pooh

LA MAGGIORANZA SILENZIOSA DEL POP - I POOH HANNO SUONATO PER TRE ORE A SAN SIRO DAVANTI A 50MILA PERSONE (VIDEO). E' STATO L'INIZIO DEL LORO TOUR DI ADDIO CHE SI CHIUDERÀ IL 31 DICEMBRE DOPO 50 ANNI ESATTI DI CARRIERA. UN GRAN CONCERTO PER UN PUBBLICO ' CHE NEGLI ANNI '70-80 ERA DISPREZZATO E CONSIDERATO 'DEMOCRISTIANO'

VIDEO - UOMINI SOLI A SAN SIRO IERI SERA

 

 

 

Paolo Giordano per ''il Giornale''

 

Et voilà, prima un'introduzione strumentale e molto epica. Poi tre brani uno dietro l'altro senza neanche una parola della band. A parlare era il pubblico.

 

REUNION DEI POOH SU RAIUNOREUNION DEI POOH SU RAIUNO

I Pooh suonavano e cantavano e basta, quasi commossi, Roby Facchinetti al pianoforte bianco, Dodi Battaglia e Red Canzian di fianco, Stefano D'Orazio dietro alla batteria «rotante» (180 gradi), Riccardo Fogli ancora dietro le quinte. San Siro, inizia il primo concerto degli ultimi di una storia da manuale che ora i dati congedano con risultati da standing ovation: 50.408 paganti ieri e stasera qui nella Scala del calcio per un totale di 100.816 (4.389.732 euro di incasso lordo, il montaggio tv delle due serate andrà in onda in prima serata a settembre su Canale 5, il cd e dvd live usciranno il 16 settembre) e 43.178 il 15 giugno all'Olimpico di Roma (43.178 biglietti per 2.374.000 euro incassati).

 

la piccola  ketty dei poohla piccola ketty dei pooh

 Cifre ideali per dire un parziale addio alle scene perché ci saranno altri show a Messina, Arena di Verona e nei palasport a ottobre e novembre. «Finiremo di suonare il 31 dicembre alle 23.59», scherzavano (ma neanche tanto) i cinque Pooh ieri prima di entrare in scena mentre ricevevano anche il Telegatto speciale di platino e una statuetta del Pmi.

 

Poi dopo hanno fatto il concerto della vita.

 

Cinquanta brani in versione molto agile e rock, con una prima parte con brani e suoni che enfatizzano il lato progressive del repertorio (ad esempio Rotolando respirando del 1977) e poi tutto il resto. Pensate al brivido collettivo per quella Piccola Katy che conoscono tutti (compreso chi ci ironizza su). O al fulcro di tutto il concerto, come sempre, quella colossale Parsifal che Roby Facchinetti presenta così: «Nel 1973 abbiamo capito che il rock avrebbe potuto prendere altre strade». Più progressive, sperimentali, talvolta barocche.

i pooh a sanremo i pooh a sanremo

 

In quell'anno Riccardo Fogli era appena uscito dalla band e ora, come ha detto ieri, «sto ancora organizzando le lacrime di commozione per il mio ritorno». In scena, davanti a quattro enormi pannelli scenografici e a due megaschermi, lui è arrivato solo al quarto brano, Banda nel vento, si è divertito per due terzi della scaletta cantando e suonando la chitarra salvo quando ha iniziato a snocciolare il riff di basso di Notte a sorpresa e il pubblico s'è messo a saltare stile rave party. Cinquanta brani in totale. «Ognuno attraversa un periodo particolare dell'Italia», dicevano prima di accendere gli amplificatori.

POOH 1979POOH 1979

 

In realtà ieri sera si sono raccontati senza mezze misure. Suonando come una macchina rodata (anche Stefano D'Orazio, che l'altra sera in prova era un po' «sfilacciato», picchiava duro sui tamburi). Commuovendosi quasi di nascosto, come in Canterò per te, in Domani (quando appare la foto enorme del quinto Pooh, Valerio Negrini, scomparso qualche anno fa) e Ci penserò domani (con la scenografia trasformata in un gigantesco palazzo).

 

POOH ANNI SESSANTAPOOH ANNI SESSANTA

E soprattutto srotolando brani che sono una delle colonne sonore dei migliori anni del pop italiano al punto che non c'è bisogno di spiegarli, basta il titolo: Pensiero, Dammi solo un minuto, Uomini soli (con un potentissimo Facchinetti) e Chi fermerà la musica, durante la quale il logo dei Pooh si incendia quasi a «certificare» che siamo proprio alla fine di una storia. Loro, per la prima volta sul palco con questa formazione, facevano buon viso a cattivo gioco prima che si accendessero le luci.

 

POOHPOOH

Poi hanno trascorso la prima ora delle tre complessive di concerto ad annusare un pubblico commovente, in passato poco rispettato da tanta critica musicale ma formato dalla middle class senza troppi fronzoli, lavoratrice e poco modaiola.

 

«Negli anni '70 i discografici ci dicevano ma perché scrivete testi su argomenti così complicati quando vi ascoltano solo le sciampiste?», ha ricordato un D'Orazio che, sotto sotto, è felice di aver staccato «la batteria dal chiodo». In realtà ieri a San Siro c'era il pubblico più trasversale possibile, certo non giovanissimo ma neppure «pecoreccio» come si scriveva negli schieratissimi anni Settanta. Un signor concerto, con Dodi Battaglia più virtuoso che mai (ha estratto anche una chitarra doppio manico) e un Roby Facchinetti che non vedeva l'ora di esagerare vocalmente, quasi la sua fosse una sfida con se stesso (in Canterò per te lo applaudivano a cena aperta).

POOH DA GIOVANIPOOH DA GIOVANI

 

Alla fine, appena chiuso il nuovo brano inedito «Ancora una canzone», loro cinque hanno iniziato uno strumentale creato apposta per accompagnare l'ovazione del pubblico. Uno scambio emotivo tra band e pubblico come capita di vedere raramente. E un modo sincero, persino vecchio stile, scelto da cinquantamila persone per dire ciao al gruppo che li ha accompagnati per mezzo secolo senza deluderli mai (piaccia o no, è così).

POOH 7POOH 7POOH 8POOH 8POOH DEE DEE BRIDGEWATERPOOH DEE DEE BRIDGEWATERex pooh expoex pooh expoPOOH 8POOH 8

Ultimi Dagoreport

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…