damiano michieletto primavera film

“RISPETTO AL CINEMA SONO UN PO' IN RITARDO SULLA TABELLA DI MARCIA, IL PRIMO FILM L'HO FATTO ADESSO, A 50 ANNI” - IL REGISTA D'OPERA DAMIANO MICHIELETTO PREMIATO AI "NASTRI D'ARGENTO" COME MIGLIOR ESORDIO AL CINEMA PER "PRIMAVERA": “SONO STATO BEN ACCOLTO, NON MI SEMBRA DI TOGLIERE LUCE A NESSUNO” – LA TV CON MIKA, IL MODELLO CHAPLIN, IL RAPPORTO CON LE STRONCATURE (“MI FACCIO MOLTE DOMANDE, I "BUUU" NON MI FANNO PIACERE”), L’AMORE PER LA GEOPOLITICA – “SI PARLA SEMPRE DI CRISI DEL CINEMA E DELLA LIRICA. IL COMPITO DI NOI REGISTI È FARE FILM E SPETTACOLI BELLI. SE CI SI RIESCE, IL CINEMA, IL TEATRO, L'OPERA, NON MUOIONO…” - VIDEO

 

 

Fulvia Caprara per “la Stampa”  - Estratti

primavera - tecla insolia damiano michieletto michele riondino

 

La scuola dell'opera gli ha regalato un modo atletico di accogliere le critiche e, di conseguenza, un elegante savoir faire nel ricevere i premi. Veneziano, classe 1975, Damiano Michieletto è stato un talento precoce, capace di infilare una regia dopo l'altra, sempre con idee originali, riletture azzardate, visioni rivoluzionarie.

 

Alla prova del cinema, con la regia di Primavera, è arrivato già circonfuso di gloria, e ora ha vinto il Nastro d'Argento per il migliore esordio. Insomma, ci sarebbe da montarsi la testa:

 

«Rispetto al cinema sono un po' in ritardo sulla tabella di marcia, il primo film l'ho fatto adesso, a 50 anni. Quello del cinema italiano è un mondo in cui mi sono sentito ben accolto, arrivo con il mio entusiasmo, con la mia voglia di fare, insomma non mi sembra di togliere luce a nessuno, non ho mai lavorato per occupare gli spazi e mi piace il lavoro di squadra». 

 

Che cosa l'ha attratta di questo universo? 

primavera

«La possibilità di usare un altro linguaggio, di raccontare una storia attraverso la macchina da presa, di incontrare artisticità diverse da quelle conosciute lungo il mio percorso teatrale, di imparare qualcosa che non avevo mai fatto». 

Del cinema si dice sempre che è in crisi, dell'opera, invece, non lo si dice quasi mai. 

 

Perché? 

«In realtà si parla molto anche di morte dell'opera lirica. Penso che tenda a prevalere un atteggiamento sbagliato, quello di chi vede sempre il bicchiere mezzo vuoto, per me lavorare per l'opera è un privilegio. Il compito di noi registi è fare film e spettacoli belli. Se ci si riesce, il cinema, il teatro, l'opera, non muoiono.

 

damiano michieletto

Mi concentro su questo, sul tentativo di mostrare al pubblico la bellezza, di spingerlo a comprare un biglietto. Poi certo, ci sono temi grandi, come gli algoritmi generativi e il modo con cui cambieranno il modo di produrre cinema, ma io cerco sempre di vederne il lato positivo». 

 

Il rapporto tra arte e politica è molto caldo, ultimamente abbiamo assistito a scontri istituzionali, liti, dimissioni, proteste. Lei che ne dice? 

«Penso che non bisogna essere ipocriti. In Italia, per il cinema, per il teatro, per l'opera, ci sono grossi finanziamenti pubblici, è naturale che un intervento politico ci sia. Accade anche in altri Paesi europei. L'importante è riuscire a creare un rapporto professionale, che premi il merito di chi viene scelto, e questo sta all'intelligenza e alla competenza politica. 

In America, per esempio, i teatri lirici non sono finanziati pubblicamente, verrebbe da chiedersi quale sia il sistema più democratico. Sono modelli diversi, bisogna capire dove sia il rapporto più autentico e pulito. Se il direttore di un teatro è stato nominato da un cda composto da esponenti politici, è chiaro che le logiche di partito esistano, e non c'è niente di male. Vorrei solo che venissero scelte persone che mostrino amore, passione e competenza». 

 

Nel 2017 ha lavorato per la tv, nel programma di Rai 2 Stasera Casa Mika. Come è stata quell'esperienza? 

primavera - film diretto da damiano michieletto

«Mika era sempre reattivo, pronto, brillante, attento, parlava cento lingue, riusciva a gestire la complessità delle relazioni, ho pensato guardandolo che gli artisti che arrivano a un certo livello non ci arrivano mai per caso. È una persona di enorme talento, schietta, diretta, piena di umanità.

 

Mi ha chiesto di dargli una mano per raccontare le opere in versione ridotta. Abbiamo fatto insieme due pillole, è stato molto divertente. Mika è colto e insieme superpop, quando mi ha fatto la proposta mi sono detto: ecco, doveva proprio arrivare quest'inglese qui perché qualcuno si azzardasse a parlare d'opera in tv, in uno show di prima serata». 

 

Al centro di Primavera ci sono tre nomi lanciatissimi del cinema italiano. Con che cosa identifica ognuno di loro? 

«Stefano Accorsi la professionalità, Michele Riondino l'intuito, Tecla Insolia la fragilità». 

 

Ha un modello, un idolo, un eroe? 

damiano michieletto

«Sì, Charlie Chaplin. È inarrivabile. Racchiude mille professionalità diverse, attore, musicista, regista, scrittore. Il suo cinema è universale, la sua comicità è poetica». 

 

Come si riprende dalle stroncature? 

«Mi faccio molte domande, mi chiedo che cos'è che non è arrivato al pubblico, non do mai nulla per scontato, i "buuu" non mi fanno piacere. 

Poi, come spettatore, ricordo di aver visto spettacoli brutti tranquillamente applauditi e altri, che a me erano molto piaciuti, fischiati. Alla fine quello che conta è essere onesti con se stessi. Se fai del tuo meglio, dormi tranquillo». 

 

Lei dorme tranquillo? 

«Sono una persona molto inquieta, però cerco di arrivare alla sera con la serenità di chi pensa di aver messo a posto le cose, di non aver lasciato nulla in sospeso, chiesto scusa se dovevo farlo, chiarito tutto se era necessario.Rancori, invidie, amarezze, non servono a niente». 

 

Che cosa avrebbe fatto se non avesse scelto questa strada? 

«Avrei studiato scienze diplomatiche, mi piace la geopolitica». 

damiano michieletto

 

damiano michieletto

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