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IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - GIORNATACCIA. DOPO DAVID WARNER E PAUL SORVINO PERDIAMO ANCHE BOB RAFELSON, 89 ANNI, REGISTA DI “CINQUE PEZZI FACILI” E DI ALTRI CINQUE FILM CON JACK NICHOLSON, SUO AMICO FRATERNO, MA ANCHE PRODUTTORE CON BERT SCHNEIDER DI “EASY RIDER”, IL FILM CHE NEL 1968 NON SOLO RIVOLUZIONÒ HOLLYWOOD, MA FECE INCASSARE ALLA COLUMBIA CENTO VOLTE QUELLO CHE ERA COSTATO - MA FU “CINQUE PEZZI FACILI”, PRESENTATO AL NEW YORK FILM FESTIVAL NEL 1970, A COSTRUIRE UN NUOVO TIPO DI EROE O ANTIEROE CHE SEGNERÀ UN’EPOCA… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

Giornataccia. Dopo David Warner e Paul Sorvino perdiamo anche uno dei padri della New Hollywood, Bob Rafelson, 89 anni, regista di “Cinque pezzi facili” e di altri cinque film con Jack Nicholson, suo amico fraterno, ma anche produttore con Bert Schneider di “Easy Rider” di Dennis Hopper e Peter Fonda, il film che nel 1968 non solo rivoluzionò Hollywood, ma fece incassare alla Columbia cento volte quello che era costato.

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Ma fu “Cinque pezzi facili”, presentato al new York Film Festival nel 1970, col suo protagonista, il raffinato pianista Bobby di Jack Nicholson che lascia la famiglia borghese e va a lavorare come operaio in un oleodotto, a costruire un nuovo tipo di eroe o antieroe che segnerà un’epoca, riallacciandosi agli eroi della Nouvelle Vague.

 

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"Quel personaggio è in qualche modo dissociato dal proprio background e dalla propria famiglia e ne sta fuggendo", spiegava Rafelson. “In questo senso, ho cercato di fuggire dal mio passato da quando avevo 14 anni. Bobby era una specie di eroe esistenziale, vestito con maglioni neri, con un po' di barba ispida, capelli lunghi, come ero stato io, su cui volevo fare un film. Questo personaggio era qualcuno che sentivo di aver incontrato molte, molte volte nella mia vita e che avrei dovuto provare a interpretare".

 

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Nato a New York nel 1933 in una ricca famiglia borghese, il padre aveva una fabbrica di cappelli, ma lo zio, Samson Raphaelson, era stato uno dei più importanti sceneggiatori della Hollywood degli anni d’oro e dei film di Ernst Lubitsch in particolare, “Trouble in Paradise”, ma anche di “Il sospetto” di Hitchcock. In fuga dalla famiglia da giovanissimo entra nel circuito dei rodeo in Arizona, poi mette su una jazz band a Acapulco, studia filosofia all’Università di Dartmouth. Da militare evita di un soffio la guerra in Corea e finisce in Giappone come dj. Lì inizia a muoversi nel cinema collaborando con la Shochiku.

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Finisce per due volte sotto la corte marziale dell’esercito per insubordinazione e comportamento osceno. Nel 1962 arriva a Hollywood pronto a muoversi nel cinema e alla tv. Ma quando viene alle mani col potente produttore Lew Wasserman viene subito sbattuto fuori dalla Universal. Passa alla Screen gems, dove diventa autore e regista della serie tv del gruppo musicale The Monkees, con i quali realizzerà il suo primo film da regista, “Head” nel 1968, totale stravaganza che unisce all’idea di film musicale i personaggi più diversi, Victor Mature, Frank Zappa, Annette Funicello, Dennis Hopper e, ovviamente, Jack Nicholson, che del film è anche co-sceneggiatore.

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Appena uscito dalla grande factory di Roger Corman, Nicholson trova in Bob Rafelson il compagno ideale di giochi. Assieme gireranno appunto “Cinque pezzi facili”, che lascerà sia Rafelson come regista che Jack Nicholson come attore. Per lo stesso film Rafelson ha fondato col produttore Bert Schneider, figlio di Abe Scheider, capo della Columbia, e con Steve Blauer la BBS che produrrà subito dopo “Easy Rider” per la Columbia.

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L’incasso è tale che la Columbia gli offrirà sei film da produrre al 50% dei profitti con tanto di final cut a patto che o superassero il milione di dollari di budget. Tra questi ci saranno “The King of Marvin Gardens” di Rafelson con Nicholson e Bruce Dern, che avrà meno successo del precedente, il bellissimo “The Last Picture Show” di Peter Bogdanovich che verrà candidato a 8 Oscar, “A Safe Place” di Henry Jaglom, “Drive. He Said”, il primo film da regista di Jack Nicholson, il bellissimo film di Jean Eustache “La maman et la putain”, il documentario premio Oscar sulla guerra in Vietnam “Hearts and Minds” e “Stay Hungry” di Rafelson con Jeff Bridges che lanciò nel cinema Sally Field e il giovane culturista austriaco Arnold Schwarzenegger.

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 Rafelson continuò a fare cinema con Jack Nicholson con una bellissima versione di “Il postino suona due volte” dove Nicholson divide la scena con una strepitosa Jessica Lange appena uscita dalle braccia dello scimmione in “King Kong”. Negli anni successivi Rafelson non sempre si mosse bene e fece successi. Si scontrò con un direttore di produzione e venne cacciato dopo pochi giorni di lavorazione dal set di “Brubaker” con Robert Redford, ma diresse il thriller erotico “Black Widow” con Theresa Russell e Debra Winger, il biopic “Mountais of the Moon” con Patrick Bergin e Richard Grant.

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Flirta col sesso nel film a episodi “Tales of Erotica” del 1996, co-diretto assieme a Ken Russel e Susan Seidelman. E ricordo che aveva iniziato in Francia il film erotico “Le déclic” tratto dalla graphic novel di Milo Manara con Florence Guerin protagonista. Negli anni ’90 tornò a lavorare con Jack Nicholson in “Man Trouble” e “Blood and Wine”.

 

 Diresse anche nel 1998 per la tv un interessante “Marlowe: A Poodle Springs", scritto da Tom Stoppard con James Caan che mi piacerebbe vedere. Il suo ultimo film è un onesto adattamento di un romanzo di Dashiell Hammett, “No Good Deed”. Negli ultimi vent’anni si era trasferito con la seconda moglie, Gabrielle Taurek, a Aspen, in Colorado.

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