“ODIO SONIA BRUGANELLI DA QUANDO LA CONOSCO. BONOLIS HA LA SINDROME DI STOCCOLMA” – AL FESTIVAL DELLA TV, "L'URAGANO" LUCIO PRESTA TORNA A SPARGERE PAROLE AL FIELE CONTRO L’EX MOGLIE DEL CONDUTTORE (“LA PRESUNTA STORIA CON LA MOGLIE? CI SIAMO GUARDATI IN FACCIA CON PAOLO E SAPEVAMO ENTRAMBI CHE NON ERA VERO”) E DETTA LE CONDIZIONI PER LA PACE CON “BANALIS”: “NON ESSERE PIÙ TENUTO A FREQUENTARE LA BRUGANELLI. È COSÌ COMPLICATO?” POI “BRUCIO” SGANCIA UN SILURO ANCHE CONTRO AMADEUS (E LA SUA GIOVANNA CIVITILLO): "IL PROBLEMA DEGLI ARTISTI È QUANDO SI SPOSA LA MOGLIE SBAGLIATA” – A BELEN DISSI DI SCEGLIERE TRA ME E CORONA. LEI SCELSE L'AMORE. LA FARFALLINA SULLO SPACCO? UN'IDEA DI CORONA” – “PASSI INDIETRO? UN CAZZO. IO SONO SALESIANO. PRIMA MI VENDICO E POI PERDONO” – LE SCUSE A PAOLA PEREGO
Elisa Forte per “la Stampa” - Estratti
paolo bonolis lucio presta (2) foto di bacco
A Dogliani, al Festival della Tv, sotto il sole che picchia come a luglio, Lucio Presta detta a Giovanni Minoli l'unica condizione per tornare amico di Bonolis.
Nel mezzo, il libro L'uragano. Sole, fulmini e saette (Piemme) e i conti in sospeso. I guadagni e il «suo» 12 per cento. Davanti al maestro del faccia a faccia, il manager di Benigni, Zalone, Perego, Clerici e Berlinguer apre il libro mastro della sua vita: rancori, scuse in ritardo, la fragilità degli artisti «straordinari ma fragilissimi», le mogli «sbagliate» – di Bonolis e Amadeus –, i direttori generali bocciati e promossi («devo tutto a Maffucci»), la Rai che «non comanda più».
(…) In quarta di copertina Presta ha scritto: «Sono diventato l'agente dello spettacolo più importante d'Italia». «Ma davvero lo pensi?». «Non l'ho scritto io».
sonia bruganelli pier silvio berlusconi lucio presta 1
Risata in piazza. Poi la stoccata del conduttore: «Però non hai detto no».
Il titolo, racconta, glielo regalò Roberto Benigni: per i cinquant'anni gli scrisse una quartina: «Da Cosenza è partito l'uragano». Calzava: «Io sono una giornata di sole, ma potrebbe scatenarsi la tempesta più potente se mi pestano i piedi» . Presuntuoso? «Come tutti i calabresi».
Confessa il difetto peggiore: «Permaloso come pochi al mondo». La qualità di cui va fiero è l'onestà, «per cui mi faccio ammazzare». Sotto, ferite: la madre morta nel parto, l'infanzia col nonno, tre anni di inchiesta giudiziaria «per una cosa che non avevo mai fatto». Il padre, «grande avvocato del Novecento», gli ricordava che «nella vita ci sono due cose irrimediabili: fare un figlio che non vuoi e avere a che fare con la giustizia umana».
Il capitolo più doloroso è Bonolis. La presunta storia con la moglie? «Ci siamo guardati in faccia e sapevamo entrambi che non era vero. L'ho sempre detto a Paolo: la differenza tra me e te è che tu la ami, io la odio da quando la conosco». Per Presta solo «l'ennesimo colpo di scena per farci del male e allontanarci».
La gelosia, dice, è «pura, professionale». E su invito di Minoli completa la frase di «Caro Paolo» e la consegna intera: una pace è possibile ma detta la sua condizione: «Io non sono più tenuto a frequentare tua moglie». «È così complicato?». «Sì, perché lui ha la sindrome di Stoccolma».
Resta l'affetto: «Manca l'amico». È il padrino di sua figlia, «ma non basta».
Quanto hanno fatturato negli anni assieme, non lo dice in cifra ma con orgoglio sottolinea: «È il bilancio di una cittadina medio grande». La percentuale, invece, la concede: «Io prendo il 12 per cento».
Ancora le mogli. Anche su Amadeus: «Quando si sposa la moglie sbagliata», aggiunge. «È sempre colpa delle donne», nota Minoli. «Purtroppo sì perché mogli o mariti vicino agli artisti possono essere una grande fortuna o una grande tragedia».
Stessa partita con Belen: una notte la chiamò e le pose l'aut-aut, «Devi scegliere: o me oppure Corona». Lei scelse l'amore. La farfallina sullo spacco? «Un'idea di Corona». Oggi le vuole «un bene dell'anima. Se lei volesse, sarei pronto domani, ma prima deve ritrovare se stessa».
Sul perdono non recita il mansueto: «Io sono salesiano: prima mi vendico e poi perdono». Casi di clemenza? «Non me ne viene uno». E i passi indietro, che ammette di non saper fare? «Passi indietro un cazzo».
Le pagine di Cosenza: la candidatura a sindaco mai arrivata. Si ritirò, dice, perché i figli «un genitore lo volevano. Un dispiacere. Ma il dolore vero è non aver conosciuto mia madre e aver perso la madre dei miei figli. Quello è il dolore». La scusa più importante la fa lì, in diretta: a Paola Perego, per non aver fatto «abbastanza» quando le chiusero il programma; e a Minoli, l'unico – dice – ad averla difesa pubblicamente. «Arrivano in ritardo le mie scuse, ma arrivano».
libro di lucio presta
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LUCIO PRESTA - L URAGANO
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