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INNOCENTI EVASIONI – FACCI: "IERI È STATO IL MIO PRIMO GIORNO DI RIAPPROPRIAZIONE DELLE MIE LIBERTÀ CIVILI, IN GIRO C’ERA MOLTA PIÙ GENTE. SONO ANDATO A PRENDERE LA COLF. HO FATTO LA SPESA E POI SONO PARTITO PER GLI STRACAZZI MIEI, DIREZIONE RESEGONE, VIOLANDO OGNI REGOLA E PERÒ, SECONDO ME, NESSUNA. NON MI FARÒ (PIÙ) LIMITARE LE LIBERTÀ PERSONALI DA UN GOVERNO SEMPRE IN RITARDO SU TUTTO…"

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

 

facci

Ieri è stato il mio primo giorno di annunciata «evasione» e riappropriazione delle mie libertà civili, ma assomigliava sin troppo a qualsiasi altro giorno di gennaio, all' inizio: i parcheggi attorno a casa erano vuoti come non vedevo da tempo, il traffico era scorrevole ma comunque era traffico - non solo furgoncini bianchi e autobus - e mai sono stato fermato e controllato, così come mai è accaduto dall' inizio della segregazione.

 

Sembrava, insomma, un giorno di vecchio conio, come se i casi fossero stati due: o tutti avevano improbabilmente letto il mio articolo (quello in cui annunciavo che sarei uscito liberamente in spregio a un governo delegittimato e cialtrone) oppure non so, da ieri, forse, è come se fosse scattato qualcosa di diverso nella gente. Comunque ce n' era in giro molta di più. Almeno qui, in questa zona.

 

filippo facci l alpinista 5

Era mattina molto presto, avevo guanti e mascherina (non ho il coronavirus, ne sono certo) e in auto sono passato a prendere la mia colf come ho fatto quasi tutti i giorni, perché dei mezzi pubblici non c' è da fidarsi. Guanti a mascherina anche lei, poltrona posteriore.

 

Due volte a settimana sono sempre e regolarmente andato a prendere e riportare anche i miei figli piccoli, che non vivono con me. Credo di aver sempre rispettato tutte le regole. Ho portato a casa la colf e poi sono andato con una mia amica in un vicino cash&carry a fare un po' di spesa: non c' è mai fila e quindi basta entrare distanziati di qualche metro, per poi ritrovarsi «in più di un esponente per famiglia». Poi fuori, e dopo lo scarico-spesa ecco la partenza per gli stracazzi miei, violando ogni regola e però, secondo me, nessuna.

filippo facci l alpinista 3

 

Tangenziale, svincolo per la Valassina, direzione Lecco, sino al piazzale della funivia (chiusa) per i Piani d' Erna, una sessantina di chilometri, un' ora comoda per arrivare. Qui partiva la camminata verso il mitico Resegone partendo da circa 800 metri.

 

Lungo il tragitto, ancora invernale perché più si sale e più la primavera si attarda, ho incontrato le stesse persone che ho sempre incontrato lungo quel sentiero nei giorni feriali: nessuna. Oppure vabbeh, qualche sciroccato di quelli che corrono in salita, nel primo tratto: ma ieri neanche quelli. La mascherina l' avevo tolta, i guanti li avevo sostituiti con altri con un po' di grip. Fatica boia, perché non sono più allenato.

Ecco i Piani d' Erna dopo un' ora e mezza o due, non so, non avevo l' orologio e non ho guardato sul telefono.

 

filippo facci l alpinista 2

Ecco, l' orologio, il telefono: spieghiamo bene. Mi diletto di alpinismo anche serio, o quasi, e per scelta personalissima non porto mai con me un gps per tracciare il percorso, o per poter indicare le coordinate in cui mi trovassi se avessi un incidente. Non ho neppure una delle app di geolocalizzazione per farsi ritrovare in caso di emergenza. Criticabile sinché volete: ma è una scelta di vita, un modo di misurarmi con me stesso e basta, come altre volte mi è pericolosamente capitato.

 

Perché lo dico? Solo perché nessuno possa dire, per esempio, che in caso d' incidente io sottrarrei risorse alla sanità pubblica, tipo un elicottero, un' ambulanza. E questa, se volete, è una grezza metafora di quello che voglio dire: io rispetto le regole, soprattutto se il non farlo rischiasse di danneggiare altri; quindi continuerò a mettere guanti e mascherine e rispetterò le distanze come tutti i cittadini devono fare, e come dovranno fare per molto tempo. Ma non mi farò mettere una «app» sul telefono da questo governo di cialtroni incapaci, governo che è responsabile - lui sì - dell' inanità politica e dei ritardi che hanno portato a migliaia di morti nel nostro Paese. Figuratevi se allo stesso modo mi farò spiare da un drone: vivo in Occidente, imperniato sui diritti del singolo individuo: i governi imperniati sul diritti della collettività mi pare abbiano un altro nome.

filippo facci l alpinista 1

 

Quindi, ripeto, rispetterò le regole serie che non ne violano altre, non affollerò autostrade per Pasqua e Pasquetta con in tasca dei giustificativi idioti, patirò le conseguenze delle mie azioni, mentre voi fate il cazzo che volete: ma io non mi farò (più) limitare le libertà personali da un governo sempre in ritardo su tutto, inetto con le sue burocrazie, le sue gare Consip, i suoi clientelismi, incapace di fare un decreto anziché tremila, incapace di fermare treni di untori, incapace di fare delle zone rosse vere là dove servono, salvo incolpare altri di non averle fatte (come se le regioni disponessero dell' Esercito) e insomma, non mi farò ingabbiare in aeternum da chi giochicchia con la Costituzione e non ne è neppure degno, e permette, per dire, a milioni di cani di passeggiare coi loro padroni ma poi non lascia che un uomo possa restare in auto mezz' ora in più per poter camminare e scalare in solitudine una montagna.

filippo facci

 

Il tempo è scaduto: il Paese, le Regioni, il genoma italico dell' arrangiarsi hanno già fatto da soli: il governo è zavorra, incolto e buffonesco, illiberale come la noticella Agcom del 19 marzo che intima di «contrastare la diffusione in rete di informazioni false o non corrette, diffuse da fonti non scientificamente accreditate». Ma accreditate da chi?

Oppure quell' editto tipo sovietico che vieta ai medici di parlare con la stampa senza «l' autorizzazione delle autorità sanitarie»: ma che autorità? Quali? Se esiste un governo che in un periodo di vera emergenza possa limitare le mie libertà personali, beh, non è più questo, hanno scherzato col fuoco, ora basta. Stanno giocando a tempo indeterminato coi nostri diritti fondamentali - che non è solo il diritto alla salute - senza che aver dimostrato la tempra, la legittimità e soprattutto l' intelligenza per poterlo fare: e se è vero che siamo storicamente un gregge, vorrà dire che cominceremo a contarci tra pecore nere.

FILIPPO FACCI TESSERINO GIORNALISTA

 

Capisco, a qualcuno forse importerà anche solo svacanzare a Pasqua, altri penseranno che io stia dipingendo di neo-qualunquismo una trascurabile voglia di una passeggiata in montagna: forse è anche un po' così. Ma, per il resto, con soavità, non si sta comprendendo che il perdurare dello stato di emergenza e la normativa sul Coronavirus stanno mandando a farsi fottere la nostra Carta costituzionale. Si sta affermando un pensiero unico secondo il quale le cose possano stare in un certo modo e basta («polemizzare è follia») e sta risultando che il diritto alla salute sia il primo e assoluto diritto della persona, mentre ogni altro diritto, comprese la libertà personale ed economica, debbano cedere il passo.

 

Ebbene, non c' è scritto niente del genere, nella Costituzione.

FILIPPO FACCI

 

Non ha mai osato sostenerlo nessun costituzionalista. Mai.

Il primo diritto costituzionale è proprio quello della libertà personale (l' articolo 13, nella famosa Parte Prima) mentre il diritto alla salute lo ritrovi all' articolo 32. Forza, amici più preparati, trovatemi un solo testo dove si dica che l' articolo 13 possa cedere all' articolo 32, peraltro con proroghe e riproroghe. Ora si parla del 3 maggio. Sicuri? E chi decide, i medici? Gli esperti? La politica, in pratica, si sta solo attenendo alle indicazioni di specialisti che per loro stessa ammissione non ci capiscono un cazzo, e ogni giorno ne sparano una diversa.

filippo facci

 

 È questo il punto vero, non la passeggiata in montagna: ogni decisione dovrebbe spettare alla politica, ma qui non c' è più una politica, non ci sono più i politici, soprattutto non è un governo quella cosa che chiamiamo governo. Lo stato di emergenza non è lo stato di guerra. Se anche lo fosse, dovrebbe essere deliberato dal Parlamento e dichiarato dal Presidente della Repubblica, non da un decretino legge fatto da un governicchio.

 

Sono tutte cose che i nostri giuristi, un giorno, non tarderanno a rilevare con solennità. Forse spaventati, ora, minimizzano o ne fanno discussione privata. È il loro modo. Il mio, molto più modestamente, è un altro: io esco. Continuerò a farlo. Per tre ragioni: perché mi piace la montagna, perché ho studiato e perché preferisco che a requisirmi la libertà piuttosto sia un carabiniere, non Giuseppe Conte. Vengano a prendermi. Sono qui.

FILIPPO FACCI E ERRI DE LUCAfilippo facci filippo facci monte biancoFILIPPO FACCI CON SIGARETTA

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