L’ITALIA È UN FOTOROMANZO PORNOSOFT - DAL CASO MONTESI FINO AD HOLLANDE IN SCOOTER, L’USO “POLITICO” DEI PAPARAZZI È LA DIMOSTRAZIONE CHE IL GOSSIP DI OGGI È LA NOTIZIA DI DOMANI

1 - SE IL PAPARAZZO ENTRA IN POLITICA
Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"

Che direbbe Niccolò Machiavelli dei paparazzi? Qualche traccia si può trovare all'inizio del capitolo XIX del Principe, là dove scrive che il potere diventa "contennendo", cioè disprezzabile, quando è considerato "vario", ossia volubile, "leggieri, effeminato, pusillanime, irresoluto".

E qui pare proprio di sentirli - clic, flash, clic, flash - i paparazzi in azione. Appostati dietro qualche siepe in Costa Smeralda, lungo i viali del piacere notturno o in mare, pirati dello sguardo rapinoso, a caccia di intimità e debolezze sugli yacht. I loro agguati resi ancora più efficaci dalla tecnologia, auto- civetta, informatori, telefonini, cannoni visivi, elicotteri perfino.

"Da che - secondo Machiavelli - uno principe si debbe guardare come da uno scoglio e ingegnarsi che nelle azioni sue si riconosca grandezza, animosità, gravità, fortezza". Eh, pare facile! Un paio d'anni fa a Montecitorio, stanchi di essere beccati in aula mentre dormivano sui banchi, si ripassavano il trucco, si trastullavano con i videogiochi quando non consultavano siti di escort, gli onorevoli questori tentarono una stretta proponendo ai fotografi delle tribune di sottoscrivere una specie di impegno per non riprendere «comportamenti» non «essenziali per l'informazione». Figurarsela, l'essenzialità. È la caccia piuttosto che è nata con l'uomo e la politica lo stesso. Inevitabile "spiare". Dice nulla che il più cliccato sito d'informazione si chiama Dagospia?

Che la Santanché battezzò un suo rotocalco Io spio e che nel 2011 è stato messo in vendita l'archivio fotografico dall'agenzia Spyone? E insomma: in un regime di finzioni ogni disfunzione che sfrondi l'alloro dei potenti, oltre a recare un prezioso brandello di verità, costituisce un salutare contrappeso politico. Poi sì, certo, dinanzi al nocchiero D'Alema che casca dal canottino, a Fini sub che mostra il conchiglione proibito, a Formigoni che si tuffa turandosi il nasino, a Bocchino sulla spiaggia con l'Ape Regina o ad Alfano che si fa fare la manicure sulla spiaggia, beh, la rilevanza di tali immagini è tutta da dimostrare, ai fini della democrazia.

Ma non si può mai dire. A suo tempo, per dire, restituì qualche senso alla vicenda P2 la paparazzata retrospettiva di Andreotti al fianco di Gelli in abito da sera; così come dice qualcosa, o molto, o troppo, e domani chissà, anche solo un fotogramma della giovanissima Francesca Pascale che si esibisce nella performance del calippo.

Dal che s'intuisce che quasi tutto fa brodaglia; e se quest'ultima è all'arsenico o al curaro può anche accadere che il video-fantasma di Marrazzo, commercializzato ai massimi vertici editoriali e istituzionali, si sia tirato appresso chi dice uno, chi dice due cadaveri.
L'uso politico dei paparazzi, non di rado intrecciato all'universo dei poteri occulti, dei corpi separati dello Stato e degli investigatori privati, nasce con il caso Montesi (1953 e seguenti).

C'era un fotografo, soprannominato "la mitragliatrice umana", ad attendere nell'androne del palazzo dove uno dei grandi accusatori della Dc andava a divertirsi, per giunta con la moglie e un giovanotto minorenne. Poi quello stesso affare Montesi contribuì a ridisegnare, nel campo del potere politico, i confini invalicabili tra pubblico e privato. Al
netto del clamore suscitato dalle foto dell'agonia di Pio XII - ma allora fu l'infedele archiatra pontificio a improvvisarsi paparazzo per rivendere gli scatti - quei confini resistettero per almeno un trentennio, durante il quale la selvaggina era limitata ai personaggi della decaduta nobiltà, dello spettacolo e dello sport.

Fermo restando che per i campioni dell'economia e del Palazzo il genere dell'indiscrezione fotografica ondeggiò a lungo tra sorriso e intimidazione, complicità e ricatto, qualcosa si smosse negli anni '70. Lo testimoniano celebri e indimenticabili foto: Leone che fa le corna, Fanfani tirato per le orecchie, De Michelis che balla con l'attricetta dall'ampia scollatura, l'Avvocato Agnelli che si tuffa nudo dalla barca.

Oggi sembrano robette innocue. Già meno lo era, anche considerato l'imminente attentato, l'istantanea di Papa Wojtyla che strizzava il costume da bagno in piscina. Ma tutto lascia pensare che quelle istantanee preparassero il terreno alla straordinaria inversione che domina il presente per cui, a farla breve, i sorveglianti si sono trasformati in sorvegliati.

Varie e complesse ragioni devono aver determinato un ribaltamento, anche nel senso comune, che ha innescato l'intrusione pervasiva dello sguardo del pubblico all'interno di domini entro cui erano da sempre custoditi i segreti della sovranità. E può suonare come una scemenza, ma nacque proprio negli anni '80 e '90, eminentemente televisivi, la classe ibridata del Vip - e subito le si appiccicarono addosso i rotocalchi con la rubrica "Acchiappavip".

Forse la privacy arrivò troppo tardi, o come una foglia di fico. Intanto Occhetto baciò la moglie davanti a un obiettivo; e Craxi si lasciò sorprendere seminudo e malato in un ospedale tunisino. Tra affetti, drammi e mondanità compulsiva Cafonal era alle porte. Sempre più, per surrogare quel consenso che sentivano venir meno, i politici presero a mettersi in mostra, aprirono le loro case, gli album di famiglia, gli armadi, i frigoriferi, perfino le porte dei cessi. Era come dire ai paparazzi: eccoci, venite e scattate, scattate, qualcosa resterà.

Berlusconi, che proveniva proprio da quel coacervo di gusti, interessi e paradigmi culturali, ci mise del suo - e ne ebbe in cambio il dovuto. Dopo una prima sventagliata di immagini proibite, con lui che tocchicchiava un'attivista di Forza Italia tenendosela sulle ginocchia, fu apposto il Segreto di Stato su Villa La Certosa.

Ma tempo due anni, sempre grazie al valoroso Zappadu, fu possibile vedere ciò che tutti immaginavano. Vistose ninfe sotto la doccia e soldati in mimetica con fucili mitragliatori: Venere e Marte avevano avuto il fatto loro da Mercurio Paparazzo, e pure a spese del Priapo Topolanek. L'Italia come una fotoromanzo pornosoft. Chissà Machiavelli, che già la vedeva ridotta "nel termine che ella è di presente", e quindi messa già allora abbastanza

2 - GLI AMANTI DI RUE DU CIRQUE
Anais Ginori per "la Repubblica"

Un uomo coperto dal casco entra in un palazzo. Nello scatto di Sébastien Valiela il volto di François Hollande non appare mai. Sono immagini che non dimostrano niente eppure passeranno alla storia come la prova schiacciante che ha mandato in crisi la coppia presidenziale. È l'ennesimo paradosso di quella che Clément Chéroux, conservatore al Museo Pompidou e responsabile del dipartimento fotografico, chiama "estetica paparazzi". Con uno scherzo del calendario, per la prima volta i figli minori della fotografia entrano al Museo Pompidou di Metz.

La mostra Paparazzi curata da Chéroux, dal 26 febbraio al 14 giugno, celebra il voyeurismo in ogni sua forma. Ovviamente Hollande e la liaison con l'attrice Julie Gayet non c'entrano: il raffinato omaggio al famigerato mestiere era previsto da tempo. Un percorso attraverso seicento opere, in un dialogo tra grandi paparazzi come Tazio Secchiaroli, Ron Galella, Pascal Rostain e Bruno Mouron, lo stesso Valiela, e artisti come Richard Avedon, Raymond Depardon, William Klein, Gerhard Richter, Cindy Sherman o Andy Warhol.

All'ingresso della mostra, il visitatore è aggredito dai flash in stile Dolce Vita. Altri tempi. Ormai grazie ai teleobiettivi e alla tecnologia digitale i cacciatori possono lavorare lontani, restando invisibili. Nel catalogo, Ron Gallela ricorda quando per immortalare Jackie Kennedy su Madison Avenue si avvicinò a meno di un metro da lei. Ogni paparazzo ha il suo cliché preferito.

Daniel Angeli: «Gianni Agnelli che si tuffa nudo dal suo yacht». Pascal Rostain: «Benedetto XVI ormai non più Papa che passeggia per i giardini di Castel Gandolfo ». Valiela: «François Mitterrand e Mazarine che escono dal ristorante Divellec ». Paparazzi e vita politica s'intrecciano da tempo in Francia. La figlia segreta di Mitterrand nel 1994. Cécilia Sarkozy che cerca casa con l'amante a New York nel 2005.

L'uomo con il casco in rue du Cirque, 10 gennaio 2014. Nonostante la difesa della privacy sia popolare nei sondaggi e salvaguardata da leggi durissime, un francese su tre legge rotocalchi scandalistici. A Parigi c'è stata anche la più famosa vittima dei paparazzi: 31 agosto 1997, sottopasso del Pont de l'Alma. La foto di Lady Diana agonizzante, con un filo di sangue che le scivola dalle labbra, non è ancora mai stata pubblicata. Un raro slancio di umana pietà.

 

montesi wilmafini subacqueo resizer FORMIGONI SULLO YACHT DI PIERO DACCO GIANNI AGNELLI NUDOFRANCESCA PASCALE NEL VIDEO O CALIPPO GIANNI DE MICHELIS E ODALISCHE GIANNI DE MICHELIS E FRATELLO FESTE VENEZIANE Craxi ad Hammamet Foto di Umberto Cicconi © Archivio Cicconibobo e bettino craxiHOLLANDE-GAYETLO SCOOP DI CLOSER SU HOLLANDE E JULIE GAYET LO SCOOP DI CLOSER SU FRANCOIS HOLLANDE E JULIE GAYET

Ultimi Dagoreport

andrea orcel risiko friedrich merz unicredit commerzbank

DAGOREPORT - IL MURO ERETTO DA COMMERZBANK CONTRO UNICREDIT INIZIA A MOSTRARE LE PRIME CREPE – DOPO L’ANNUNCIO BY ANDREA ORCEL DEL SUPERAMENTO DELLA SOGLIA DEL 30% (E DEL 50 CONTANDO I DERIVATI), LA SECONDA BANCA TEDESCA HA CHIESTO L’AVVIO DI UN’INDAGINE ALLA BAFIN, LA CONSOB DI FRANCOFORTE. MA LA MOSSA PUÒ SOLO RALLENTARE, NON FERMARE L’OPERAZIONE – LO STESSO CANCELLIERE TEDESCO, FRIEDRICH MERZ, CHE PRIMA PARLAVA DI “ACQUISIZIONE OSTILE NON ACCETTABILE”, AVREBBE CAMBIATO IDEA DOPO LE INTERLOCUZIONI CON I GRANDI FONDI INTERNAZIONALI. PRESTO MERZ POTREBBE INCONTRARE ORCEL. E ANCHE IL FRONTE ANTI-ITALIA DEI SINDACATI TEDESCHI STAREBBE PERDENDO QUOTA – IL SEMPRE PIÙ VISPO ORCEL ACCELERA LA TRATTATIVA PER IL RISPARMIO GESTITO CON IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET. UNA VOLTA FATTO BINGO! POTRÀ TORNARE CON LA CORONA D’ALLORO A ROMA E PRENDERE A PERNACCHIE I SALVINI E GIORGETTI CHE LIQUIDARONO UNICREDIT COME “BANCA STRANIERA” STOPPANDO CON IL GOLDEN POWER LA CONQUISTA DEL “LORO” BANCO BPM…

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…