michele mari

“NON SONO CAPACE DI RIDERE” – NESSUNA SORPRESA: IL GRANDE FAVORITO DELLA VIGILIA MICHELE MARI (EINAUDI) VINCE L'80ESIMA EDIZIONE DEL PREMIO STREGA CON “I CONVITATI DI PIETRA” - SECONDO MATTEO NUCCI - ALLA SERATA IN PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO C’ERA IL MINISTRO GIULI. NESSUN INVITO PER CARRÈRE, INCREDIBILMENTE, CHE HA FATTO LA FINE DEL MARZIANO DI FLAIANO - LE POLEMICHE GENERATE DALLE FRASI DI MICHELE MARI SU MICHELA MURGIA (“ERA INCATTIVITA DALLA SUA BRUTTEZZA”) PER FORTUNA NON HANNO PRODOTTO UN RIBALTONE – RESTA IL MISTERO: CHI HA FATTO SAPERE ALLA STAMPA DEL DIVERBIO TRA MARI E CIABATTI? - VIDEO

 

Simonetta Sciandivasci per la Stampa - Estratti

 

MICHELE MARI

 

A pagina sette di "I convitati di pietra" di Michele Mari (Einaudi), il romanzo vincitore dell'ottantesimo Premio Strega, si legge: «Il massimo dell'incoscienza e, in un certo senso, dell'innocenza si associava in loro al massimo del cinismo».

 

È un ritratto geometrico degli italiani, che Mari ha scritto (si perdonerà la decontestualizzazione) con la meno impegnativa intenzione di dire qualcosa sui trenta protagonisti della sua storia, i compagni di scuola del liceo Berchet di Milano che, dopo essersi diplomati, decidono di cenare insieme ogni anno, nello stesso posto (arco temporale: 1975-2050), tutte le volte versando una somma di denaro che andrà ai tre che sopravviveranno. Una riffa per scommettere contro la morte, scacciarne il pensiero.

 

 

teresa ciabatti 3

«Io non sono capace di ridere», ha detto Mari a Pino Strabioli e Gloria Campaner, che hanno condotto la diretta tv per Radio3 (sempre la parte peggiore dello Strega, e quest'anno non ha fatto eccezione), perché sa che da sempre si ironizza sul fatto che non esista una foto che lo ritrae sorridente, e ora sappiamo perché: non lo sa fare. Ha bevuto a stento il liquore quando ha ritirato il premio e ha chiamato sul palco moglie e figli. Perentorio. «Immediatamente», ha detto. Sempre senza sorridere. Fa impressione, se pensiamo che l'anno scorso Bajani ha vinto con un libro sul voltare per sempre le spalle alla propria famiglia.

 

(…) ha vinto la casa editrice fondata dal figlio del secondo presidente della Repubblica italiana, nell'edizione che festeggiava la concomitanza degli 80 anni del premio e della medesima Repubblica; ha vinto il predestinato, un venerato maestro, figlio di un altro maestro, il designer Enzo Mari, e ha vinto proprio nonostante le polemiche, che in questo Paese non travolgono mai davvero nessuno, specie se grande maestro, perché questa non è l'America: il danno reputazionale non solo fortifica, rende.

 

 

 

MICHELE MARI

Qualche cuore ingenuo ha davvero creduto, per diverse ore e persino diversi giorni, che Michele Mari avrebbe pagato le polemiche, il quasi scandalo generato dalle sue frasi su Michela Murgia (sintesi arrotondata: «era incattivita dalla sua bruttezza») in una conversazione con Teresa Ciabatti, altra finalista della sestina, e invece non è successo niente. Chi aveva deciso di votarlo ha confermato la scelta: nella sestina, tra lui e Nucci c'erano 38 voti di differenza, ieri lo stacco era lo stesso.

 

Italiano anche il mistero che mai sarà risolto e che ha generato tutto, e che ricorderemo come l'Ustica dello Strega: chi ha fatto sapere alla stampa del diverbio tra Mari e Ciabatti? È stato supposto di tutto: dall'ex moglie dello scrittore a Feltrinelli, editore concorrente, passando per l'autista del pulmino e il fantasma di Maria Bellonci.

MATTEO NUCCI COVER

 

Meno italiana la cerimonia: incredibilmente ha funzionato tutto. Per la prima volta si è tenuta in Campidoglio, e non al Ninfeo di Villa Giulia, per omaggiare la Repubblica, la Costituzione e la città di Roma, in cui il premio è nato e cresciuto. Ha funzionato la sinergia tra pubblico (il Comune di Roma) e privato (la Fondazione). Niente caos, nessuna ressa all'ingresso, graditi pochi inevitabili accompagnatori, graditi quindi invitati orfani, divorziati, sociopatici. (...)

 

Nessun invito per Carrère, incredibilmente, neo cittadino romano adottivo, che ormai s'incontra ovunque, ed ha per questo perduto il suo sintomatico mistero. Pervenutissimo, invece, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, vero convitato di pietra, seduto al tavolo della cena pre-cerimonia, sulla terrazza della Promoteca, mozzafiato, zero

 

MICHELE MARI

Sentimento ma molto afflato, insieme a Sabino Cassese, al sindaco Gualtieri e al presidente dello Strega Alberti, D'Avino (beneventano, che due giorni fa ha sottolineato la sua vicinanza al suo sindaco Clemente Mastella, grande Amico della Domenica, augurandogli pronta guarigione). Cena antiromana: tutti al proprio posto, camerieri che persino invitavano tutti a sedersi, cibo poco ma buono, sano, mesta torta finale da compleanno in comunità.

 

Il ministro Giuli è stato invitato, deduciamo, e ha letto tutti i libri, auspichiamo. Ricorderete che l'anno scorso decise di non presentarsi dopo aver dichiarato, con gran disdoro, di non aver ricevuto i libri finalisti in dozzina, aggiungendo di essere diventato «un nemico della Domenica», per far intendere che si era trattato di un non invito politico. Quest'anno, invece, ha dismesso i panni dell'underdog, incompreso ed escluso, ostracizzato, e anche quelli del dandy destrorso: al Campidoglio era vestito quasi da amministratore, impeccabile ma cerimoniale, omologato. Non ha detto una parola, ha lasciato che Strabioli lo salutasse ma non è intervenuto. La linea meloniana ormai è non dire: a destra parla solo Vannacci.

teresa ciabatti 1

 

I finalisti non hanno cenato insieme: ciascuno era al tavolo del proprio editore. Alcide Pierantozzi, classe 1985, secondo autore Einaudi in finale, e rivelazione di questo Premio, autore di "Lo sbilico", «un romanzo divergente», era bellissimo, in Valentino nero, con camicia rossa di seta. Sembrava Dylan Dog. Strabioli è riuscito a chiedergli se il suo sia un libro da ombrellone (il servizio pubblico, signora mia) e lui ha risposto: «Se la musica non avesse distrutto le spiagge lo sarebbe». Boato di applausi.

 

Pierantozzi è stato accompagnato come sempre, in ogni tappa del Premio e del tour annesso, da suo fratello Francesco, il migliore degli attori non protagonisti del Premio: un fratello caregiver, dedito e felice della sua dedizione, grato, come è stato Alcide dall'inizio, di «una grande distrazione dalla mia condizione».

 

MATTEO NUCCI 3

Vincitrice in altro modo: Bianca Pitzorno, che ha venduto una vagonata di copie (quasi ottantamila, più del doppio rispetto alla media degli altri concorrenti) del suo "La sonnambula" (Bompiani, unica casa editrice che ieri ha potuto godersi la cena, la cerimonia, la sconfitta). Era la più elegante. La più bella. Ha saltato molte tappe del tour, inclusa quella di Bisceglie, quella in cui si è consumato il pasticciaccio, e però è stata la sola a prendere posizione pubblicamente, intervenendo con un pezzo sul Corriere della Sera in cui ha scritto senza troppi giri di parole che gli scrittori italiani odiano le scrittrici italiane.

 

Nessuna serenità in casa Mondadori: "Donnaregina" di Teresa Ciabatti non è andato bene, ed è l'ennesima prova dell'incompatibilità ancestrale di Ciabatti con lo Strega. Nucci bene, invece, ed è stato il solo, come in tutte le occasioni pubbliche del Premio, a ricordare il genocidio a Gaza.

 

MICHELE MARI

Cerimonia noiosa, elegante, irregimentata. La Rai ci ha messo il suo tocco ferale, proponendo registrazioni di interviste agli autori nelle loro città d'origine: per metà C'è posta per te e per l'altra la somministrazione di diapositive di viaggi agli anniversari di coppia. (...)

 

Le vecchie feste del Premio sono ufficialmente archeologia. Ma i libri battono tutto, e questo è il sortilegio di Maria Bellonci, che allo Strega non volle mai partecipare e, quando si decise a farlo, si ammalò e morì pochi mesi dopo la decretazione della vittoria.

 

P.S. Questi i voti: Rui, 64; Ciabatti, 75; Pierantozzi, 78; Pitzorno, 84; Nucci, 152; Mari, 190.

 

michele mari 3michele mari cover i convitati di pietramichele mari 2michele mari 1

 

Ultimi Dagoreport

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…