MENO MALE CHE C’È LEONARDINO: DEL VECCHIO JR HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO – DA QUANDO HA COMPRATO IL “QN”, L’EREDE LUXOTTICA OFFRE STIPENDI FARAONICI A DESTRA E A MANCA. E HA DATO INCARICO A MARIO ORFEO DI INGAGGIARE UN MANIPOLO DI GIOVANI GIORNALISTI IN GAMBA E IN RAMPA DI LANCIO – DOPO ESSERSI ASSICURATO DUE EX DIRETTORI, GUIDO BOFFO E MATTIA FELTRI, ORA PUNTA A CRONISTI POLITICI E FIRME DA “FOGLIO”, “DOMANI”, “FATTO” (MATTIA FERRARESI, CARMELO CARUSO, ERMES ANTONUCCI GIACOMO SALVINI) – “LETTERA43”: “PUÒ DARSI CHE I NUOVI EDITORI ABBIANO RISCOPERTO UNA BANALITÀ: NELL’EPOCA IN CUI TUTTI SCRIVONO E SI ERGONO A INFLUENCER, UN GIORNALE HA ANCORA BISOGNO DI QUALCUNO CAPACE DI TROVARE UNA NOTIZIA E MAGARI ANCHE DI SCRIVERLA BENE..."
Estratto dell’articolo di Giovanna Predoni per www.lettera43.it
In casa della Leonardino Del Vecchio editore ci si muove tra i curriculum di cani da tartufi, penne deliziose e giovani raffinati analisti, i cui nomi sono tutti annotati nel taccuino di Mario Orfeo, l’uomo deputato a costruire la gioiosa macchina da guerra che farà di Quotidiano Nazionale un giornale coi controfiocchi. Almeno a guardare le ambizioni e i soldi messi in quantità per realizzarle.
Intanto però Leonardino […] un merito ce l’ha: è anche grazie a lui se il morente mercato dei giornalisti si è improvvisamente ravvivato. […]
Adesso […] si compra, si vende e soprattutto si paga. E pare anche parecchio. Merito di Del Vecchio, ma anche dei vari Theo Kyriakou e Alberto Leonardis, nuovi padroni di Repubblica e Stampa, che hanno rimesso in movimento un settore dato per spacciato.
Il vero deus ex machina resta però lui, Lmdv, specie adesso che può disporre come crede delle sue azioni Luxottica, per la soddisfazione delle banche che, avendogli prestato tanti soldi, cominciavano a spazientirsi.
sergio mattarella leonardo maria del vecchio agnese pini
Dopo aver rilevato QN, cioè i quotidiani degli eredi Riffeser, ed essere salito al 30 per cento del Giornale (ma l’intenzione prima o poi è di prenderselo tutto), si è lasciato convincere da un’idea piuttosto controcorrente: che per fare i giornali servano i giornalisti. Così ha aperto il portafoglio e dato mandato al buon Orfeo di prenderne un bel manipolo.
[…] Nel frattempo ha irrobustito anche la componente manageriale con Francesco Dini, una specie di Gianni Letta dell’editoria italiana. […]
[…] Orfeo […] ha cominciato puntando ai bersagli grossi: Guido Boffo, che si era quasi accasato a Il Gazzettino di Venezia, e Mattia Feltri, che stazionava senza grandi prospettive alla guida dell’HuffPost per di più orfano di quel “Buongiorno” che quotidianamente lo gratificava di complimenti.
La Leonardino Del Vecchio editore ha rianimato il calciomercato dei giornalisti
Ma la campagna acquisti è tutt’altro che conclusa. Sul taccuino di Orfeo ci sono Carmelo Caruso ed Ermes Antonucci del Foglio, Mattia Ferraresi di Domani, Alessandro Da Rold della Verità e Giacomo Salvini del Fatto Quotidiano. Poi gli opinionisti, da Edoardo Nesi a Pietrangelo Buttafuoco passando per Roberto Regoli, e altri che si aggiungeranno.
Leonardino del resto non bada a spese. E qui viene la parte che appassiona maggiormente le redazioni: gli stipendi. Si parla di cifre favolose che, secondo quello che nella letteratura orale si definisce racconto cumulativo, crescono passando di bocca in bocca.
Uno guadagna 100, ma chi lo riferisce lo fa arrivare a 150, che dopo un caffè con uno che la sa più lunga sono già 200, fino all’ora dell’aperitivo, quando il fortunato con quel che prende potrebbe tranquillamente comprarsi un attico. Vero, falso? Poco importa. La notizia è che da parecchio tempo a nessuno passava per la testa di invidiare lo stipendio di un giornalista.
Insomma, è tornato il calciomercato delle penne, liturgia che sembrava sepolta. Per 15 anni il settore ha conosciuto una sola direzione: l’uscita.
Tagli, prepensionamenti, incentivi all’esodo: il giornalista […] era diventato solo una voce di costo. Poi internet, i social, i bilanci in perdita, l’intelligenza artificiale, e ogni piano industriale finiva sempre allo stesso modo, col taglio dei redattori. Ora che le copie scendono, le edicole chiudono e da vent’anni si celebra il funerale della carta stampata, qualcuno ha ricominciato a cercarli. E perfino a pagarli molto bene.
[…] Potrebbe essere il canto del cigno. Si sa che gli ultimi esemplari di una specie, quando diventano rari, acquistano valore. Oppure può darsi che i nuovi editori abbiano riscoperto una banalità che i vecchi avevano dimenticato: nell’epoca in cui tutti scrivono, postano e commentano, si ergono a influencer di non si sa bene cosa, un giornale ha ancora bisogno di qualcuno capace di trovare una notizia e magari anche di scriverla bene.
Sarebbe una discreta vendetta della storia su chi pensava che il problema dei giornali fossero i giornalisti. Adesso che sono diminuiti, e i lettori pure, fatti due conti si è scoperto che forse il valore di un giornale stava anche in quelli che lo facevano.
MATTIA FERRARESI
leonardo maria del vecchio
ERMES ANTONUCCI
GUIDO BOFFO
leonardo maria del vecchio laurea honoris causa tor vergata
LEONARDO MARIA DEL VECCHIO - FRANCESCO MILLERI




