il signore degli anelli gli anelli del potere

“CI È STATO AFFIDATO UN COMPITO IMMANE COME QUELLO AFFIDATO AGLI HOBBIT” – PATRICK MCKAY E JD PAYNE, I DUE REGISTI DI “GLI ANELLI DEL POTERE”, LA NUOVA SERIE AMAZON AMBIENTATA NELLA TERRA DI MEZZO, PRIMA DELLE VICENDE DEL "SIGNORE DEGLI ANELLI" – IL TRAILER USCITO DURANTE IL SUPERBOWL HA GIÀ SCATENATO LE POLEMICHE DI ALCUNI FAN PIÙ ACCANITI, TRA CHI TEME UNA COPIA DI “GAME OF THRONES” E CHI HA CRITICATO IL CASTING DI ATTORI DI COLORE: “CI È SEMBRATO NATURALE CHE UN ADATTAMENTO DEL LAVORO DI TOLKIEN RIFLETTESSE L'ASPETTO REALE DEL MONDO…” - VIDEO

Andrea Carugati per "la Stampa"

 

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Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, l'uomo più ricco al mondo, ha tante passioni. I viaggi spaziali, per esempio, ma ce n'è una meno nota. Quella quasi maniacale per Il Signore degli Anelli, la saga letteraria di J.R Tolkien, scritta a metà del secolo scorso e diventata una trilogia cinematografica capace di vincere ben 17 Oscar e di incassare quasi tre miliardi di dollari. 

jd payne patrick mckay

 

Ora, a vent' anni dall'arrivo in sala dei film di Peter Jackson, Bezos ha deciso di riportare il mondo di Tolkien sullo schermo, con un investimento superiore al miliardo di dollari per una serie che segnerà uno spartiacque per tutto il mondo dello streaming. Sarà infatti la più costosa ed elaborata mai realizzata e durerà oltre cinquanta ore. 

 

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La storia si svolgerà nella seconda Era della Terra di Mezzo, quella che precede le vicende che hanno visto protagonisti Frodo e Bilbo, un'era figlia di un conflitto tra le forze del bene e del male, dove verranno forgiati i famosi anelli. «Anelli per gli elfi, anelli per i nani, anelli per gli uomini, e poi l'unico anello che Sauron usava per ingannarli tutti. È la storia della creazione di tutti quei poteri, da dove vengono e cosa hanno causato per ciascuna di quelle razze», spiega Patrick McKay a cui, assieme all'amico JD Payne, è stata affidata la responsabilità di creare e dirigere la serie. 

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In pratica, almeno ufficialmente, due esordienti: «Siamo due outsider, ma Amazon ha parlato con tutti, chiunque avesse qualche idea per Il Signore degli Anelli. Noi siamo veri appassionati e abbiamo immaginato una versione della storia molto vicina a quella che avevano in mente, così, sorprendentemente, hanno scelto noi». «Ci sentivamo degli hobbit - ha precisato Payne -. Due persone molto piccole in un mondo molto grande. Ci è stato affidato un compito immane come quella affidato agli Hobbit». 

 

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La serie, suddivisa in cinque capitoli, si basa sulle Appendici della trilogia degli Anelli, in cui Tolkien descrive il passato della Terra di Mezzo con grande meticolosità, dettagliandone i linguaggi, la mitologia, le culture, le dinamiche famigliari e portando in vita i miti che nei film di Peter Jackson accompagnano i protagonisti nel loro viaggio verso la distruzione dell'anello. 

 

Un testo di cui Amazon Prime Video si è garantito i diritti senza badare a spese, battendo all'asta sia Netflix sia Hbo, per 250 milioni di dollari. Una missione così Amazon non poteva interamente affidarla a due esordienti. Di qui la necessità di affiancarli al co-produttore esecutivo del Trono di Spade, Bryan Cogman e al regista di Jurassic World, J.A. Bayona, che ha diretto i primi episodi. 

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«Fin dall'inizio, mi sono fidato di questi ragazzi e loro si sono fidati di me - dice Bayona -. Sapevo cosa stavano passando e loro sapevano cosa stavo passando io, perché è difficile immaginare di tornare in un mondo così amato dopo quanto fatto da Peter Jackson. Eravamo molto consapevoli delle enormi aspettative, ci siamo messi al servizio dei fan». Per ora a parlare sono gli stessi fan della saga che hanno reagito in massa - con giudizi variabili - al piccolo trailer che è stato lanciato nell'intervallo del Super Bowl, lo spazio pubblicitario più costoso e importante al mondo. 

 

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I timori degli appassionati sono molteplici, uno su tutti quello che la serie ricalchi troppo le atmosfere violente del Trono di Spade. «Non sarà così - hanno rassicurato gli autori -. Abbiamo voluto fare uno spettacolo per tutti, anche per i bambini. Questo è materiale che a volte fa paura, a volte è molto intenso, a volte piuttosto politico, a volte sofisticato, ma alla fine anche commovente, rassicurante e ottimista. Si tratta di raccontare l'amicizia e la fratellanza».

 

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Un'altra preoccupazione di molti amanti della saga deriva dalla composizione del cast, multietnica e inclusiva. Sarà la prima volta per un elfo di colore e non solo. «Ci è sembrato naturale che un adattamento del lavoro di Tolkien riflettesse l'aspetto reale del mondo - ha affermato Lindsey Weber, produttrice esecutiva della serie -. Tolkien è per tutti. Le sue storie parlano delle sue razze immaginarie che fanno del loro meglio quando lasciano l'isolamento delle proprie culture e si uniscono. Il suo è sempre stato un messaggio di unità». -

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