1. DIRITTO ALLA BLASFEMIA? DRITTO IN EDICOLA! MENTRE ESCONO ALTRE FOTO DELLA REDAZIONE INSANGUINATA, 'CHARLIE' PROMETTE PER MERCOLEDÌ VIGNETTE SU MAOMETTO 2. ‘ANONYMOUS’ ATTACCA I SITI JIHADISTI, E LORO HACKERANO GLI ENTI LOCALI FRANCESI 3. IL COMICO “FASCIOMUSULMANO” DIEUDONNÉ INDAGATO PER APOLOGIA DI TERRORISMO PER AVER SCRITTO “JE SUIS CHARLIE COULIBALY”, UNENDO IL NOME DEL GIORNALE AL TERRORISTA 4. “UN PRETESTO PER FARMI TACERE. MI CONSIDERATE COULIBALY, MA SONO COME CHARLIE” 5. NETANYAHU VISITA IL SUPERMERCATO KOSHER. LE VITTIME SARANNO SEPOLTE IN ISRAELE

1. VIDEO DI STEFANO MONTEFIORI (“CORRIERE”) - UN CECCHINO A PARIGI OSANNATO DALLA FOLLA DELLA MARCIA REPUBBLICANA

 

 

 

2. CHARLIE HEBDO: LA FRANCIA REAGISCE AL TERRORE MA LA PAURA RESTA - IN EDICOLA NUOVE VIGNETTE SU MAOMETTO

Da www.ansa.it

 

netanyahu visita il supermercato koshernetanyahu visita il supermercato kosher

La Francia reagisce al terrore ma la paura resta dopo il massacro nella redazione di Charlie Hedbo. Diversi siti di enti locali francesi, in particolare dipartimenti e comuni del sud, scuole e comunità religiose cattoliche locali, oltre a quelli del palazzo dei Papi di Avignone e di alcune ong per i diritti umani, sono stati attaccati nel weekend da hacker che si presentano come islamisti maghrebini. Lo riporta il sito di Le Parisien.

 

Intanto, a Nizza e Strasburgo si svolgono due processi a carico di due uomini accusati di apologia di terrorismo, dopo l'attacco a Charlie Hebdo. A Nizza, un uomo sarà giudicato per direttissima per aver urlato venerdì a un gruppo di poliziotti "100% Kouachi". A Strasburgo, si è tenuta la prima udienza a carico di un trentenne che aveva pubblicato su Facebook una foto di un kalashnikov posato per terra e circondato da messaggi di gioia, con riferimento all'assalto al settimanale satirico. La giustizia francese ha annunciato massima severità nelle pene per questo tipo di reati, che potranno andare fino all'arresto.

netanyahu  visita il supermercato koshernetanyahu visita il supermercato kosher

 

Il prossimo numero di Charlie Hebdo che uscirà mercoledì includerà "ovviamente" nuove vignette su Maometto, sulla politica e le religioni. Lo ha detto a France Info il legale del magazine francese Richard Malka ricordando che "lo spirito di 'io sono Charlie'" significa anche "diritto alla blasfemia". Uscirà tradotto in 16 lingue ed è prevista una tiratura di un milione di copie (contro le 60 mila normali), in un'edizione a otto pagine, la metà di quelle solite. Al settimanale sono arrivati già 500mila euro di aiuti.

 

Il segretario di stato americano John Kerry ha annunciato una visita a Parigi giovedì per colloqui su come contrastare la violenza terroristica. L'amministrazione Obama è stata oggetto di forti critiche per non aver partecipato ieri a Parigi alla marcia. La Casa Bianca ha reso noto che il 18 febbraio ospiterà un vertice straordinario sulla lotta al terrorismo.

 

Oggi il Premier israeliano Benyamin Netanyahu ha fatto visita al supermercato kosher dove quattro persone sono rimaste uccise nel sequestro orchestrato dall'islamista Amedy Coulibaly. Netanyahu ha deposto una candela di fronte all'edificio, trasformato in altare alla memoria delle vittime, e ha poi scambiato qualche parola con i rappresentanti della stampa israeliana presente. Il sito del magazine Paris Match ha pubblicato delle foto degli ostaggi del supermercato rifugiatisi nella cella frigorifera, scattate con un telefonino da uno di loro. Vi si vedono cinque persone, tra cui una madre con un bimbo piccolo, dai volti visibilmente affaticati.

gli ostaggi nel freezer del supermercato koshergli ostaggi nel freezer del supermercato kosher

 

Intanto "la caccia continua": lo ha detto il ministro dell'Interno francese, Manuel Valls, parlando degli attentati della settimana scorsa. "Uno dei terroristi - ha spiegato - aveva certamente un complice". Diecimila militari saranno dispiegati da domani per sorvegliare i siti sensibili in tutta la Francia che si aggiungono ai 4100 gendarmi già dispiegati. Le 717 scuole ebraiche di Francia sono da oggi protette da 4.700 poliziotti e gendarmi.

 

Inoltre si apprende che Hayat Boumeddienne, la moglie di uno degli attentatori, ha attraversato il confine tra la Turchia e la Siria l'8 gennaio. La Turchia ha precisato che la donna era arrivata a Istanbul da Madrid il 2 gennaio. L'ammissione di Ankara che Hayat e' passata dalla Turchia in Siria, conferma che la Turchia e' "un partner diretto" dei terroristi "nel versare il sangue di innocenti in Siria e in tutto il mondo". Lo afferma una fonte del ministero degli Esteri di Damasco.

 

 

3. «IO SONO CHARLIE COULIBALY»  INDAGATO L'UMORISTA DIEUDONNÉ

Da Corriere.it

 

foto dei morti nel supermercato kosher di parigifoto dei morti nel supermercato kosher di parigi

La procura di Parigi ha aperto un’inchiesta per apologia di terrorismo a carico del controverso umorista Dieudonné, più volte condannato per antisemitismo (sua è l’invenzione del gesto della «quenelle», considerato dalle autorità francesi, dagli ebrei e da gruppi anti-razzisti un saluto nazista invertito). Domenica sera, dopo la marcia di Parigi, cui ha preso parte, Dieudonné ha scritto su Facebook di sentirsi «Charlie Coulibaly», unendo il nome del giornale satirico colpito a Parigi dagli attentatori e quello di uno dei terroristi, Amedy Coulibaly, che invece ha colpito il supermercato ebraico.

 

dieudonne e charlie hebdodieudonne e charlie hebdo

Più precisamente, nel suo post, l’umorista ha definito la marcia «leggendaria», «un istante magico paragonabile al big-bang» ma, ha aggiunto, «io rientro infine in me: sapete che stasera, per quel che mi concerne, mi sento Charlie Coulibaly». Il messaggio risulta al momento rimosso dal profilo Facebook di Dieudonné ma qualcuno ha fatto in tempo a salvarlo e pubblicarlo su Twitter.

 

LA REPLICA

Dieudonné si è difeso con una lettera aperta al ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve: «Quando io mi esprimo, non si cerca di capirmi, non mi si vuole ascoltare. Si cerca un pretesto per vietarmi. Mi si considera come Coulibaly mentre non sono diverso da Charlie», scrive nel documento, diffuso sempre via social network.

 

«Da un anno, sono trattato come il nemico pubblico numero 1, mentre cerco solo di far ridere, di far ridere della morte, perché la morte ride di noi, come Charlie sa», aggiunge, accusando lo Stato francese di perseguitarlo «con tutti i mezzi. Linciaggio mediatico, divieti ai miei spettacoli, controlli fiscali, ufficiali giudiziari, perquisizioni, inchieste... Oltre ottanta procedure giudiziarie si sono abbattute su di me e la mia famiglia».

 

IL PRECEDENTE

Un'inchiesta pendeva già da settembre su Dieudonné per aver ironizzato sulla decapitazione del giornalista americano James Foley da parte dell'Isis.

 

 

 

4. SIAMO ENTRATI NELL’OPERAZIONE CHARLIE HEBDO DI ANONYMOUS CONTRO I TERRORISTI

Carola Frediani per www.wired.it

 

anonymousanonymous

“Ciao, grazie per questa operazione, come posso aiutare?”, chiede un utente appena entrato nella stanza di chat. “Sto segnalando a Twitter profili da sospendere, faccio bene?”, domanda un altro. “Sì,”, gli risponde qualcuno. “Io non so hackerare”, interviene un terzo. “Allora segnala gli account dei terroristi sui social media”, è la replica.

 

Benvenuti nell’operazione Charlie Hebdo di Anonymous, nota come #opCharlieHebdo. Lanciata il giorno stesso della strage alla redazione parigina del giornale satirico, ha il suo epicentro organizzativo sulla chat del sito AnonOps. Qui sono due le stanze dedicate, una internazionale in inglese, #opcharliehebdo, e una per i francofoni, #opcharliehebdo.fr.

 

anonymous contro i terroristi di charlie hebdoanonymous contro i terroristi di charlie hebdo

Gli utenti presenti in un dato momento sono in media, mentre ne scriviamo, 500 in una stanza e 200 nell’altra. Ma c’è gente che entra ed esce in continuazione, la finestra con la chat è un flusso continuo di interventi, domande, risposte che arrivano a righe di distanza, saluti e complimenti dal Portogallo, dall’Italia, dall’Argentina, la confusione non è poca. Eppure si tratta della operazione più partecipata di Anonymous degli ultimi tempi. Soprattutto ha avuto una curva di crescita impressionante. Mentre infatti AnonOps barcollava per il flusso improvviso di nuovi arrivi (ma anche perché oggetto di attacchi informatici), l’account Twitter ufficiale dell’operazione, @OpCharlieHebdo, nel giro di due giorni faceva il pieno di seguaci: al momento attuale sono 30mila.

julie gayet marcia parigijulie gayet marcia parigi

 

Anche all’esterno era difficile all’inizio decrittare le informazioni sulla campagna. Alcuni avevano notato oer esempio uno strano e inquietante sito OpCharlieHebdo.com, comparso il giorno stesso della strage parigina, ma non è in alcun modo collegato alla campagna in corso su AnonOps. Allo stesso modo il video ripreso dai media i giorni scorsi su OpCharlieHebdo e diffuso sul canale YouTube di Anonymous Belgio, pur riprendendo parole d’ordine e temi della campagna, non è stato prodotto dalla stessa. Solo nella notte di sabato è stato infatti rilasciato il video “ufficiale” dell’operazione, qui nella versione italiana (ma c’è anche quella inglese e francese).

julie gayet marcia parigi julie gayet marcia parigi

 

“Attaccare la libertà di espressione è attaccare Anonymous”, si dice nel video (qui invece il comunicato scritto), e per una volta non è solo retorica. È vero infatti che la spinta principale e originaria di un movimento complesso, duttile e decentralizzato come quello hacktivista è proprio la difesa della libertà di espressione e della circolazione di informazioni, ed ha la sua radice – come analizzato bene dall’antropologa Gabriella Coleman nel suo libro Hacker, Hoaxer, Whistleblower, Spy: The Many Faces of Anonymous – già nel forum/imageboard anarchico, irriverente e dissacrante 4chan da cui il movimento ha preso le mosse (anche se va detto che in passato ci sono state frange di hacktivisti di area anon che hanno attaccato per protesta testate giornalistiche; tuttavia complessivamente il movimento ha sempre dichiarato di non voler colpire i media).

amedy coulibalyamedy coulibaly

 

In ogni caso, questa operazione non è e non sarà facile né scontata. Non solo: come vedremo ci sono vari rischi e possibili errori in cui può incorrere la campagna. “È nostro dovere reagire”, si dice nel video. “Abbiamo sempre lottato per la libertà di espressione. Tutte le organizzazioni connesse con questi attacchi terroristici si aspettino una reazione massiccia di Anonymous. Vi rintracceremo, vi troveremo e non ci fermeremo mai”.

 

Ma in cosa consiste esattamente l’operazione? Anonymous è riuscita a mettere in difficoltà aziende e governi proprio perché entità strutturate e centralizzate, cioè il suo opposto. Al contrario la rete terroristica dei fondamentalisti islamici è molto più liquida, in stile guerrilla, in un certo senso più simile, dal punto di vista organizzativo, alla stessa anon. Per cui ci si trova davanti al paradosso di un movimento di fantasmi (gli anonimi) che ora daranno la caccia a una entità similarmente sfuggente.

john kerry e mogherini che sembra hillaryjohn kerry e mogherini che sembra hillary

 

“Queste sono le nostre priorità”, spiega a Wired.it Sharp (nickname cambiato), uno degli operatori del canale di chat #OpCharlieHebdo. “1)Trovare una lista di siti jihadisti; 2) Scansionarli alla ricerca di vulnerabilità 3) Creare un database con i dati ottenuti 4) Hackerare i siti vulnerabili per poi defacciarli (cambiare la homepage con un messaggio di anon, ndr) o scaricarne i dati, cercando informazioni sui loro proprietari/utenti 5) E solo come ultima spiaggia, se non si possono hackerare, fare un attacco DDoS (che li manda offline)”. Sharp, che nella confusione generale dell’operazione sembra uno di quelli con le idee più chiare, spiega che gruppi di lavoro ristretti stanno creando le liste di siti da attaccare o da cui ottenere informazioni.

 

Non a caso nell’argomento del canale di chat è scritto a chiare lettere “Non fate DDoS”. “Lo abbiamo scritto perché altrimenti molti utenti nuovi arrivano qui e si mettono a mandare offline siti a caso, interferendo sul nostro lavoro di intelligence”, spiega Sharp. La campagna ha il respiro e la partecipazione di altre vecchie operazioni, come OpPayback (in verità assai maggiore per numero di utenti) e OpFerguson: tuttavia la pianificazione di come procedere avviene in canali ristretti, perché come spiega Sharp “in una campagna di questa scala non possiamo permetterci di fare errori”.

hackerhacker

 

Uno dei problemi principali di questa campagna è ovviamente il rischio di attaccare siti musulmani che nulla hanno a che fare con i terroristi. Non sarebbe la prima volta che tra i target di Anonymous finiscono anche obiettivi che non c’entrano. In questo caso però l’errore è da un lato più facile, dal momento che molti di questi siti sono in arabo; dall’altro più delicato, perché darebbe l’impressione che gli hacktivisti stiano attaccando i musulmani. “In effetti questa è la parte più difficile”, commenta Sharp. “Ci siamo organizzati con alcuni traduttori madrelingua in arabo e in urdu”. Booster (nickname cambiato), un altro operatore internazionale del canale, molto impegnato nella campagna, mi conferma l’attenzione a questo aspetto. “Banniamo ogni anon che attacchi siti musulmani per razzismo”, mi spiega in chat. “E butto fuori anche ogni razzista dalla stanza di chat. Ma non è facile, c’è molta confusione”.

 

forze speciali francesci caccia all'uomo kouachi 5forze speciali francesci caccia all'uomo kouachi 5

La campagna OpCharlieHebdo non si limita ad hackerare siti. C’è un secondo filone che riguarda gli account Twitter/Facebook legati ai terroristi e alla loro propaganda. In questo caso l’obiettivo è segnalarli in massa alle piattaforme che li ospitano in modo che siano chiusi. Ci sono varie liste di siti e di account Twitter, raccolte su vari fogli online (pad). Nel momento in cui scriviamo, in uno di questi, sono indicati circa 560 account Twitter da sospendere; quelli segnalati come già sospesi sono 186. Ne abbiamo provati alcuni e sono stati effettivamente chiusi da Twitter o cancellati. Alcuni di questi, come @bentaymia_cente, @awsfassfass, @akhomanetaealah avevano migliaia di followers.

 

forze speciali francesci caccia all'uomo kouachi 4forze speciali francesci caccia all'uomo kouachi 4

Tra i siti già oggetto di attacco ci sono stati invece il sito estremista francofono Ansar-alhaqq, che è stato mandato offline con un attacco DDoS (per ora tornato online), ma ce ne sono anche altri, almeno due, e 14 correntemente analizzati. Uno dei problemi dell’operazione consiste anche nella difficoltà, per gli stessi hacktivisti, di raccogliere informazioni in modo ordinato sull’andamento degli attacchi.

 

said kouachisaid kouachi

Tuttavia uno dei principali dubbi riguarda l’utilità ultima di far sparire dal Web account, forum e siti che certamente veicolano propaganda, ma che possono essere anche fonte di intelligence e informazioni per polizie e servizi segreti che stiano indagando sul terrorismo. Non è un dubbio teorico: se è vero che, come abbiamo scritto, ci sono vari studi che mostrano come molti profili sui social media abbiano il ruolo di disseminare la propaganda e il reclutamento dei terroristi, non tutti sono d’accordo sul chiuderli. Dopo l’uccisione del giornalista James Foley da parte dell’ISIS, in Gran Bretagna c’era stata una tensione fra la polizia che voleva chiudere account pro-terrorismo e i servizi di intelligence che volevano mantenerli per studiarne relazioni e informazioni. Il dubbio dunque c’è e viene sollevato anche questa volta.

 

cherif kouachicherif kouachi

La risposta degli anons che gestiscono l’operazione è di due tipi; da un lato ritengono comunque utile spegnere la macchina di propaganda online jihadista; dall’altro, nel caso ottengano informazioni preziose, sono disposti a passarle alle autorità. Questa decisione è stata confermata a Wired da tre diversi operatori/organizzatori dell’operazione. “Sì, se avremo informazioni che possono aiutare la polizia gliele passeremo”, mi dice Yasar (nick cambiato), uno dei principali operatori della chat. Attraverso quali canali? Twitter o i siti per segnalare reati alla polizia come questo francese. “Ma per ora stiamo chiudendo soprattutto gli account Twitter, quindi penso che ci siano pochi elementi per le forze dell’ordine”.

hayat boumedienne e amedy coulibaly  2hayat boumedienne e amedy coulibaly 2

 

In generale la campagna di Anonymous raccoglie punti di vista diversi su come essere operativi. “Non credo che i DdoS siano una cosa buona da fare, sono abbastanza inutili”, commenta il già citato Booster. “Defacciare i siti è già più sensato ma non molto efficace. Secondo me l’azione migliore è raccogliere informazioni sugli account dei social media e chiuderli, così come raccogliere informazioni dai forum jihadisti e mandarli alle autorità. Alcuni di noi lo stanno facendo”.

 

hayat boumedienne e amedy coulibaly  hayat boumedienne e amedy coulibaly

Intanto nel canale piovono richieste, domande di chiarimento, profferte di aiuto e consigli. “Dovremmo defacciare i loro siti mettendo proprio le vignette di Charlie Hebdo”, suggerisce qualcuno.

 

L’ironia, molto diffusa da queste parti, non manca neanche in questi momenti. A un certo punto un messaggio globale su tutto il network di chat avvisa della nascita di una nuova stanza denominata #idiots. Un vecchio anon, pur sapendo perfettamente cosa aspettarsi, non resiste ed entra nel canale. E viene sbattuto subito fuori dalla rete di chat.

hayat boumedienne e amedy coulibaly   hayat boumedienne e amedy coulibaly

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