PAGELLONE ‘SINISTRATO’ BY PANSA: “VELTRONI VIVE NELL’ANGOSCIA DI ESSERE DIMENTICATO, MASSIMO GIANNINI IN TV E’ UN DILETTANTE CHE BALBETTA, LA BINDI E’ IN DECADENZA SENZA RIMEDIO E LA LITTIZZETTO E’ ORMAI È UNA VECCHIETTA CON LE TETTE SECCHE”

Giampaolo Pansa per “Libero quotidiano”

 

VELTRONI E DALEMA VELTRONI E DALEMA

Un lettore di Libero mi scrive: «Caro Pansa, lei ci ha raccontato un centrodestra nei guai, pronto a tirare le cuoia. Ma adesso dovrebbe dirci come sta la sinistra italiana. Meglio o peggio? Aspetto una risposta». Caro amico, la risposta è sin troppo facile. Anche la sinistra di casa nostra è un cimitero. Per dirla chiara, è già morta, ma ancora non sa di esserlo. La conferma del decesso è lo stato odierno della nomenclatura del Partito democratico, dei suoi alleati e dei fiancheggiatori di rango.

 

E adesso via con i nomi, un vip dopo l’altro, un elenco di signori e signore che oggi, nell’autunno del 2014, non contano più un tubo, o quasi.

 

MAX D’ALEMA

PIERLUIGI BERSANI A SERVIZIO PUBBLICOPIERLUIGI BERSANI A SERVIZIO PUBBLICO

Ha deciso di fare il viticultore. Sta per lanciare sul mercato un vino che spera di vendere. Gli basterà il nuovo mestiere per soddisfare la voglia di restare sulla scena? Forse no. Baffino d’acciaio è roso dalla rabbia nel vedere al comando del Pd e dell’Italia un dilettante come Matteo Renzi. Leggo sui giornali che sta facendo cicì e ciciò con Raffaele Fitto, il ribelle di Forza Italia. Vorrebbe stringere con lui un Patto del Nazareno alternativo a quello fra il Cav e Renzi. Penso che farà un buco nell’acqua o, peggio, nel vino.

 

WALTER VELTRONI

vive nell’angoscia di essere dimenticato dai media. E s’inventa espedienti per far ricordare che esiste. Si è persino ridotto alla funzione di celebrante del matrimonio di George Clooney con la bella avvocatessa. Poi, su invito del renziano Filippo Taddei, uno dei tirapiedi economici del premier, è andato a concionare all’università John Hopkins. Qui ha detto: «Potevo fare io quello che sta facendo Matteo. Ma non avevo la sua cattiveria. Comunque il premier lavora bene e va sostenuto».

franceschinifranceschini

 

PIER LUIGI BERSANI

è ritornato in ottima forma e ha ripreso il comando di quella che lui chiama «La Ditta», il nocciolo duro del Pd. Purtroppo non ha trovato nessun nocciolo, ma soltanto rottami. I suoi elettori si domandano: «Dopo aver smacchiato il Giaguaro di Arcore, ossia il Berlusca, tenterà di smacchiare anche il Gattopardo di Firenze, quello che ha per motto: fingere di cambiare tutto, per non cambiare nulla?». Bersani mi è simpatico, l’incidente sanitario lo ha migliorato. Ma la politica ha in serbo per lui, e anche per noi, una notte buia e tempestosa.

 

DARIO FRANCESCHINI

PinottiPinotti

 già successore di Veltroni come leader del Pd, fa il ministro dei Beni culturali, però conta quanto il due di picche. Da poco è sposo felice e forse sta scrivendo un nuovo romanzo. Ma su di lui pesa la sentenza emessa da Renzi quando il premier era ancora il capo della provincia di Firenze: «Se Veltroni è stato un disastro, adesso al suo posto hanno eletto il vicedisastro».

 

ROSY BINDI

era la sceriffa del Pd. Adesso l’hanno confinata all’Antimafia. Presiede una commissione che Cosa Nostra e aggregati criminali considerano la Baggina dei politici trombati, un ospizio di lusso per vecchi. Nei talk show non la si vede quasi più. E questo è il segnale luttuoso di una decadenza senza rimedio.

susanna camussosusanna camusso

 

ROBERTA PINOTTI

classe 1961, s’illude di essere la nuova Bindi. Questa speranza le ha montato la testa. Per grazia ricevuta da Renzi, fa il ministro della Difesa. Capisce poco o niente di questioni militari. Se ne è resa conto anche lei e per questo si è data un nuovo traguardo: essere la prima donna che diventa presidente della Repubblica. Non ci resta che gridare: aiuto!

 

SUSANNA CAMUSSO

leader della Cgil, è una signora di 59 anni che chiede al parrucchiere di farle una chioma da ventenne. Sta sempre in tivù, soprattutto quando urla dal palco di un corteo. Oggi si trova in una congiuntura orrenda e non sa che cosa fare davanti alle tante aziende che chiudono. Ha deciso uno sciopero generale, pur sapendo che non servirà a nulla.

 

MAURIZIO LANDINI

niki vendolaniki vendola

segretario dei metalmeccanici della Cgil, è andato fuori di testa. Minaccia di occupare le fabbriche se Renzi oserà toccare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. È una follia, ma lui si è gasato pensando a una mezza rivoluzione. Il suo ufficio studi dovrebbe rammentargli i guai terribili che accaddero dopo l’occupazione della Fiat nel 1920. E spiegargli che oggi la Feroce e tante altre fabbriche se ne sono andate.

 

NICHI VENDOLA

ancora segretario di Sel, è in pieno disarmo. Il suo partitino si sgretola e non pochi parlamentari, ritenuti da lui superfedeli, lo stanno lasciando. Dicono che fare politica non gli piaccia più. E pare sia deciso a sposare il ragazzo canadese che lo ama da tanti anni. L’incognita è se troverà qualche sindaco disposto a registrare la loro unione.

 

ANTONIO DI PIETRO

CARLO DE BENEDETTI ANNI NOVANTA CARLO DE BENEDETTI ANNI NOVANTA

è scomparso. Sarà tornato a fare l’agricoltore al paese natio, Montenero di Bisaccia, in provincia di Campobasso. Sino a qualche giorno fa, poteva vantarsi di avere ancora un sindaco messo in sella dall’Italia dei valori: Luigi De Magistris. Ma adesso Giggino ’o Trombone ha perso la poltrona di Napoli. E ha lasciato solo Tonino.

 

CARLO DE BENEDETTI

veniva considerato la tessera numero 1 del Pd. E pur non essendo un politico professionale era un pilastro della sinistra italica. Grazie ai media che possiede, a cominciare dalla corazzata di Repubblica, contava almeno come tre ministri. Ma oggi anche lui sta in brutte acque. Aspetta con angoscia le conclusioni dell’indagine giudiziaria sull’amianto all’Olivetti di Ivrea. Rammenta gli anni di galera inflitti a Torino ai padroni dell’Eternit. E trema.

LITTIZZETTO SANREMO LITTIZZETTO SANREMO

 

FABIO FAZIO

è il primo dei fiancheggiatori televisivi della sinistra. Specialista in interviste di velluto ai big odierni, a cominciare dal satanasso Renzi. Ma anche il dittatore di Che tempo che fa ha di fronte previsioni meteo raggelanti. La crisi dei talk show televisivi non lo risparmia. E la signora Litizzetto, la pin up del programma, ormai è una vecchietta con le tette secche. Che per di più è reduce da uno sguaiato Festival di Sanremo.

 

MASSIMO GIANNINI

il nuovo leader di Ballarò, quando scriveva per Repubblica era un giudice spietato della politica nazionale. Ha voluto traslocare nell’unico media che conti, la televisione, ma si è ridotto a un dilettante che balbetta. Gli ascolti sono raso terra. All’incirca quelli di Giovanni Floris su La7. Stare a sinistra porta male.

 

MICHELE SANTORO MARCO TRAVAGLIOMICHELE SANTORO MARCO TRAVAGLIO

Lo conferma anche il tonfo di MICHELE SANTORO e del suo tetro Servizio pubblico. Un tempo veniva considerato il leader nascosto del progressismo italico. Aveva più seguaci dei politici rossi. Oggi don Mike ha 63 anni. Il suo socio, Marco Travaglio, ne ha tredici meno di lui. E prima o poi gli farà le scarpe. Per farla corta, siamo di fronte a una distesa di rovine assai più ampia di quella descritta qui.

 

Che cosa resta alla sinistra italiana? Un doppio leader, del partito e del governo: Matteo Renzi, alieno multiforme difficile da definire. Due vice segretari del partito, dei quali uno solo rimane nella memoria del Bestiario: la Debora Serracchiani, una Petronilla con il mattarello.

SABINA GUZZANTISABINA GUZZANTI

 

E infine SABINA GUZZANTI, una signorina che ha fatto la gaffe della sua giovane vita: la cartolina di solidarietà a due capi di Cosa nostra, Totò Riina e Leoluca Bagarella. Fuorisacco rimane soltanto Romano Prodi. Di lui mi fido. Lo stimo e mi è sempre piaciuto. Lui sarebbe l’uomo giusto per entrare al Quirinale quando Giorgio Napolitano, un altro galantuomo, deciderà di andarsene a casa. Ma scommetto che la sinistra, morto che cammina, ci manderà una mezza tacca

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…