“HO SCRITTO UN DISCO SULL'AMORE, MA FRANCESCA PASCALE NON C’ENTRA” – PAOLA TURCI PARLA DELLA SUA EX MOGLIE: “IL TAGLIO È STATO TALMENTE NETTO CHE QUASI SEMBRA QUALCOSA CHE HO SOGNATO E NON HO VISSUTO REALMENTE. QUANDO HO SCRITTO IL DISCO ERO EBBRA DI FELICITÀ NELL’ESSERE TORNATA A CASA MIA, CON QUELLA SENSAZIONE DI LIBERTÀ CHE MI HA FATTO USCIRE LE CANZONI SENZA CHE LE CERCASSI” – “VANNACCI? SONO INCREDULA, PIÙ CHE PREOCCUPATA. ADESSO È IL NEMICO DA SCONFIGGERE, PURE PER LA DESTRA” – E SU SANREMO… - VIDEO
Barbara Visintin per corriere.it - Estratti
Un disco di domande. Paola Turci, fresca di Premio Tenco alla carriera, torna dopo sette anni con «Amore a dismisura», un album «scritto di getto» (lo presenterà live il 29 novembre a Milano e il 3 dicembre a Roma) in cui confluiscono tanti interrogativi, ammissioni di fragilità, errori reiterati, ma anche l’energia di una ripartenza.
Sono tanti sette anni senza un album.
«Tantissimi, ma non me lo sono chiesto. Semplicemente non potevo fare diversamente. Ho cominciato a scrivere questo disco nel 2024, ma prima, nel 2022, avevo lavorato a un album intero, che poi ho lasciato lì, perché non mi assomigliava. Niente è stato buttato di quell’esperienza. Ma tornando da sola, felice di tornare a vivere nella mia città e nella mia casa a Roma, mi sono chiusa in un residence, ho cominciato a scrivere ed è venuto fuori questo».
In questo disco si riconosce?
«Sì, mi assomiglia moltissimo. Lo trovo un disco pop, chiaro e diretto, ma non si accosta assolutamente all’idea di radiofonicità o sanremesità. Vedo un’accezione moderna, forse rivoluzionaria, nel fare un disco suonato, perché oggi non c’è più niente di suonato».
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Quindi non manderà una canzone a Sanremo?
«A oggi non ne ho una, ma vedremo: ho scritto altro, da sola, con Lamante, con Motta. Non lo so».
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Recupereremo la dimensione della musica suonata?
«Posso soltanto augurarmelo, anche per non sovraccaricare le canzoni con i soliti campioni. Siamo circondati da ritmiche che si assomigliano quasi tutte e distinguersi sarebbe una forma d’arte».
Ci sono giovani che lo stanno facendo?
«Sì e sono donne: penso a Lamante, appunto, con cui ho scritto una canzone che non è nel disco. A Emma Nolde o Giulia Mei».
Quando lei ha iniziato, oltre 40 anni fa, si sentiva in minoranza?
«Mi sentivo proprio sola, non in minoranza. La difficoltà era fare dischi circondata solo ed esclusivamente da uomini che nel lavoro operativo delle donne credevano poco. Sono stata messa da parte per diversi anni, il famoso “pensa a cantare”.
Per fortuna un produttore ha capito la mia smania di scrivere e mi ha ascoltata. Con lui ho scritto “Stato di calma apparente” ed è stato il primo anno in cui ho desiderato davvero andare a Sanremo. Ma ne avevo già fatti altri cinque, un numero che mi pesa, senza che io lo volessi».
Che domande si è posta in questo disco?
«La principale è: che amore è se poi perde il suo senso? Il disco contiene varie forme di amore, ma anche amore che non è più amore, che ha sconfinato. C’è la domanda sull’errore: perché uno fa lo stesso errore? E mi dico che bisogna riuscire a perdonarsi anche i secondi errori. Siamo di una fragilità immensa, quando ci ritroviamo accanto a persone che pensavamo ci venissero in aiuto e invece stanno nel loro mondo ti chiedi “ma è amore”?»
Quanto c’è nei brani della fine del suo matrimonio con Francesca Pascale?
«Quando ho scritto non me lo sono chiesto e ci sono brani, come “Manchi”, che non hanno assolutamente a che fare con quella storia né con la precedente, dato che vengo da due matrimoni. La mia migliore amica, che mi conosce molto bene, l’ha capito subito. Persone più distanti, invece, hanno sentito quel brano proprio nel momento di battibecchi non miei, certamente suoi, di sue reazioni pubbliche un po’ forti e spietate, e mi hanno detto “che brava che nonostante tutto riesci a scrivere una canzone d’amore per lei”. Ho risposto “lei chi? Non c’entra proprio”».
E nel resto del disco?
«Sicuramente qualcosa ci è andato dentro, penso a “Lo stesso errore” o “Amore a dismisura”, ma il fatto è che non sono più in quella dimensione lì. Il taglio è stato talmente netto che quasi sembra qualcosa che ho sognato e non ho vissuto realmente. Quando ho scritto il disco ero ebbra di felicità nell’essere tornata a casa mia, con quella sensazione di libertà che mi ha fatto uscire le canzoni senza che le cercassi».
«Miss» parla di un femminicidio.
«L’ha scritta Francesco Bianconi, è l’unico brano che io interpreto e basta. Una descrizione così lucida solo un uomo poteva farla. Io ho provato a scrivere di quel tema, ma viene fuori rabbia esplosiva, dispiacere, rancore per quella mattanza. I femminicidi sono all’ordine del giorno e lo vedo lavorando attivamente con la fondazione Una nessuna centomila. Un progetto che è una grande comunità, in cui crediamo tantissimo, così come il pubblico. I biglietti per il concertone vanno sold out ancor prima che si scopra il cast».
In «Gesù di Michelangelo» una poesia in arabo rimanda alla Palestina.
«Penso alle persone a cui viene strappata una terra, che vivono nell’assoluta povertà e nello sradicamento. Sono andata a novembre in Palestina, anche se non a Gaza. Certe cose non le vediamo nemmeno, non ci immedesimiamo».
Gli artisti hanno paura di schierarsi o il caso Ed Sheeran ha mostrato che è necessario farlo?
«Sheeran ha capito dopo che non schierarsi vuol dire schierarsi lo stesso. Ognuno è libero di agire secondo quello che prova e sente. E anche in base a chi lo circonda, forse. Io mi ritrovo a manifestare e scendere in piazza con tante persone e sono momenti importantissimi della mia vita, che in qualche modo mi definiscono».
francesca pascale paola turci foto di bacco
Quest’anno è anche stata ospite al Pride di Milano.
«Ma ci vado da sempre, ho suonato tantissime volte al Gay Village. Adesso è più eclatante, quando un artista va al Pride è come se venisse glorificato e va benissimo. Ma ci sono stati molti altri step».
In tema di diritti la preoccupa la popolarità di Vannacci?
«Sono incredula, più che preoccupata. Mi dico “non può essere vero”. Adesso è il nemico da sconfiggere, pure per la destra. Non so se ignorare le persone fuori dalla realtà sia meglio o peggio. Ma non si può ignorare la quantità di persone che gli va dietro e condivide quelle sue idee. Probabilmente c’era da aspettarselo, non è l’Italia, è il mondo che sta andando verso quella direzione. Vedremo le politiche dell’anno prossimo. Ma aspettiamole lavorando, facendoci sentire».
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francesca pascale e paola turci funerali di michela murgia
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