PARIS, O CARA (FAMOSA PER ESSERE FAMOSA) - PARIS HILTON A SUO MODO HA INVENTATO UN GENERE: È STATA LA PRIMA A VENDERE IL NON-TALENTO COME MERCE, A FAR DELLA CELEBRITÀ INSENSATA MONETA SONANTE - DALLA TV ALLA MODA, PASSANDO PER IL CINEMA, PER UN PORNO AMATORIALE - ORA SE NE ESCE CON UN’ALTRA DELLE SUE: “I GAY MASCHI SONO LA GENTE PIÙ ARRAPATA DEL MONDO E UN SACCO DI LORO HANNO L’AIDS”...

Paola Jacobbi per "Vanity Fair"

Ero in pensiero da un po', mi domandavo che fine avesse fatto Paris Hilton. Finché un giorno si è tornato a parlare di lei. Un tassista di New York ha registrato una sua conversazione con un'amica in cui, commentando Grindr, applicazione per cellulari che localizza e mette in contatto gay in cerca di sesso occasionale, Paris esprimeva il suo alato parere più o meno così: «I gay maschi sono la gente più arrapata del mondo e un sacco di loro hanno l'Aids. Cioè, io avrei una paura pazzesca, se fossi un maschio gay. Paura di morire di Aids».

La comunità omosessuale è insorta, ovvio. Come? Tu quoque, tu che sei abbastanza baraccona da essere una delle molto amate e riconosciute icone gay, ci insulti così? Paris si è scusata («le mie parole sono state fraintese» e bla bla bla), il che non ha fermato la ritorsione da parte del canale televisivo digitale Logo Tv dedicato a tematiche gay: la prevista messa in onda del documentario Paris Hilton, Inc è stata cassata dal palinsesto.
Immagino la reazione di Paris. Spallucce, broncio e poi, avanti con lo spettacolo. Avrà fatto l'abitudine a essere detestata, indicata come il Male Assoluto, il Nulla Cosmico, la Stupidera elevata a business.

È più di un decennio che non le si dice altro. C'è stato un momento, nella prima metà degli anni Zero, in cui era detestata dai benpensanti dello showbiz quasi più di George W. Bush. E, appena l'Occidente si è stufato di disprezzarla, Paris ha fatto come tutti: si è buttata sui mercati emergenti. Per esempio, nell'ultimo anno ha debuttato come dj a Rio de Janeiro, presentato una sua nuova linea di occhiali a Shanghai, partecipato come guest star nel video di un cantante in Corea. Continua, inoltre, a essere testimonial di singolari prodotti di nicchia, per esempio un vino frizzante in lattina color oro a nome Rich Secco che si vende in Germania. Aggiungo che il claim pubblicitario usa la famosa frase «That's Hot!», frase che Paris ha depositato come sua esclusiva proprietà intellettuale.

Nel frattempo, l'astutissima regista Sofia Coppola, sempre molto sensibile allo spirito del tempo, avrebbe arruolato Paris nel cast di The Bling Ring, che uscirà nel 2013. Il film racconta la storia (vera) di una gang di ragazzini di Los Angeles ossessionati dalla vita delle celebrity che, tra il 2008 e il 2009, organizzarono rapine nelle case di alcuni personaggi. La principale vittima dei furti fu proprio lei, la svaporata ereditiera di Conrad Hilton, ex fattorino d'albergo diventato miliardario, epitome del Sogno Americano.

Un Sogno che Paris ha riscritto a modo suo. A vent'anni era solo una ragazza schifosamente ricca a cui la ricchezza non bastava. Voleva essere famosa. Famosa per essere famosa. Ci è riuscita, ha praticamente inventato uno stile di vita, portando la connivenza con i media a livelli mai raggiunti prima.

Non si è e non ci ha risparmiato nulla: musica (ha inciso un disco, ne sta per uscire un altro), cinema (debuttò nel ruolo di se stessa in Zoolander, film epocale e non sto scherzando, del 2001), televisione, moda, tutto quanto fa spettacolo ma soprattutto fa notizia. È riuscita anche a lanciare una linea di abbigliamento e accessori per cani e «scrivere» un libro delle memorie del suo adorato cagnolino, Tinkerbell, facendo molto per la causa dell'ingresso dei chihuahua a Hollywood. Vi pare che senza la fama di Tinkerbell, la Disney avrebbe girato ben tre film (Beverly Hills Chihuahua 1, 2 e 3) sulle simpatiche bestiole?

Il primo reality cui Paris abbia partecipato, The Simple Life, che metteva in scena lei e l'amica Nicole Richie costrette a vivere in campagna, è il padre di molta tivù venuta dopo, delle varie Real Housewives d'America e ovviamente delle sorelle Kardashian, fenomeno che sembra essersi sostituito a Paris nel ruolo di bersaglio degli indignados contro l'assenza di cultura e la morte dei valori.

Con licenza parlando, Paris sta alle Kardashian come Madonna sta a Lady Gaga. È stata lei la prima. La prima a vendere il non-talento come merce, a far della celebrità insensata moneta sonante. A esasperarci con il suo reality più riuscito: la sua vita fatta di fidanzamenti, scandali più o meno costruiti. La prima a usare (e indirettamente denunciare) Internet come amplificatore di pseudo-realtà.

Nel novembre 2003, come si ricorderà, apparve online 1 Night In Paris, ovvero un video porno in cui la nostra incrociava le carni con l'allora fidanzato Rick Salomon. Avvenne poco prima della messa in onda di The Simple Life. Coincidenza? Paris si è sempre definita vittima inconsapevole di Rick. Ne ha riparlato un anno fa in un'intervista a Piers Morgan alla Cnn, dicendo: «È la cosa più umiliante che mi sia mai capitata, ha cambiato la mia vita, non potrò mai cancellarlo e mi domando come potrò mai spiegarlo, in futuro, ai miei figli». Intanto, però, da quello scandalo e dal contenzioso legale con Salomon, Paris ha portato a casa 400 mila dollari di risarcimento che sarebbero poi stati destinati in beneficenza. Non solo: sta di fatto che anche l'ignominioso 1 Night In Paris (ancora acquistabile su siti porno) è stato il prototipo di un genere. Anche Belén, per dire, è venuta dopo, molto dopo.

Di Paris Hilton ci pare di sapere tutto, ma non sappiamo niente. Fermata più volte per guida in stato di ubriachezza, detenzione di droghe e violazione degli arresti domiciliari, la sua vita privata resta un mistero. D'accordo: si droga, beve, cambia fidanzati di continuo. Ma perché? Disperata o annoiata? O forse è solo scema?
Le recenti dichiarazioni sui gay arrapati non depongono a favore della sua intelligenza, a meno che si scopra che siano state studiate per finire sui giornali (e poi rifinirci, con la smentita immediata) perché, in quel caso, Paris sarebbe terribilmente disperata.

Certamente, tutto dimostra che la sua stella si sta appannando. Del resto, non sono più tempi da ereditiere in jet privato. La festa è finita e il Nulla è difficile da piazzare su mercati già parecchio stagnanti. Quante altre bibite in lattina dorata, quante altre linee di borsette con gli strass, può ancora tenere a battesimo Paris Hilton? Quanta irritazione è ancora in grado di scatenare?

Il ciclo è concluso, detestare (o adorare) Paris Hilton è uno sport passato di moda.
Eppure, fino al 2007, bastava il suo nome per far salire il sangue alla testa dei commentatori. È nota la vicenda della conduttrice televisiva Mika Brzezinski che, in diretta sulla rete Msnbc, si rifiutò di dare lettura dell'ennesima notizia riguardante Paris Hilton. Prese il foglio e cercò di dargli fuoco.

Spiace dirlo, cara Mika Brzezinski, ma il destino di Paris non è stato influenzato dalle persone come lei, da chi la considerava simbolo dell'abisso della decadenza dell'Occidente. Il destino (la fine, probabilmente) di Paris lo stanno decidendo gli stessi che un giorno la amavano e che oggi le voltano le spalle. La noia è ben più forte dell'indignazione.

 

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