomo andrà al cesso saranno insostituibili».

VITTORIO FELTRI MANGIA

 

In questo mestiere contano le raccomandazioni?

«Ho cominciato con una raccomandazione, avevo 18 anni. Un mio professore di italiano e latino telefonò all' Eco di Bergamo e mi fece avere una collaborazione: critico cinematografico di rincalzo. Non ero capace. Però cominciai a stare un po' in redazione e non ne sono più uscito. Quel professore era un prete. È per lui che sono l' unico ateo clericale del mondo».

 

Fare i giornalisti è sempre meglio che lavorare?

«È l' unico lavoro che faccio volentieri. Finché non mi mandano via, di qui non mi muovo».

 

Si smette mai di essere giornalisti?

«Io sono giornalista anche quando dormo. Nei miei sogni compare sempre un quotidiano, un titolo, una tipografia».

 

Nella storia del mestiere come si colloca?

vittorio feltri vittorio sgarbi

«Questo mestiere mi ha permesso di avere più di quanto abbia dato. Ne sa qualcosa la mia famiglia. Credo possa bastare. A Bergamo dove sono nato non mi dedicheranno neanche un vicolo. Giustamente».

 

Bisogna «trattare con serietà le cose frivole e con leggerezza le cose gravi» sosteneva Camilla Cederna. È sbagliato?

«È un paradosso, come tutti i paradossi è una verità acrobatica. La condivido».

vittorio feltri 7

 

Consiglierebbe a un giovane di fare il giornalista?

«Non do mai consigli non richiesti. Anzi, non do consigli. Al massimo do una mano a chi ne ha bisogno».

 

Lei cosa dice ai giovani giornalisti che prendono servizio al giornale?

«Dico che li assumerò dopo aver maturato la certezza che non sono cretini».

vittorio feltri

 

Il suo motto professionale?

«Meglio guadagnare copie con un articolo così così che perderne una con un capolavoro».

vittorio feltri 3enzo tortora e vittorio feltrivittorio feltri 4vittorio feltri 10vittorio feltri 5vittorio feltri 6vittorio feltri 8vittorio feltri vittorio feltri giovanni malagò fabrizio roncone foto di bacco (1)vittorio feltri giovanni malagò fabrizio roncone foto di bacco (2)vittorio feltri e fabrizio roncone foto di baccoVITTORIO FELTRIvittorio feltri 9VITTORIO FELTRI GIOCA A CALCIOVITTORIO FELTRI SILVIO BERLUSCONIvittorio feltri foto di bacco (2)vittorio feltri 2vittorio feltri 3vittorio feltri foto di bacco (1)vittorio feltri 1VITTORIO FELTRI CON DAGO

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