IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – “UNA VITA SENZA RISCHI NON TI INSEGNA NULLA”, DICEVA KISHI KEIKO, STAR DEL CINEMA GIAPPONESE DEL DOPOGUERRA, CHE SE NE È ANDATA A 93 ANNI, DOPO UNA VITA TRA GIAPPONE E FRANCIA – “UN’AVA GARDNER GIAPPONESE” LA DEFINISCONO I GIORNALI AMERICANI. INTELLIGENTE, COLTA, ELEGANTE, AVEVA LAVORATO FIN DA RAGAZZA CON I MAESTRI DEL CINEMA GIAPPONESE, YASUJIRO OZU, KON ICHIKAWA E SOPRATTUTTO MASAKI KOBAYASHI – NEGLI ANNI’70 NESSUNA ALTRA ATTRICE GIAPPONESE SAREBBE RIUSCITA A STARE A FIANCO DI UN MONUMENTO COME ROBERT MITCHUM NEL FONDAMENTALE “YAKUZA” – CON LE COLLEGHE YOSHIKO KUGA E INEKO ARIMA DETTE VITA NEL 1955 AL NINJIN CLUB, CASA DI PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA INDIPENDENTE – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
“Una vita senza rischi non ti insegna nulla”, diceva Kishi Keiko, grande, elegante, fascinosa star del cinema giapponese del Dopoguerra che se ne è andata il 7 agosto a 93 anni dopo una vita passata tra il Giappone e la Francia, dove aveva vissuto oltre vent’anni.
Bellissima, “un’Ava Gardner giapponese” la definiscono i giornali americani, intelligente, colta, elegante, non solo aveva lavorato fin da ragazza con i maestri del cinema giapponese, Yasujiro Ozu, “Inizio di primavera”, Kon Ichikawa, “Il fratello minore”, “The Inheritance”, “Queen Bee”, “The Devil’s Ballad”, “Ancient City”, il più recente “Neve sottile”, e soprattutto Masaki Kobayashi per il quale in “Kwaidan” fa un incredibile fantasma della neve, ma si occupò anche di produzione.
Con le colleghe Yoshiko Kuga, scomparsa due anni fa, e Ineko Arima, l’unica rimasta, dette vita nel 1955 a quello che si chiamava il Ninjin Club, una casa di produzione cinematografica indipendente e di grande intelligenza che produsse due capolavori come il già citato “Kwaidan” e “La condizione umana” di Masaki Kobayashi, “Pale Flower”. Film che le dettero uno status mai raggiunto da altre attrici nell’industria giapponese.
Negli anni’70 nessuna altra attrice giapponese sarebbe riuscita a stare a fianco di un monumento come Robert Mitchum nel fondamentale “Yakuza”, scritto da Paul Schrader e diretto da Sidney Pollack.
Nata a Yokohama nel 1932, affascinata dalla scrittura di Yasunari Kawabata e dalla figura di Jean Cocteau, dichiarò di aver desiderato fare l’attrice dopo aver visto “La bella e la bestia” di Jean Cocteau.
Entra nel cinema nei primi anni ’50 dopo un provino per la Shoshiku, quando era ancora studentessa con "Wagaya wa Tanoshi." Diventa una star nel 1953 con il popolarissimo "Kimi no Na wa". Dava della ragazza giapponese un’immagine moderna, indipendente, ben lontana da quella che vedevamo nei film storici di samurai e di geishe. Inoltre era in grado di passare da un ruolo all’altra con estrema semplicità.
La sua fortuna fu, alla fine degli anni ’50, quello di essere entrata nel giro delle coproduzioni nippo-europee, come “Tifone su Nagasaki” di Yves Ciampi con Jean Marais, Danielle Darrieux e Gert Froebe. Il regista si innamora pazzamente di lei, le fa fare un altro film, “La spia del secolo”, la sposa e la porta a Parigi, dove vivranno vent’anni assieme e avranno una figlia, compositrice, Delphine Ciampi.
A Parigi conosce il suo idolo, Jean Cocteau, che la vuole assieme a lui sul palco nella sua opera “La bien-aimée”. Cocteau sosteneva che il sangue di Kikugoro, celebre attore giapponese di teatro, scorreva nelle vene di Kishi e la ribattezzò "Kikugoro!".
Lei, in cambio, le presentò Yukio Mishima. Per un po’ riesce a passare dal Giappone alla Francia e a fare film un po’ ovunque, come “Rififi a Tokyo” di Jacques Deray, un polar con Karl Bohm, Barbara Kwiatkowska, la allora moglie di Roman Polanski, il nostro Dante Maggio. David Lean cerca di girare con lei “Il vento non sa leggere”.
Ma è in Giappone che riesce a imporsi maggiormente nel bellissimo “Kwaidan” di Masaki Kobayashi, e in tanti film di Kon Ichikawa. La troviamo in “Amori di una calda estate”, film franco-spagnolo di Juan Antonio Bardem con James Mason e Melina Mercouri.
Dalla fine degli anni ’50, dopo essersi separata da Ciampi, dirada la sua attività in Francia e si concentra più sul Giappone. “Yakuza” di Pollack con Robert Mitchum le darà non poca visibilità internazionale, ma sarà la versione di “Neve sottile” di Kon Ichikawa, dove è una delle sorelle Makioka a darle l’opportunità di essere in concorso a Venezia nel 1983.
Girerà più di 100 film per non parlare di serie tv fino a pochi anni fa. La troviamo ne “Il crepuscolo del samurai” di Yoji Yamada nel 2002 e in ben 150 episodi della serie “Kokoro”.







